L'intervista

«Il cambiamento è un'opportunità»

Bellinzona, il nuovo direttore delle Officine FFS Gian-Paolo Lepori parla per la prima volta: «Mi definisco etico, empatico ed autentico nonché aperto al dialogo» - Parole al miele per i collaboratori e per il progetto del nuovo stabilimento
Il nuovo timoniere. © CdT/Chiara Zocchetti
Alan Del Don
13.10.2022 06:00

Aperto al dialogo e con le idee chiare. Nella sua prima intervista da direttore delle Officine FFS di Bellinzona, Gian-Paolo Lepori si confida con il Corriere del Ticino in merito alla sua filosofia di lavoro, al rapporto che intende instaurare con i collaboratori e sulle sfide attuali e, soprattutto, future. Ossia il moderno stabilimento industriale da 580 milioni di franchi che sorgerà a Castione.

Direttore, come sono stati questi primi mesi alla testa delle Officine FFS?

«Questi primi tre mesi sono davvero volati. Ho scoperto una realtà molto interessante e per certi versi inaspettata, con una grande complessità nella struttura delle FFS, molto connessa a livello svizzero e con molte interfacce. Per me si tratta quindi di un grande lavoro di creazione della rete. A Bellinzona ho apprezzato l’apertura e l’orgoglio di mostrare il proprio lavoro, ho visto molta fierezza e competenza nel presentarlo. Questo è un segnale positivo per le sfide che ci attendono».

Si è concentrato di più sui temi da affrontare o a discutere con i collaboratori? Oppure è riuscito a fare entrambe le cose?

«Il piano di introduzione, che non è ancora completato, mi ha coinvolto molto verso l’esterno, per creare la rete di conoscenze. Chiaramente l’operatività non si ferma, il team è indipendente e il lavoro avanza; i temi sul tavolo sono molti e complessi, quindi il tempo da dedicarvi è stato anche in questo caso parecchio. Nelle prossime settimane mi concentrerò soprattutto nel contatto interno e nelle discussioni con i collaboratori. L’ascolto è una parte importante del mio ruolo».

A Bellinzona ho apprezzato l’apertura e l’orgoglio di mostrare il proprio lavoro, ho visto molta fierezza e competenza nel presentarlo. Questo è un segnale positivo per le sfide che ci attendono

Si descriva in 3 aggettivi e attraverso la sua filosofia di lavoro.

«Etico, empatico, autentico; la mia filosofia è “Go, fix it and improve it”, che in italiano sarebbe “Vai, aggiustalo e miglioralo”».

Quanto è importante, per lei, il dialogo con il personale?

Il dialogo con il personale è fondamentale, per questo mi devo ritagliare il tempo per andare in “Gemba” (dal giapponese “dove succedono le cose”) e ascoltare i collaboratori, capire come si sentono e cosa serve loro per lavorare in maniera efficiente e tranquilla così da essere produttivi. Il dialogo mi piace molto e mi permette di trasmettere i valori nei quali credo come sicurezza, trasparenza e collaborazione».

Quale eredità le ha lasciato il suo predecessore, Francesco Giampà (il quale ha finito in agosto), rimasto in carica per quattro anni?

«Sicuramente uno stabilimento con un buono spirito, direttamente coinvolto nel progetto del secolo che per tutta la regione di Bellinzona così come per il Ticino dà serenità in vista del futuro. Ha iniziato un processo di cambiamento che bisognerà continuare, dando chiarezza e concretezza».

Nelle sue precedenti esperienze professionali si è distinto in primis per la gestione dei progetti. Alle Officine il cantiere per antonomasia è quello del nuovo stabilimento industriale che sorgerà dal 2026 a Castione. Che idea si era fatto, dall’esterno? E, ora che è al timone del sito produttivo cittadino, ha già un’idea di come intende affrontare la fase di transizione dall’attuale al moderno impianto?

«La visione esterna era quella di un progetto molto grande, complesso e le aspettative delle FFS, della regione, del Cantone e dei collaboratori sono tante. Visto dall’interno si conferma la complessità; le sfide sono molte ma niente è insormontabile. La fase di transizione è una sfida e allo stesso momento è molto eccitante. Abbiamo l’opportunità di definire i nuovi moderni processi produttivi con il supporto del Kaizen; si parte da un foglio bianco sul quale potremo disegnarli e viverli. Castione avrà l’unicità in Svizzera di racchiudere la manutenzione leggera e pesante sotto lo stesso tetto sviluppando sinergie molto interessanti, importanti per l’ottimizzazione delle manutenzioni e la disponibilità della flotta per tutta l’utenza».

