I nuovi autovelox italiani, un liberi tutti anche per i ticinesi?

Gli autovelox italiani da oltre 10.000 sono diventati 3.150, una notizia buona ma da asteriscare. Qualche multa, anche ingiusta, in meno vale il rischio di trovarsi circondati da Verstappen dei poveri? Comunque sia, dopo 34 anni di vuoto normativo l'Italia ha scritto le regole per omologare i misuratori di velocità con lo scopo evitare i milioni di contenziosi riguardanti multe e sanzioni che sono l’incubo di qualsiasi tribunale e che, è bene dirlo subito, non saranno cancellati. Le multe prese in passato «grazie» a un autovelox italiano rimangono, ma si spera che quelle future siano corrette e a prova di ogni ricorso. La vita per gli automobilisti non soltanto ticinesi potrebbe quindi cambiare in meglio.
Trentaquattro anni dopo
Chi percorre regolarmente l'A9 tra Lainate e Chiasso, magari per raggiungere Malpensa o scendere a Milano per un concerto, da qualche giorno guida in un’Italia che ha cambiato le regole sugli autovelox, ma non nel senso sperato da molti automobilisti. Per essere chiari: non è diventato tutto permesso. I limiti di velocità restano identici a prima. È cambiato, però, chi ha il diritto di fare la multa. Per capire cosa sia successo davvero bisogna tornare al 1992, anno di nascita del Nuovo Codice della Strada. Il suo articolo 142 stabiliva, fin da subito, che la velocità dei veicoli potesse essere rilevata solo con apparecchiature debitamente omologate. Il problema è che il decreto attuativo, quello che avrebbe dovuto dire come omologare un autovelox, non è mai arrivato. Per oltre tre decenni il Ministero delle Infrastrutture si è limitato ad approvare i modelli, una procedura più leggera e meno garantista, equiparando l’approvazione all’omologazione. Una scorciatoia amministrativa comoda, tollerata per anni nelle aule di giustizia, fino a quando la Corte di Cassazione non ha deciso di mettere fine all'equivoco. Poi nella testa delle persone normali l’approvazione è uguale all’omologazione, ma è un altro discorso.
Matteo Salvini
Senza inerpicarci in disquisizioni giuridiche da bar veniamo a cosa è successo in concreto. Migliaia di autovelox utilizzati in tutta Italia, dai fissi sulle statali ai tutor autostradali che calcolano la velocità media, si sono trovati, da un giorno all'altro, privi del requisito di legge che ne rendeva legittimo l'uso sanzionatorio. È quindi esplosa una vera e propria lotteria dei ricorsi: alcune prefetture hanno continuato a respingere le opposizioni, mentre parecchi giudici di pace hanno iniziato ad annullare in serie i verbali, generando per i comuni perdite di introiti significative e, per gli automobilisti, la sensazione, non del tutto infondata, che le multe da autovelox fossero diventate, in molti casi, carta straccia da contestare quasi meccanicamente. È in questo contesto che il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato lo scorso 9 giugno il decreto che disciplina le caratteristiche tecniche, le procedure di omologazione, la taratura e i controlli periodici di funzionalità dei misuratori di velocità. Il provvedimento è entrato in vigore alla mezzanotte tra l'11 e il 12 luglio, proprio nel pieno dell'esodo estivo.
Numeri e furbetti
Il primo dato che ha fatto notizia è quello del censimento. Il ministero, avviando per la prima volta una mappatura degli strumenti realmente attivi sul territorio nazionale, ha contato 4.060 dispositivi certificati, cifra ben inferiore rispetto alla stima più realistica di 10.000 -12.000 apparecchi che per anni era circolata come riferimento informale del settore. Perché questa differenza? Perché molti comuni italiani gestiscono le multe per eccesso di velocità come se fossero un’imposta locale, in maniera quasi anarchica, da Medioevo, sfuggendo a qualsiasi censimento centralizzato. Di questi 4.060 censiti, secondo i dati ministeriali aggiornati al 10 luglio, circa 3.150 risultano automaticamente considerati omologati perché modelli già approvati dopo l'agosto 2017 e ritenuti conformi ai nuovi requisiti tecnici senza bisogno di ulteriori verifiche. Gli altri sono stati spenti dalla mezzanotte del 12 luglio, in attesa di completare l'iter di omologazione vera e propria. Se il taglio reale degli autovelox è di oltre il 70%, visto che i comuni «furbi» hanno meno possibilità di farla franca, quello ufficiale è quindi di circa il 25. Il criterio di selezione, va sottolineato, non è tecnico ma amministrativo: non vengono spenti gli autovelox difettosi o poco affidabili, bensì quelli di vecchia generazione, approvati tra il 2004 e il maggio 2017. Un apparecchio spento oggi potrà tornare regolarmente in funzione non appena il produttore o l'ente titolare completerà la procedura di omologazione, integrando entro sei mesi la documentazione tecnica richiesta.
