Il Campus Est USI-SUPSI «come un parco giochi, tra monopattini, capriole e impennate»

L’articolo sui rifiuti abbandonati nella corte del Campus Est USI-SUPSI ha aperto un confronto che va oltre la pulizia del piazzale dopo il fine settimana. Dopo la pubblicazione del 19 settembre, diversi studenti hanno contattato il Corriere del Ticino per raccontare le difficoltà quotidiane di chi frequenta quegli spazi e chiedere maggiore attenzione a una situazione che, sostengono, è stata segnalata più volte ai servizi universitari senza trovare una soluzione duratura.
«Non si tratta di episodi isolati o occasionali», scrive uno di loro nella corrispondenza messa a nostra disposizione. Alle testimonianze si accompagnano fotografie e video, insieme alle richieste d’intervento inoltrate nel tempo e alle risposte ricevute: materiale che permette di ricostruire un problema che riguarda anche l’accesso agli edifici e la possibilità di studiare e lavorare senza essere disturbati.
Le testimonianze
«Fuori abbiamo dei tavoli che potrebbero essere usati per pranzare, fare una pausa o lavorare, ma sono sporchi e danneggiati. Capita di trovare anche parti delle panchine staccate», racconta una studentessa. «Ogni tanto riescono ad accedere anche all’interno, approfittando di qualcuno che entra o esce dalle porte». Spazi pensati per la vita universitaria che, secondo il suo racconto, diventano luoghi nei quali altri entrano per divertirsi: «Si annoiano e vengono lì perché pensano che sia un parco giochi».
I filmati ricevuti mostrano giovani che corrono negli spazi interni e un monopattino elettrico utilizzato lungo un corridoio; altre riprese documentano panchine rovesciate e impennate fra i tavoli della corte. Sono singoli episodi che gli studenti inseriscono in un problema ricorrente. «Si tratta di persone esterne all’università che disturbano la quiete e l’attività degli studenti urlando, correndo e utilizzando monopattini o mettendo musica ad alto volume», si legge in una delle segnalazioni.
Un problema che si trascina
Già nel novembre 2025 uno studente aveva scritto al decanato della Facoltà di scienze informatiche dell’USI, che aveva inoltrato la comunicazione alla logistica. «Negli ultimi mesi, in diverse serate sia durante la settimana sia nel weekend, i gruppi hanno iniziato ad accedere anche all’interno degli edifici, in particolare al primo piano, occupando corridoi, tavoli e aree destinate allo studio». Alla mail erano allegate fotografie e registrazioni. «Situazioni analoghe si sono ripetute più volte nel corso del semestre, creando disagio e timore tra gli studenti presenti nel campus».
Lo stesso studente è tornato a chiedere un intervento nel settembre scorso, lamentando che le precedenti segnalazioni non avessero portato a cambiamenti sufficienti. «Non sto chiedendo un intervento eccezionale in risposta a un singolo episodio. Sto chiedendo che venga finalmente affrontato un problema strutturale e reiterato di controllo degli accessi, vigilanza, sicurezza e gestione degli spazi».
Fra i punti sollevati figura anche una richiesta contrassegnata come «completata» meno di due ore dopo l’apertura. «Non ho tuttavia ricevuto alcuna spiegazione su cosa fosse stato concretamente fatto, nessun resoconto dell’intervento, nessun piano di gestione del problema», scrive lo studente. Nella risposta, il servizio logistico SUPSI annunciava una verifica sulla gestione della segnalazione, precisando che la dicitura «completata» può riferirsi «alla conclusione dell’attività operativa associata alla singola richiesta e non necessariamente alla definitiva risoluzione di una problematica generale e ricorrente».
La SUPSI: «Trattiamo con assoluta priorità le segnalazioni»
Sulle testimonianze raccolte, sugli accessi agli edifici e sulle possibili misure abbiamo chiesto una nuova presa di posizione alla SUPSI. L’Ufficio stampa richiama anzitutto quanto comunicato per il precedente articolo: «Abbiamo già fornito al suo collega tutte le informazioni e la nostra posizione relative alla situazione al Campus Est. Nel vostro precedente articolo avete interpellato anche la Polizia comunale, ci sembra dunque che il quadro sia stato debitamente presentato all’opinione pubblica».
Quanto alle segnalazioni, la SUPSI assicura: «Trattiamo con assoluta priorità le segnalazioni della nostra comunità, soprattutto quelle relative alla sicurezza e alla qualità dei nostri spazi». Restano inoltre in valutazione ulteriori provvedimenti: «Come già detto, sono al vaglio degli interventi, fra cui la chiusura della corte al di fuori degli orari dei corsi. Qualsiasi ulteriore misura che verrà introdotta per migliorare la situazione nella corte del Campus sarà comunicata alle comunità di SUPSI e USI nelle opportune sedi».
Un incontro a breve
Anche la Polizia comunale di Lugano è stata nuovamente interpellata. Nel primo articolo il comandante Federico Chiesa aveva riferito di quattro richieste d’intervento nell’arco dell’ultimo anno. «Dal 19 settembre 2026 ad oggi non risultano ulteriori segnalazioni né interventi da parte delle nostre pattuglie in relazione alla situazione in oggetto», precisa ora il Comando, aggiungendo però che «il periodo trascorso è tuttavia ancora relativamente breve e non consente, da solo, di formulare valutazioni sull’evoluzione della situazione».
Nei prossimi giorni è previsto un incontro fra il Comando, la Divisione Spazi urbani e la Direzione della SUPSI per fare il punto. «Continuiamo nel frattempo a monitorare il contesto nell’ambito della nostra attività ordinaria, restando attenti a eventuali nuovi elementi che dovessero emergere», assicura la polizia, che richiama l’importanza di comunicare gli episodi mentre sono in corso: «Per poter disporre di un quadro aggiornato e intervenire in modo mirato, è importante che eventuali nuovi episodi vengano segnalati tempestivamente alla Polizia, anche da parte della SUPSI o del suo custode».

