Lugano

Hotel in città: è tempo di grandi manovre

Il passaggio dello storico De La Paix dalla famiglia Formenti all’associazione no profit ESMO è solo l’ultimo dei tanti movimenti in città per quanto riguarda le strutture ricettive – Federico Haas: «Gli imprenditori si rimboccano le maniche senza aspettare le calende greche della politica»
© CdT/Chiara Zocchetti

Il parco alberghiero cittadino sta vivendo così tanti cambiamenti ultimamente che a tratti si fa fatica a starci dietro. Alcuni fanno più rumore, come il passaggio di proprietà dello storico Hotel De La Paix, il progetto di conversione in appartamenti dell’Hotel Bellevue oppure il rilancio di Capo San Martino dell’imprenditore Christian Constantin. Altri, invece, avvengono un po’ sottotraccia, come la vendita dell’Hotel Parco Paradiso, la chiusura a fine anno dell’Hotel Nassa oppure i lavori di ristrutturazione all’orizzonte per due presenze granitiche a Lugano, Villa Principe Leopoldo e Villa Sassa. Mutazioni, queste, di un settore che viaggia a due velocità, trainato da imprenditori che modellano l’offerta per stare al passo con i tempi, colgono opportunità in attesa di decisioni politiche e aprono la strada a nuovi scenari. L’esempio lampante che racchiude in parte questo fermento è il recente annuncio della vendita dell’Hotel De La Paix, che passa dalle mani della famiglia Formenti all’associazione no profit European Society for Medical Oncology (ESMO).

C’è chi cambia, vende e investe

La scelta è legata a doppia mandata a un’esigenza strategica di ESMO e, di riflesso, a una precisa richiesta del territorio: avere una struttura che rappresenti una sede per l’organizzazione di congressi, conferenze ed eventi didattici. Una spinta non indifferente per il rilancio del turismo congressuale a Lugano, in attesa di Campo Marzio? Sì, o meglio, è una chiave di lettura che va a braccetto con il discorso di anticipare degli scenari senza rimanere fermi al palo in attesa che si concretizzino. «C’è una sorta di sentimento di sfiducia nel vedere l’iter tortuoso e complicato che sta vivendo il progetto di un nuovo polo congressuale al Campo Marzio e le lungaggini politiche a cui è legato», ci confida il presidente di HotellerieSuisse Sottoceneri, Federico Haas. Ed è per questo che «imprenditori o promotori, oltre a una personale esigenza legata alla propria attività, si rimboccano le maniche e si muovono cogliendo opportunità senza aspettare le calende greche dettate dalla politica. È comunque un discorso ambivalente: da una parte abbiamo un sentimento di sfiducia, dall’altra la Città sta spingendo Lugano come meta congressuale». L’Hotel De La Paix, in ogni caso, riceverà «una rispolverata con una riqualificazione totale della struttura», mantenendo comunque la propria vocazione alberghiera. Haas, però, solleva un interrogativo che sa di possibilità. «Bisognerà vedere se i nuovi proprietari hanno in mente un piano di crescita che interessa il terreno adiacente, attualmente edificabile. Potrebbe entrare in linea di conto un ampliamento della struttura congressuale con un aggiunta di camere?». La domanda rimane aperta.

L’Hotel De La Paix, come anticipato, è solo una delle strutture alberghiere sparse sul territorio cittadino che ha optato per una trasformazione. La vendita dell’Hotel Parco Paradiso e «l’eventuale trasformazione in appartamenti» – puntualizza Haas – è un altro esempio, così come l’Hotel Nassa che chiuderà i battenti a fine anno per essere convertito in alloggi. Il Lido Seegarten rimane invece un grande punto interrogativo per quanto riguarda la continuazione dell’attività alberghiera da parte della famiglia proprietaria. Da mesi infatti si vocifera tra gli addetti ai lavori di una probabile vendita. «Sarà un problema di ricambio generazionale?», altra domanda che rimane aperta. Infine, in tutto questo fermento, ci sono dei capisaldi, delle presenze granitiche in città che sono sempre riuscite a intercettare e interpretare le tendenze in atto nel settore. Strutture che, in breve, incarnano in tutto e per tutto la tradizione: l’Hotel Federale, l’Hotel Splendide Royal, Villa Castagnola, Villa Principe Leopoldo e Villa Sassa. Per queste ultime due strutture, ad esempio, «si aprono tre mesi di lavori di ristrutturazione. È un segnale positivo, perché si va a curare la qualità dell’esistente e significa che stanno performando bene: generano utili che poi vengono reinvestiti». Ecco, su quest’ultimo punto il presidente di HotellerieSuisse Sottoceneri tiene a fare una precisazione. «Il comparto dell’hotellerie non è un affare per la Città perché a livello fiscale non genera grandi gettiti, visto che gli utili vengono sempre investiti nelle strutture ricettive. Tuttavia, crea un grande impatto economico sul territorio». Tradotto: gli albergatori non sono buoni clienti a livello fiscale per Lugano, ma creano indotto. Se si guarda la situazione nel complesso, queste grandi manovre nel settore non rappresentano sempre qualcosa di negativo, anche se per alcuni la percezione è quella. Anzi, il dinamismo può attrarre. Esempio è la nuova catena alberghiera europea, ma attiva a livello globale, che prenderà posto nella Torre Ovest del PSE (i contratti sono già stati firmati) oppure il rilancio di Capo San Martino con il progetto di una struttura alberghiera firmato dall’imprenditore Christian Constantin. Una struttura che «ha dell’iconico e che può aprire una vetrina sul mondo. È un effetto domino che può avere solo effetti benefici e aiuterà la destagionalizzazione, unitamente alla realizzazione del nuovo centro congressuale. Lugano ha il LAC, il PSE e in futuro – convergenze politiche permettendo – il Campo Marzio. La ciliegina finale sarebbe l’aeroporto. Con tutte queste perle inanellate su un bel filo, Lugano diventa il posto giusto».