E quelli dell'A9?
Il nodo più delicato riguarda la rete autostradale, dove il sistema Tutor, quello che misura la velocità media su un intero tratto, e non in un punto preciso come l'autovelox classico, rischia lo spegnimento su almeno 83 tratte distribuite lungo alcune delle arterie più trafficate del paese: A1, A4, A13, A14, A16. Per chi guida abitualmente sull'A9 Lainate-Como-Chiasso, arteria che collega direttamente il Ticino alla Lombardia e a Milano, la notizia rilevante è che Autostrade per l'Italia ha già avviato dal marzo 2025 la sostituzione dei vecchi impianti con i nuovi Tutor 3.0, conformi ai requisiti del decreto: un elemento che dovrebbe limitare, almeno su questa direttrice specifica, le conseguenze più dirompenti dello spegnimento di massa registrato altrove. Restano comunque attivi, secondo il calendario settimanale della Polizia Stradale, controlli mobili programmati proprio sull'A9, segno che l'attenzione sulla velocità in quel corridoio non è affatto diminuita. In altre parole, già da un anno le multe su questa autostrada sono credibili e a prova di ricorso, inutile perdere tempo.
I limiti
Domanda senza girarci intorno: in Italia è diventato più facile superare i limiti senza conseguenze? Da un lato è vero che nell'immediato circa un quarto del parco censito non può più produrre multe valide, e che su decine di tratte autostradali i controlli automatici di velocità media sono sospesi. Dove un dispositivo viene spento, tuttavia, il controllo su strada non scompare: la Polizia continua a operare con autovelox mobili, come dimostra il calendario dei controlli pubblicato settimana per settimana proprio sulle direttrici lombarde più frequentate dai ticinesi, dall'A9 all'A7 fino alla Milano-Lodi. Il decreto, va ribadito con chiarezza, non ha efficacia retroattiva: le multe elevate prima del 12 luglio 2026 non vengono automaticamente convalidate né automaticamente annullate, e proseguono secondo le regole e gli orientamenti giurisprudenziali vigenti al momento dell'accertamento. Chi ha una contravvenzione pregressa da contestare deve continuare a farlo con gli strumenti ordinari, ricorso al prefetto entro 60 giorni o al giudice di pace entro 30, senza alcun automatismo a proprio favore né contro.
I consumatori
Le associazioni dei consumatori preparano ricorsi collettivi contro il provvedimento stesso, e c'è chi stima che, prima di questo intervento normativo, fino al 71% degli autovelox italiani potesse considerarsi tecnicamente fuorilegge secondo l'interpretazione più rigorosa della Cassazione. Un dato che dà la misura di quanto profondo fosse il caos. Ci sono in ogni caso novità che meritano attenzione anche da parte di chi non è un giurista o un avvocato di quelli che aizzano i clienti portati alla litigiosità. Ogni dispositivo dovrà essere censito in una banca dati ministeriale, identificabile con un codice univoco consultabile online: chi riceve una multa potrà verificare, sul portale del Ministero, se l'apparecchio che lo ha rilevato risultasse effettivamente omologato e con taratura valida nel giorno dell'infrazione, un diritto di verifica che prima era, nella pratica, molto più difficile da esercitare. Vengono inoltre introdotti obblighi di crittografia e firma digitale per fotografie e dati rilevati, oltre all'obbligo di oscurare i volti degli occupanti nelle riprese frontali, in conformità alla normativa sulla privacy: un aspetto non irrilevante per chi transita quotidianamente per il confine e si ritrova fotografato, magari con passeggeri a bordo, da un sistema di controllo automatizzato. Va da sé che anche con l’oscuramento ci saranno famiglie che si sfasceranno.
Arrivando dal Ticino
Per l'automobilista ticinese la sostanza resta la stessa di sempre: i limiti di velocità in Italia non sono cambiati, 130 km/h in autostrada (150 su alcuni tratti a tre corsie per senso di marcia, se espressamente segnalato), 110 con pioggia, 100 per i neopatentati nel primo triennio, e le multe elevate da un autovelox omologato restano pienamente valide anche per chi guida un veicolo con targa svizzera, con le consuete procedure di notifica transfrontaliera che negli ultimi anni si sono fatte via via più efficienti. La vera differenza, oggi, è che per la prima volta esiste uno strumento pubblico e verificabile, l'elenco ministeriale online, per controllare se il dispositivo che ha generato una sanzione fosse davvero nelle condizioni di legge per farlo. Non è un lasciapassare per accelerare sull'A9 in vista di Chiasso, ma uno strumento di difesa per chi ritiene di aver ricevuto una multa ingiusta.
