Mendrisiotto

Quando in piazza scorreva il fiume: il cantiere che cambiò Chiasso

Fino a qualche decennio fa il centro della cittadina di confine era «tagliato» in due dal Faloppia - I frequenti straripamenti, l’ultimo dei quali 50 anni fa, portarono a un ambizioso intervento di copertura, che regalò anche un boulevard alla popolazione
© CdT/Archivio
Lidia Travaini
07.02.2026 06:00

Fino a qualche decennio fa il cuore di Mendrisio, come quello di Chiasso, appariva molto diverso da come è oggi. Nei centri dei due poli scorreva infatti un fiume a cielo aperto. Corsi d’acqua, il Morée per Mendrisio e il Faloppia per Chiasso, che tagliavano a metà gli abitati e definivano lo spazio. Oggi la loro presenza passa quasi inosservata, ma trasformare i centri di entrambe le località per incanalare e coprire i due fiumi è stato tutt’altro che facile. Gli interventi hanno segnato un’epoca e, per motivi diversi, sono più attuali di quanto possa sembrare. Oggi scopriremo perché per Chiasso, nei prossimi giorni in un articolo separato ci concentreremo invece su Mendrisio.

Dove scorreva un fiume in centro a Chiasso? Se ve lo state chiedendo la risposta è presto data: sostanzialmente lungo viale Volta, quindi tagliando l’abitato nella zona di piazza Indipendenza verso la dogana di Brogeda. La presenza del corso d’acqua è però sempre stata di difficile gestione: «Il problema del torrente Faloppia, nel centro cittadino di Chiasso, si riallaccia alle origini del Comune», si legge nel rapporto scritto dagli allora Dipartimento dell’ambiente e Dipartimento delle pubbliche costruzioni alla conclusione dei lavori. Una premessa che lascia spazio a poche interpretazioni. A creare cronicamente disagi sono «le piene tipiche di un regime torrentizio in grado di passare, nel breve spazio di mezz’ora, da una portata di pochi litri oltre 100 mc/sec. Un vero fiume in grado di allagare tutta la parte sud dell’abitato di Chiasso!».

A fungere da goccia che fece traboccare il vaso fu proprio una piena del fiume: nel 1976, esattamente 50 anni fa. «L’inalveamento del torrente appariva a questo punto non più prorogabile anche in funzione del notevole sviluppo urbano che nel frattempo aveva caratterizzato la parte sud dell’abitato di Chiasso», scrive il Cantone. Il preventivo per coprire 600 metri di fiume e per la formazione del nuovo viale Volta è del 1978 (ed è di 14 milioni di franchi, ma il costo è poi lievitato a 21 milioni), i lavori iniziano nel 1980 e durano fino al 1986. Senza troppi contrattempi, a parte «alcune sospensioni dovute a ricorsi» e al meteo, e senza alcun incidente fisico o materiale, si sottolinea nel rapporto. Qualche problema un cantiere simile l’avrà pure comportato, vi starete dicendo. Ebbene sì, le difficoltà ci sono state, non nega il Cantone, soprattutto nell’area di piazza Indipendenza. Per la presenza di impianti tecnologici e linee telefoniche, ma anche per la gestione del traffico «per evitare il collasso delle attività commerciali del centro cittadino». La zona è stata chiusa al traffico per 10 mesi, si ricorda.

Un vero boulevard

L’imponente e ambizioso cantiere non ha soltanto rivoluzionato l’aspetto (e la sicurezza) de centro cittadino. Se c’è un aspetto che accomuna Mendrisio e Chiasso è ciò che la «liberazione» del centro dai fiumi ha consentito di fare a livello stradale: riorganizzare la viabilità. «La nuova strada su via Volta (ora viale Volta, ndr), vero “boulevard” del centro cittadino, ha permesso di attuare la più importante fase riorganizzativa della viabilità del centro di Chiasso, creando le premesse per l’apertura dello svincolo autostradale di Chiasso-sud, un’opera attesa sin dai primi anni della costruzione dell’autostrada». Ma non è tutto: «Inoltre l’anello di circonvallazione del centro cittadino e la sperimentazione della nuova piazza Indipendenza (venne creato un rondò-aiuola, ndr) hanno permesso di eliminare le inconvenienze viabilistiche nelle ore di punta».

«Fiume amico-nemico»

«Una delle opere più importanti di questi ultimi tempi per il comune di Chiasso, prevista da diversi anni». Così scriveva questo giornale il 27 febbraio 1980, qualche settimana dopo l’inizio del cantiere. Un cantiere a cui sono stati dedicati innumerevoli articoli. «Porterà ad una definitiva e completa sistemazione viaria del centro», si leggeva nello stesso articolo. Un’affermazione che oggi non è più vera, per così dire, visto che corso San Gottardo nel frattempo è stato parzialmente pedonalizzato e la viabilità di nuovo riorganizzata. Un tema che nella cittadina è sempre attuale, insomma.

Ma c’è anche chi l’ha vissuto in modo più sentimentale: «Un tempo c’era un ponticello. Oggi c’è un crocevia – scriveva Fiorenzo Conti il 25 giugno 1985 sul CdT -. Un frondoso salice fa capolino, oltre la curva. Una tessera di verde del mosaico delle rimembranze chiassesi, legate ad un fiume amico-nemico: quello dei tramonti e dei pleniluni, che si riflettevano nelle placide acque estive e quello delle piene autunnali, limacciose ed impazzite. L’asfalto ha, definitivamente, nascosto alla vista il Faloppia».

L'altro progetto per ritrovare l'acqua

Nascosto dalla vista in centro, ma più vicino ai chiassesi nell’area del quartiere Soldini, dove oggi scorre incanalato. Questo potrebbe essere il futuro del Faloppia. Sì perché il fiume negli scorsi anni ha fatto parlare di sé per un progetto di «riavvicinamento alla popolazione». L’idea è di rendere il corso d’acqua fruibile alla gente, rinaturandolo ed eliminando il fondo artificiale. Sul modello della Senna a Parigi. Il progetto però, attualmente è sospeso a causa della delicata situazione finanziaria. 

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