Il bisogno d’autonomia

l rullo dei tamburi del Corpo dei volontari luganesi a fare da apripista. Subito dietro i rappresentanti della polizia cittadina, il Municipio e i pompieri. Poi le note della Civica filarmonica e i vessilli delle storiche società sportive (e non) con le rispettive rappresentanze. A chiudere il corteo – da piazza della Riforma a Palazzo dei congressi – i City Angels. Si è aperto nel solco della tradizione il 2026 della Città di Lugano. L’appuntamento, immancabile per diverse centinaia di cittadini, è stato quello delle celebrazioni di Capodanno. Nella sala anfiteatrale, sempre seguendo la tradizione, si sono susseguiti momenti di musica e di danza, così come i momenti ufficiali scanditi dai discorsi del sindaco Michele Foletti e dell’ospite: il direttore dell’Ospedale regionale di Lugano Emanuele Dati.
«Autonomia e rispetto»
Il sindaco Michele Foletti, durante il suo intervento, ha parlato di sfide e di obiettivi. Ma, soprattutto, ha voluto – una volta ancora – difendere l’autonomia dell’amministrazione cittadina. «Viviamo in una fase storica segnata da profonde tensioni geopolitiche che stanno ridefinendo gli equilibri di potere a livello globale – ha rammentato –. L’instabilità del contesto internazionale ha ricadute dirette anche a livello locale, accentuando la fragilità delle finanze pubbliche in Ticino». E qui sono entrati in gioco i rapporti tra il Cantone e i Comuni: «La città di Lugano si trova oggi ad affrontare una sfida finanziaria di ampio respiro, dovuta a un aumento strutturale dei costi a favore del cantone e di altri Comuni meno efficienti. Vogliamo accompagnare la Città lungo un percorso di crescita equilibrata e sostenibile rafforzandone l’attrattiva, la solidità finanziaria e la vocazione all’innovazione». Poi, senza tanti giri di parole, la stoccata: «Per fare ciò abbiamo bisogno anche di autonomia e di rispetto. In un Cantone – ha commentato – nel quale una città non può nemmeno più decidere da sola il menu delle mense scolastiche». Da qui l’invito a «un impegno condiviso a tutti i livelli istituzionali» anche perché, ha evidenziato il sindaco, «la perequazione e la ripartizione degli oneri finanziari tra Cantone e Comuni sono scelte che possono dare slancio a un Comune oppure caricarlo di piombo». Lugano – ha rimarcato con forza – «realizza infrastrutture e garantisce servizi che producono benefici ben oltre i confini comunali. Diventa quindi improrogabile avviare una riflessione strutturata e risolutiva sull’entità dei contributi finanziari che oggi la Città è chiamata a versare».
Il Civico: «L’ammiraglia»
Ospite d’onore è stato il direttore dell’Ospedale regionale di Lugano Emanuele Dati. Nel corso del 2025 è stata rilasciata la licenza edilizia per la ristrutturazione e l’ampliamento dell’Ospedale Civico di Lugano. Una struttura, ha commentato Dati, «che resta un punto fermo, non perché sia immobile ma perché cresce e si rafforza con noi». Una presenza fondamentale: si parla infatti di «luoghi che non compaiono nelle cartoline, ma che custodiscono ciò che abbiamo di più prezioso: la nostra vita, la nostra storia, la nostra comunità». Uno di questi luoghi – ha commentato – è l’ospedale regionale di Lugano, il quale non è nato per caso, ma è nato da una visione». Dati ha infatti parlato di un ospedale pubblico che «non è solo un luogo di cura: è un patto tra la Città e chi se ne prende cura; tra la comunità e un’istituzione che c’è sempre». Lugano – ha rammentato il direttore – non sarebbe la stessa senza il suo ospedale pubblico, senza quel presidio che veglia, cura e accoglie. Non sarebbe la stessa senza le donne e gli uomini che ogni giorno, con competenza e dedizione, trasformano la fragilità in speranza. Ma che ogni giorno compiono gesti straordinari: curano ascoltano, accompagnano, decidono». Il Civico – non è stato nascosto – «è il cuore operativo della sanità in Ticino. È la nostra ammiraglia, è la nostra storia, è il nostro patto di cure».
