Bellinzona

I referendisti alzano la voce: «Ora il Municipio ci ascolti»

Dopo la bocciatura del progetto di valorizzazione della Fortezza, i vincitori alle urne presentano la task force – Martignoni Polti: «Stop ai temporeggiamenti sui punti fermi del verdetto popolare, pronti ad assumere un ruolo operativo»
© CdT/Chiara Zocchetti
Giacomo Butti
16.10.2026 19:38

«Ci aspettiamo un’immediata convocazione da parte del Municipio. Se così non sarà, nei prossimi giorni indirizzeremo all’Esecutivo una missiva formale». A tre settimane dalla bocciatura alle urne del progetto di valorizzazione del patrimonio UNESCO bellinzonese, in città è cambiato poco o nulla. Certo, il naufragio di un prospettato investimento da 19 milioni porta, soprattutto, a conseguenze difficilmente percepibili nell’immediato. Ma a Bellinzona qualcuno si chiede: «Quei cartelli che indirizzano alla ‘Fortezza’ non potevano essere rimossi?». In una conferenza stampa convocata a Casa Marta, i referendisti, guidati da Brenno Martignoni Polti, tornano a farsi sentire annunciando la nascita della «Task force castelli». Un modo per chiedere - appunto - un incontro e la possibilità di assumere un «ruolo operativo» nella definizione del futuro dei manieri, per usare le parole dell’architetta Cristiana Storelli, la quale ha affiancato i referendisti: «Spero che il Municipio ci incontri, affidandoci l’incarico di portare avanti il progetto».

No a un piatto riscaldato

Il voto del 27 settembre, è ormai chiaro, non è bastato per calmare le acque attorno ai castelli. «Non si provi a far passare dalla finestra ciò che non è passato dalla porta. Castelli e non Fortezza, entrata gratuita e niente fondazione. Non ammettiamo temporeggiamenti sui punti fermi acquisiti in verdetto popolare», ha ribadito l’ex sindaco, citando i tre cavalli di battaglia del referendum. La task force - «lungi dall’essere un richiamo al gergo militare, quanto più alla necessità di passare all’azione» - punta a verificare che il progetto non venga semplicemente riproposto. Serve, insomma, una rivoluzione. «Settemila bellinzonesi hanno detto no a questo tipo di proposta, non ai castelli in sé. Noi le idee le abbiamo e siamo pronti a far sì che si realizzino al più presto». A partire dal collegamento meccanizzato con Montebello e Sasso Corbaro, già evocato da Martignoni Polti sulle nostre pagine nel giorno della vittoria alle urne, che in qualsiasi forma (scala mobile, ascensore, mini metrò o funicolare) «rappresenta un progetto cardine, e va concretizzato al più presto, per far tornare a respirare i manieri», ha sottolineato citando uno studio già effettuato un ventennio fa.

Un passo alla volta

Intervenuto, oltre che a titolo personale, anche a nome della sezione UDC, il granconsigliere Tuto Rossi ha evidenziato la necessità di privilegiare interventi circoscritti rispetto a «grandi piani globali». «Il progetto presentato dal Municipio ha richiesto 12 anni di lavoro: tempistiche che non si giustificano, soprattutto considerata la mancanza di concretezza». Un nuovo studio sul collegamento fra i castelli «può essere elaborato nel giro di un anno, e troverebbe il sostegno della popolazione». Un passo alla volta, insomma. È quanto espresso, a nome del Partito comunista, anche da Adam Barbato Shoufani, il quale ha invitato l’Esecutivo a evitare «catastrofismi e ricatti morali che hanno contraddistinto la campagna referendaria, quando si è provato a far credere che in caso di bocciatura qualsiasi possibilità di sviluppo futuro per i castelli sarebbe stata negata». Alcuni interventi, come quello che avrebbe dovuto facilitare l’accesso alle persone con disabilità, dovranno vedere la luce indipendentemente dalla «valorizzazione o meno».

«Iniziativa? Speriamo di no»

La palla, ora, passa al Municipio, con i referendisti che sono tornati a chiedere la rimozione della segnaletica riguardante la Fortezza. Un punto delicato, non essendo la denominazione - di per sé - oggetto del messaggio affossato alle urne. «Siamo pronti a usare ogni strumento per far sì che il verdetto sia rispettato, anche se confidiamo che non si debba far capo a mezzi ‘coercitivi’ come un’iniziativa popolare», risponde Martignoni Polti, da noi interpellato. «Ci faremo trovare pronti: una chiusura del Municipio, in ogni caso, avrebbe un impatto sulla fiducia dei cittadini a poco più di un anno dalle elezioni comunali», ha spiegato Barbato Shoufani, criticando la «crescente tendenza» a modificare le denominazioni di luoghi e siti culturali cittadini (il riferimento è a «Millemonti», marchio recentemente creato dalla Città per la promozione della sponda destra).

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