«Aspettiamo il Cantone, speriamo di non perdere tempo»

Gli spazi lasciati dal pubblico vengono riempiti dai privati. Potrebbe essere questa una delle chiavi di lettura per decifrare il passaggio di proprietà dell’Hotel De La Paix, acquistato dall’associazione ESMO, European Society for Medical Oncology. Un’operazione, come si legge nel comunicato, voluta per «trovare una struttura che potesse rappresentare una sede privilegiata per l’organizzazione dei numerosi congressi, conferenze ed eventi didattici promossi nel corso dell’anno. Infatti, grazie alla sua posizione, alla capacità ricettiva e alla presenza di ampi spazi dedicati a meeting ed eventi, l’Hotel De La Paix offre le caratteristiche necessarie per diventare per ESMO un punto di riferimento stabile».

Tempi ancora lunghi

La stessa associazione organizza a cadenza annuale l’ESMO Conference Lugano, un’importante conferenza scientifica. Il luogo? Palazzo dei Congressi. È quindi possibile che in futuro, una volta riqualificata la storica struttura alberghiera alle porte della città, la conferenza si trasferisca direttamente nell’hotel. Lasciando, appunto, una casella vuota nel settore pubblico. I privati stanno dunque accelerando su Lugano come polo congressuale? Si tratta di una concorrenza diretta, visti i lunghi tempi della politica, come accaduto per Campo Marzio? «Sicuramente il passaggio di proprietà dell’Hotel De La Paix rappresenta una prova di come Lugano sia molto attrattiva per il settore congressuale», sottolinea al Corriere del Ticino Roberto Badaracco, vicesindaco e titolare del dicastero Cultura, Sport ed Eventi. «La Città ha tutti gli elementi giusti per attrarre questo tipo di attività: la sicurezza, le infrastrutture, uno scenario unico, un’alta qualità di vita, condizioni quadro ottimali». Insomma, Badaracco non legge nella compravendita del De La Paix uno scatto di concorrenza del privato verso il pubblico nell’ospitare il cosiddetto turismo congressuale. «Nel suo complesso, portare eventi in città permette a Lugano di guadagnare in visibilità», risponde Badaracco. «Inoltre, gli ospiti soggiorneranno non solo al De La Paix, bensì anche in altre strutture. In generale, quindi, ne beneficeranno altre attività commerciali». Certo è che, come ribadisce il vicesindaco, il passaggio di proprietà dell’hotel «è anche il segnale che Lugano deve giocarsi la carta del centro congressuale in tempi brevi». Della serie: il settore privato non aspetta. Anzi: corre. Ecco perché, secondo il municipale, è necessario spingere su Campo Marzio.

L’orizzonte, però, resta piuttosto lontano. Lo scorso marzo, il Municipio ha approvato la variante di Piano regolatore per il comparto Campo Marzio Nord, trasmettendo l’incarto al Dipartimento del territorio per un preavviso. Insomma, prima degli ulteriori passi politici di Lugano, ora la palla è nelle mani del Cantone. Ma di risposte, anche dopo alcune sollecitazioni, la Città non ne ha ancora ricevute. «Speriamo di non perdere ulteriore tempo», taglia corto Badaracco. «Il preavviso è importante per capire dove andare a parare. Sarebbe bello se il Cantone, per progetti strategici di questo tipo, desse una priorità. In fondo, come attori pubblici, giochiamo tutti dalla stessa parte».

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