Il cambio di passo degli hotel in città passerà dal quartiere di Loreto

Sarà uno strano caso del destino, ma chi ha deciso di dare una scossa al settore alberghiero cittadino e permettergli di fare il tanto agognato salto a livello internazionale è nato proprio in una camera d’albergo. A Loreto, per la precisione, a pochi passi da dove sorge l’Hotel Delfino, quello che in futuro sarebbe diventato il suo hotel. Federico Haas, presidente di HotellerieSuisse Sottoceneri, ci ha pensato per la prima volta nel 2015: cosa succederebbe se avessi a disposizione un terreno più grande? Una domanda che quattro anni fa, grazie allo studio Mino Caggiula Architects e all’acquisizione di due sedimi vicini proprio all’Hotel Delfino, si è trasformata in un progetto che a giorni (mercoledì 9 settembre la documentazione sarà pubblica) inizierà l’iter per diventare realtà. Parliamo di una proposta alberghiera da circa 140 camere, frutto di imprenditori locali, con una forte componente pubblica, sociale e storica e che ha suscitato l’attenzione di varie catene internazionali.
A beneficio della cittadinanza
Il concetto è quello di creare un nuovo polo di attrazione a Loreto, un quartiere pressoché scevro di servizi e unirli sotto un unico tetto a beneficio anche della cittadinanza. Parliamo, ad esempio, di vari servizi, shop, una piscina aperta al pubblico, una spa su due piani, bar e ristorante. Il fulcro del progetto è la vicina villa storica, la quale verrà resa più visibile e valorizzata grazie a un restauro conservativo (è un bene culturale protetto a livello locale), che diventerà il punto focale per l’accoglienza dei futuri ospiti. «Andremo a valorizzare la storia: ci sarà un dialogo architettonico tra il vecchio e il nuovo, ma anche un dialogo di hotellerie, quella di un tempo e quella contemporanea, dove lo storico edificio verrà adibito a villa alberghiera, che disporrà in futuro di 9 suite», ci spiega Haas. Dietro di essa, infine, si svilupperà il corpo alberghiero. E l’Hotel Delfino, così come l’abbiamo conosciuto fin dalla sua apertura nel 1972, non esisterà più. L’obiettivo, inutile dirlo, oltre a colmare un gap di offerta alberghiera attualmente scoperta a Lugano (non esiste un hotel di caratura internazionale), ma più in generale in Ticino, è anche quello di rispondere alle necessità di un intero quartiere. «Un albergo non deve essere chiuso su sé stesso e unicamente per l’avventore, ma deve anche essere al servizio del cittadino che abita e vive il quartiere».
Un prodotto che manca in città
«Non stiamo facendo una cattedrale nel deserto, ma un progetto non improvvisato che si sviluppa all’interno di un comparto urbano e pianificatorio mirato a supportare lo sviluppo dell’hotellerie cittadina. Parliamo di un percorso progettuale frutto di anni di lavoro con svariati incontri tra commissione urbanistica cittadina e con gli enti cantonali preposti», spiega Mino Caggiula, che anche in questa opera ha dato una forte impronta incentrata sul benessere dell’individuo. «Uno degli aspetti interessanti è il verde, che da parco fruibile sale sulla facciata del complesso alberghiero e abbraccia la montagna. Inoltre, sarà presente anche una parte di circa 400 metri quadrati dedicata alle conferenze, che andrà in appoggio al crescente mondo congressuale di Lugano. Poi, creeremo una sorta di spiaggia urbana con un bar e una piscina aperta al pubblico. Infine, l’ultimo piano del complesso residenziale sarà occupato da un ristorante sempre aperto al pubblico, con annesso rooftop». Una cosa è certa: a Lugano manca questo prodotto. E lo sa bene Haas. «Lugano non ha gruppi internazionali che creano indotto e movimento. Basti pensare che quando una grande catena alberghiera spedisce una newsletter relativa all’apertura di un hotel raggiunge circa 35-40 milioni di persone. Con questo progetto (parliamo di un hotel d’alto standing con servizi aperti alla popolazione a prezzi accessibili), un brand internazionale entrerebbe in un parco immobiliare alberghiero, quello cittadino, costellato da hotel tradizionali. Vogliamo colmare questa mancanza, oltre a offrire quello che ogni città dovrebbe avere».