Secondo la Dichiarazione d’intenti sottoscritta fra le parti nel dicembre 2017 le Ferrovie mirano a riqualificare i collaboratori che entreranno in servizio nelle future Officine. Questa fase è già iniziata: quanto durerà e quanti dipendenti riguarderà? Nello specifico di cosa si tratta?

«La fase di trasformazione è iniziata a metà 2020 e coinvolge tutte le collaboratrici e tutti i collaboratori delle Officine e dell’Impianto di servizio. Il processo procede secondo le attese e si concluderà entro il terzo trimestre del 2023. Con l’introduzione di nuovi prodotti e tecnologie l’organizzazione dovrà evolversi e trasformarsi. Il processo attualmente è nella prima fase, nella quale c’è la definizione delle competenze future necessarie per eseguire tutte le manutenzioni delle flotte assegnate. Si tratta di un processo complesso ma necessario per una transizione che garantisca le giuste risorse con le competenze richieste al posto e nel momento giusto».

Purtroppo la crisi si sente dappertutto e nessuno ne è esente. Le Ferrovie stanno lavorando su un piano di risparmio energetico che permetta di ridurre i consumi e di assicurare l’approvvigionamento al fine di garantire la mobilità

L’attuale crisi mondiale, legata alla guerra in Ucraina e alle sue conseguenze anche alle nostre latitudini (pensiamo in primis alla questione dell’approvvigionamento energetico e alla difficoltà a reperire le materie prime), quanto sta influendo sul suo e sul vostro lavoro?

«Purtroppo la crisi si sente dappertutto e nessuno ne è esente. Le Ferrovie stanno lavorando su un piano di risparmio energetico che permetta di ridurre i consumi e di assicurare l’approvvigionamento al fine di garantire la mobilità. Noi, come tutte le aziende produttive, risentiamo della mancanza delle materie prime; i termini di consegna vengono spostati regolarmente, a volte con ritardi di cinque mesi senza garanzia. Al momento tuttavia la situazione è ancora gestibile».

Che anno è stato, il 2022, per le Officine a livello di risultati? Lei non ha la sfera di cristallo ma, ci dica, come vorrebbe che fosse ricordato il suo primo anno alla testa delle Officine FFS?

«I risultati vanno distinti in due categorie: finanziari e tecnologici. Dal punto di vista finanziario il 2022 è stato ancora influenzato dal COVID e dalla guerra in Ucraina. Questo ci sta penalizzando sui costi e sulla disponibilità dei materiali, come detto, ma abbiamo già preso alcune misure per mitigarne gli impatti. A livello tecnologico invece abbiamo avuto dei successi degni di nota, come la ricertificazione ECM (Entity in charge of maintenance) che certifica la qualità del lavoro che facciamo, il completamento di metà della flotta di locomotive della MGB (Matterhorn Gotthard Bahn), una revisione completa per uno dei progetti più complessi mai portato avanti dalle FFS nella metà della tempistica usuale. A fine anno arriverà il prototipo della prima revisione della flotta treni passeggeri Astoro ETR610, poi ci sono la commessa per il risanamento della flotta Flirt SOB (Südostbahn) e, non da ultimo, il miglioramento e la stabilizzazione dei processi sulla flotta HVZ. Il mio primo anno? Un anno che crea consenso, unità e stimola la voglia del nuovo, un anno dove il cambiamento è vissuto come opportunità e sviluppo per il futuro, dove la comunicazione è costruttiva, la collaborazione e l’agilità sono la norma e non l’eccezione».

Sarà lei, a fine dicembre 2026, ad inaugurare l’Officina 2.0 a Castione?

«Il taglio del nastro del nuovo stabilimento sarà un momento storico: mi auguro di poterlo vivere insieme alle mie colleghe e ai miei colleghi e, naturalmente, assieme ai nostri partner del Cantone e della Città di Bellinzona che hanno fortemente creduto in questo progetto».

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