«Un fermo sproporzionato» che infiamma la politica

Sì, quel fermo a Camignolo di un anno fa, a margine di una manifestazione pro-pal, è stato eccessivo. Tanto che nei confronti di due agenti di Polizia responsabili dell’ammanettamento di una donna sono stati emanati due decreti di accusa. I fatti risalgono al 13 ottobre del 2025, giorno in cui aveva avuto luogo una manifestazione non autorizzata alle Scuole medie, a margine di un dibattito e del Comitato cantonale del PLR al quale era intervenuto anche il consigliere federale Ignazio Cassis. La donna fermata, una maestra, aveva sporto denuncia e nei confronti dei due agenti era stata promossa l’accusa per il reato di abuso di autorità. Secondo quanto emerso da una ricostruzione dei fatti basata su interrogatori, filmati dell’accaduto e sull’esame degli atti – ha reso noto il Ministero pubblico –, l’ammanettamento della donna è stato valutato come non proporzionale, nel contesto concreto. Il procuratore generale Andrea Pagani ha di conseguenza emanato due decreti d’accusa nei confronti del capo impiego, appartenente alla Polizia cantonale, che ordinò ed eseguì l’ammanettamento, e nei confronti di un agente della Polizia Città di Lugano che concorse all’applicazione delle manette. La pena proposta nei decreti, che contemplano anche il reato di vie di fatto, è di 15 e 10 aliquote giornaliere (sospese per due anni) più una multa e il pagamento delle spese giudiziarie. Gli imputati hanno dieci giorni di tempo per decidere se interporre opposizione. Cosa che stando a nostre informazioni verrà fatta.. Nei loro confronti vale la presunzione di innocenza.
Domande da sinistra
La vicenda ha avuto (e ha) una forte eco politico, complici anche le immagini del fermo muscoloso diffuse sui social. «La Polizia aggredisce una manifestante senza alcuna ragione», era stata la denuncia dei deputati Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini (MpS) in una loro interpellanza, mentre Sara Beretta Piccoli (Verdi Liberali) aveva parlato di «uso sproporzionato della forza». Nel rispondere ai due atti parlamentari, il Consiglio di Stato aveva ridimensionato parecchio l’accaduto: «La maestra non è stata arrestata, è solo stata spostata da un’area che si rifiutava di lasciare. Sebbene le modalità di intervento possano apparire severe, l’intervento si è reso necessario al fine di ripristinare il dispositivo di sicurezza», si poteva leggere nella risposta del Governo. Per proteggere il consigliere federale Ignazio Cassis, bersaglio di manifestanti pro-palestinesi che lo accusavano di complicità nella guerra a Gaza, la Polizia aveva predisposto «un perimetro sicuro all’interno del quale potevano accedere solo gli invitati». Questo come da prassi, ma anche in considerazione di quanto accaduto meno di un mese prima a Bellinzona, quando i manifestanti avevano bloccato all’interno del Teatro Sociale i partecipanti a un evento organizzato dalla Camera di commercio, tra cui lo stesso Cassis, che era stato costretto a fuggire da una porta secondaria. A Camignolo – aveva rilevato il Consiglio di Stato – «l’area era ben riconoscibile ed è stata rispettata per tutta la serata da tutti i manifestanti, ad eccezione della persona in questione, che si è comunque introdotta in tale area, rifiutandosi di lasciarla». Da qui l’intervento degli agenti per allontanare la maestra, che è stata fermata, identificata e poi rilasciata. Il Governo aveva poi precisato che gli agenti hanno la facoltà di non fornire il proprio nome, come era successo quella sera, quando uno di loro si sarebbe identificato come «Pippo Baudo». «Di principio sono tenuti a comunicare il proprio nome e cognome. Tuttavia, possono rifiutarsi di farlo in casi particolari, come quello in oggetto, così come in altre circostanze quali arresti, piantonamenti, trasporti, perquisizioni e altri atti esecutivi concernenti detenuti, persone potenzialmente pericolose o di mente alterata, eccetera».
La questione politica non si era però esaurita lì. Nel marzo successivo era stato presentato un altro atto parlamentare – di Fabrizio Sirica (PS) – dal quale era emerso che la docente coinvolta aveva sporto querela nei confronti degli agenti intervenuti. Rispondendo all’interrogazione, il Consiglio di Stato aveva inoltre affermato che, qualora gli accertamenti giudiziari avessero portato a una ricostruzione dei fatti diversa da quella indicata nelle precedenti risposte, «si sarebbe riservato la facoltà di esprimersi nuovamente». Ed è proprio su questo aspetto che l’MpS è tornato alla carica. Secondo Sergi e Pronzini, nelle precedenti risposte il Governo «non si è limitato a ricostruire i fatti o a rinviare agli accertamenti della Magistratura», ma ha fornito «una precisa giustificazione dell'intervento, richiamando la necessità di ristabilire il dispositivo di sicurezza predisposto per proteggere il consigliere federale. Oggi, alla luce della valutazione del Ministero pubblico, quella risposta assume un significato politico particolarmente rilevante», chiosa il Movimento in una nota. «Come si concilia la giustificazione fornita dal Governo con la valutazione della Magistratura, secondo la quale la decisione di ammanettare la manifestante non era proporzionata?».
L'attacco del PLR
Più sorprendente la presa di posizione del PLR, che critica addirittura la decisione del Ministero pubblico (e meglio del pg Pagani, che è di area liberale-radicale) esprimendo, in una nota firmata dal presidente Alessandro Speziali, «forte preoccupazione» per la decisione di mettere sotto accusa due agenti di Polizia. Ciò «rischia di trasmettere un messaggio profondamente sbagliato a chi garantisce la sicurezza dei cittadini, spesso intervenendo in situazioni difficili, imprevedibili e potenzialmente pericolose». E ancora: «Che cosa dobbiamo aspettarci alla prossima manifestazione, qualora dovessero verificarsi episodi di violenza? Agenti chiamati a garantire l’ordine pubblico, ma costretti a chiedersi se ogni loro intervento possa trasformarsi in un procedimento penale?».
Parole alle quali ha replicato il PS per bocca del suo vicepresidente Danilo Forini, il quale ha parlato di grave attacco al lavoro della Magistratura. «I poliziotti devono sicuramente svolgere il proprio prezioso lavoro, ma, come tutte e tutti, devono farlo rispettando le regole, nonché la sicurezza e i diritti delle cittadine e dei cittadini. Anche di chi legittimamente esprime la propria opinione in maniera democratica in piazza, in manifestazioni o presidi civici. Non spetta ai partiti politici contestare un decreto di accusa del Ministero pubblico». Rimanendo sul piano politico, conclude Forini, «ci si può invece interrogare su quali siano state le basi fornite al Consiglio di Stato per rispondere all’interrogazione parlamentare che chiedeva lumi su questi fatti».



