Il «caso Zali» in attesa di comunicazioni da parte della Lega: il consigliere di Stato si dimetterà?

Quanto può reggere, ancora, Claudio Zali? È attorno a questa domanda che ruotava la puntata speciale di Radar condotta da Sacha Dalcol e andata in onda alle 18.30 su TeleTicino. Il punto di partenza: oggi era in programma l'incontro tra il consigliere di Stato – che la scorsa settimana era in vacanza, all'estero – e i vertici della Lega. Attorno alle 17, la giornalista Laura Milani ha parlato con il coordinatore Daniele Piccaluga, il quale le ha confermato che l'incontro non si era ancora tenuto e che «entro mezzanotte arriverà un comunicato».
Il punto
Gli audio in cui il presidente del Governo incita alla violenza, l'inchiesta del Ministero pubblico per abuso di autorità e tentata coazione sul quattordicenne detenuto alla Farera, la mail all'EOC per far assumere una conoscente. Nel frattempo Zali ha già lasciato la responsabilità politica su Magistratura e Polizia, mentre da più parti – UDC, PS, Verdi, MPS e ora anche il Mattino della Domenica – arriva la richiesta di dimissioni.
Claudio Zali, fino alle 14, si trovava a Bellinzona. Il Governo si sarebbe, infatti, riunito ed è attesa una presa di posizione nella giornata di domani. Il dato di fatto è che Zali è ancora presidente. Le regole impediscono al Consiglio di Stato di destituire un membro: è il diretto interessato a poter, eventualmente, fare un passo indietro.

«Il Ticino sta facendo una pessima figura»
Pierre Rusconi, ex consigliere nazionale UDC con un passato nella Lega e una conoscenza diretta degli equilibri della destra ticinese, non le manda a dire: «Il Ticino sta facendo una pessima figura. C'è un grosso problema, e sembra che in Governo non sappiano come venirne fuori. Il Mattino della Domenica ha preso le distanze da Zali dicendo che non lo sosterrebbero qualora si candidasse per le elezioni cantonali 2027. Sta diventando una barzelletta. La Lega deve prendere posizione: o vuole Zali, oppure non lo vuole. La situazione attuale è una boule de neige, ma la Lega deve dire che cosa vuole fare del suo consigliere di Stato nonché presidente del Governo».

L'UDC farà un passo indietro?
Secondo Gianni Righinetti, «la Lega non potrà fare altro che seguire il Mattino della Domenica, e quindi non appoggiare Claudio Zali. Il quale era una "pietra d'inciampo" nell'alleanza con l'UDC. Democratici che, infine, hanno deciso di correre da soli. All'UDC conviene riprendere in mano la situazione completamente: smentire sé stessa e dire "se non c'è Zali, allora uniamoci, dimentichiamo quello che è stato", oppure fare la campagna in solitaria». Per il vicedirettore del Corriere del Ticino «Lega e UDC faranno due liste separate».
Zali si dimetterà?
Righinetti ne è convinto: Claudio Zali resterà in Governo e Piero Marchesi non gli subentrerà, adesso, in Governo. «Al Ticino manca la possibilità della mozione di sfiducia», sottolinea Rusconi. «Abbiamo una struttura per la quale, se un consigliere di Stato vuol rimanere, può restare. È squalificante a livello politico ed emotivo nei confronti delle persone. Qualora Zali decidesse di dare le dimissioni – e secondo me non ci pensa neppure – rischierebbe di fare del male a tutta la destra con conseguenze, a catena, sulle Federali e sulle Comunali». Anche Laura Milani concorda: «Difficilmente Claudio Zali si piegherà. Finora, da quello che è emerso, sembra che non ritenga particolarmente grave quello che è successo. E la questione "subentrante Piero Marchesi" è un'ulteriore pietra d'inciampo. Ritengo che, adesso, sia la Lega a dover agire. Non penso che Zali sarà candidato sulla lista della Lega e non penso neppure che ci sarà un'alleanza alle Cantonali tra Lega e UDC».

Che cosa pensano gli elettori
Secondo Righinetti, «la sensibilità umana delle persone di fronte a quanto emerso su Zali fa propendere per una distanza da parte dei cittadini». Anche Pierre Rusconi, che parla di «sensibilità raccolte tra la popolazione», «non ci sono molte chance che l'attuale consigliere di Stato abbia un successo politico, elettoralmente parlando».
Eppure, qualcuno fa notare che le tempistiche con le quali sono emerse le questioni siano sospette. «Non possiamo dire che dietro ci sia una regia, un eventuale piano ideato ad hoc per distruggere il futuro politico di Claudio Zali – commenta Laura Milani –. Sicuramente qualcuno guadagnerebbe dalla sua disfatta». Righinetti respinge la possibilità di un «presunto complottismo politico»: «Altrimenti il tutto sarebbe scoppiato prima che l'UDC decidesse di correre da sola (a seguito del silenzio della Lega, ndr.)». È dello stesso avviso Pierre Rusconi: «Sembra più una reazione stizzita, una rivalsa. Non credo in chissà quale trama politica».

In attesa
«Credo che sia importante che la questione, in qualche modo, si affronti nei confronti dei cittadini», conclude Sacha Dalcol. «Siamo in balia di questo evento da una settimana e non abbiamo avuto spiegazioni, nonostante nella sua nota il Consiglio di Stato precisasse che Zali le avrebbe fornite. Quello che stiamo raccontando è agghiacciante. Abbiamo parlato di tante crisi politiche in Ticino, ma mi sembra di poter dire che fossero diverse. Il tema al centro della discussione aveva un altro valore».
I casi che hanno coinvolto Patrizia Pesenti, Marina Masoni e Norman Gobbi «erano crisi quasi prettamente politiche», ha aggiunto Righinetti. «Qui siamo di fronte a una crisi che coinvolge un comportamento umano che non possiamo assolutamente sostenere e di fronte al quale non possiamo far finta di nulla». Per Rusconi, il comportamento di Zali «è ingiustificabile, ma sta diventando anche ingiustificabile il comportamento del Governo: meritiamo, da cittadini, delle risposte di fronte a una vergogna cantonale».
Domani, sono attese comunicazioni da parte del Governo. E, alle 18.30 puntata speciale di Detto tra noi su TeleTicino.
