Mendrisiotto

Il fiume che tagliava Mendrisio

Sino alla fine degli anni Cinquanta il centro di Mendrisio era diviso in due dal Morée – Un progetto in più tappe ne permise l’interramento, aprendo le porte a una riqualificazione senza precedenti e alla creazione di un nuovo quartiere centrale – La copertura consentì altresì la creazione dell’odierna via Lavizzari, così come di piazzale alla Valle
© Mendrisiotto di una volta
Lidia Travaini
18.02.2026 06:00

Fino a qualche decennio fa il cuore di Mendrisio e quello di Chiasso avevano una caratteristica comune: i centri dei due poli momò apparivano molti diversi da come sono oggi perché scorreva un fiume a cielo aperto. Corsi d’acqua, il Morée per Mendrisio e il Faloppia per Chiasso, che tagliavano a metà gli abitati e definivano lo spazio. Oggi la loro presenza passa quasi inosservata, ma trasformare i centri di entrambe le località per incanalare e coprire i due fiumi è stato tutt’altro che facile. Gli interventi hanno segnato un’epoca e, per motivi diversi, sono più attuali di quanto possa sembrare. Qualche giorno fa vi abbiamo parlato della trasformazione del centro di Chiasso, oggi ci concentriamo su Mendrisio.

Tra orti, campi e lavatoi

Siamo alla fine degli anni 50 del Novecento e il cuore del Magnifico Borgo è talmente diverso da oggi che a vederlo in foto difficilmente lo si riconosce. In piazza del Ponte ci sono i binari del tram e, dove oggi c’è uno spazio aperto, ci sono diversi edifici. Ma c’è anche un ponte (da cui il nome della piazza) con una fontana. Dove ora c’è via Lavizzari non c’era nessuna strada, bensì il letto di un fiume: il Morée che scorreva a cielo aperto verso quello che oggi è piazzale alla Valle, tra orti, campi e lavatoi.

La presenza del fiume in paese – un po’ come per Chiasso – è però motivo di disagi e preoccupazioni. «L’opera di inalveamento del Morée rapppresenta uno dei problemi più urgenti e di estrema necessità fra quelli che oggigiorno sono sul tappeto – si legge nel rapporto commissionale del 5 aprile 1958 firmato da Paolo Ostinelli –. Ognuno di noi sa che il Morée, vero e proprio torrente che precipita a valle, dalla quota di metri 1.150 alla quota di 320 metri su un percorso di soli 6 km, durante le forti precipitazioni frequenti ed intense nella zona del M.te Generoso, assume aspetti preoccupanti, raggiungendo una portata di oltre 30 metri cubi al secondo, causando frequenti danni alle proprietà private». Il messaggio che la Gestione di allora invitava ad accogliere «con sentita e viva soddisfazione» è quello con cui il Municipio chiedeva un credito di 470.000 franchi per l’arginatura e copertura del Morée (il quarto tratto).Un messaggio che andava di pari passo con un altro: quello per la costruzione di una nuova strada tra piazza del Ponte e via Beroldingen. Sì perché l’inalveamento e la copertura del Morée non permisero soltanto di risolvere criticità, ma anche di dare un nuovo volto al centro. Un’operazione di riqualifica per Mendrisio paragonabile con poche altre. Ne erano ben consapevoli i mendrisiensi di quegli anni: «Essa (la strada, ndr) avrà una larghezza complessiva, compresi i due marciapiedi laterali, di 10 metri e permetterà di sfollare dal centro Borgo tutto il traffico da e per la Valle di Muggio ed il Generoso e buona parte del traffico pesante locale, valorizzando e aprendo nel contempo allo sviluppo edilizio, una nuova zona centrale del Borgo», si legge nel messaggio del 21 marzo 1958 (che abbiamo potuto consultare, come numerosi altri documenti, grazie all’Archivio storico di Mendrisio). Pur non avendo ancora un nome, la futura strada era così descritta: «La nuova arteria, dopo una prima tratta situata direttamente sul Morée, attraversa la zona prativa fronteggiante il lavatoio di Noseda (chiuso nel 1957, ndr), sull’opposto lato del fiume, per attraversare poi il torrente a monte dell’attuale ponte e seguire l’andamento dell’attuale strada di Noseda fino allo sbocco in via Beroldingen». Tradotto in strade odierne: via Lavizzari e via Praella.

Strade e piazze che non c’erano

Al progetto partecipò il Cantone, che fu «disposto ad assumere in proprietà e manutenzione la strada stessa non appena eseguita, ed a concedere il suo contributo alla realizzazione dell’opera nella misura del 40% su un importo massimo sussidiabile di 550.000 franchi», si spiega ancora nel messaggio. Cantone che è tuttora proprietario della strada e che proprio in questi mesi si sta occupando, insieme al Comune, del progetto che porterà al rinnovo di via Lavizzari (che va di pari passo con la riqualifica di piazza del Ponte). Il progetto di massima per il rinnovo dell’asse centrale è in fase di allestimento. Sì perché l’ambizione di allora di «aprire un nuovo quartiere centrale» – come si legge nel messaggio – si concretizzò appieno e oggi si rinnova per conferire ancora di più un carattere di centralità e vivibilità all’area.

Ma la rivoluzione del centro si ricollega anche a un altro tema che ha tenuto banco negli anni: quello di dare una piazza vera e propria a Mendrisio. Anzi due: piazza del Ponte che si ampliò grazie (anche) alla copertura del Morée e piazzale alla Valle, sotto cui scorre il fiume, realizzato grazie alla copertura del corso d’acqua.

I lavori di copertura in quel tratto furono portati a termine nella prima parte degli anni Sessanta. Nella zona più bassa partirono invece nel 1967, l’inizio del cantiere fu ufficializzato sulle colonne del CdT dell’8 aprile 1967: «Sono iniziati in questi giorni i lavori di copertura del torrente Morée in quella parte che tecnicamente è stata compresa nel terzo tratto (ci torneremo tra poco), praticamente dal piazzale alla Valle sino al ponte di via Vela, dove già il corso d’acqua è incanalato. (...) Con questi lavori, che si protrarranno per alcuni mesi, si giungerà alla completa trasformazione di tutta l’intera zona di quella parte del Borgo che una volta era ancora campagna, quasi, era regione verde, con prati, orti e boschi tra i quali scorreva il Morée». E ancora: «Ma anche l’inevitabile evoluzione del Borgo, con il suo sviluppo urbanistico, ha voluto che ora si procedesse a questa trasformazione, sacrificando una zona magari cara ai ricordi di altri tempi passati, ma che è destinata a diventare il nuovo centro moderno dell’abitato».

Le quattro tappe e i rifiuti abbandonati

Il Morée, come anticipato, scorre interrato per un tratto ben più esteso di quello che c’è tra piazza del Ponte e via Noseda. La sua copertura è stato un lavoro a tappe. O meglio, a tratti o tronchi. I lavori sono infatti stati divisi in tratti del fiume (quella in centro è la quarta). Il primo tratto coperto, a valle della ferrovia, non è stato eseguito visto che il letto del fiume è stato spostato dalle Strade Nazionali, si legge nei documenti. Il secondo da via Vela ai binari della ferrovia è stato realizzato dalle Strade Nazionali. Il terzo si estende tra via Noseda e via Vela e il quarto, al centro di questo articolo, tra piazza del Ponte e via Noseda. È poi seguita un’ulteriore fase dei lavori all’inizio degli anni Settanta, per coprire il torrente tra piazza del Ponte e la Filanda. Il quell’area lo scarico di rifiuti abusivo nel fiume aveva creato problemi estetici e igienici. 

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