Il Giro d'Italia e quelle emozioni a bordo strada vissute appieno da 50 mila persone

Una giornata così mica te la puoi dimenticare. Lo spettacolo del ciclismo, oggi, ha avuto nel Ticino il suo palcoscenico d’eccezione. La tappa Bellinzona-Carì del Giro d’Italia si è trasformata in una grandissima (e colorata) festa popolare con almeno 50 mila invitati. Dalla capitale all’Alto Ticino il sole ha baciato, eccome, tutti. Appassionati e curiosi di ogni età sono scesi in strada e nelle piazze per non perdersi uno degli eventi sportivi più importanti degli ultimi anni alle nostre latitudini. Loro hanno vinto senza nemmeno dover tagliare il traguardo.
Quando un evento sportivo si trasforma in una festa popolare hai già vinto. Metteteci anche una giornata che di primaverile aveva solo la data ed un’organizzazione impeccabile. E allora ecco che l’aspetto agonistico è passato quasi in secondo piano. La tappa interamente ticinese del Giro d’Italia, andata in scena oggi tra Bellinzona e Carì, ha colto nel segno. Sono scese in strada (e in piazza) persone di ogni età. Quasi tutte indossando qualcosa di rosa, come la tonalità simbolo della seconda gara ciclistica per importanza al mondo. «Per i tifosi può risultare difficile cogliere la posizione in una corsa. I ciclisti si spostano veloci, il ‘peloton’ può apparire come uno sciame indistinto di colori e personaggi mutevoli in cui diventa complicato isolare i singoli atleti», afferma nel suo libro «My World» il tre volte (consecutivamente) campione del mondo Peter Sagan. Chissà cosa avrebbe detto, lo slovacco, se fosse stato presente in Ticino. Il pubblico variegato del pedale non ha deluso. Chi travestito da Bianconiglio, chi da gorilla e chi orgogliosamente ha sfoggiato vecchie maglie griffate Banesto e Mapei. Tolte dalla naftalina per l’occasione. E che occasione. Bisognava esserci per cogliere appieno le emozioni, le vibrazioni, i suoni, gli incitamenti, come quando il combattivo scalatore abruzzese Giulio Ciccone ha tagliato per primo il «Gran Premio della montagna» a Leontica. Che bella giornata. Chi non c’era - quando leggerà queste righe - con ogni probabilmente se ne pentirà. «Il Giro passa veloce», recitava non a caso lo slogan scelto per la frazione a Sud delle Alpi da BancaStato, lo sponsor principale. E quando passa non puoi perdertelo, così come ha fatto la carica dei 50 mila (almeno) che ha gioiosamente «invaso» la Turrita e l’Alto Ticino.
Qualcosa di particolare
«Quando parte il Giro d’Italia dentro di me succede sempre qualcosa di particolare», affermava il «Cannibale», il campionissimo belga Eddy Merckx. Come dargli torto, lui che l’ha vinto ben cinque volte. La «carovana rosa» è qualcosa che ti entra nel cuore. O la senti o non la senti. O è bianco o è nero. Non vi sono vie di mezzo. Non sorprende, quindi, che già dalle 9 Bellinzona ha iniziato ad animarsi. I primi tifosi che abbiamo incrociato - con tanto di bandieroni dell’Uruguay - sono stati quelli di Guillermo Thomas Silva (Team Astana XDS). Il 24.enne, il primo ciclista del suo Paese a partecipare alla gara della vicina Penisola, ha vinto la seconda tappa indossando per due giorni la maglia rosa. «Dobbiamo sostenerlo, per noi è un orgoglio», ci ha spiegato il colorito e simpatico gruppo di fedelissimi. Bambini. Giovani. Anziani. Famiglie. Tante scolaresche. Donne e uomini che - nonostante la canicola - si sono precipitati nella capitale attendendo per ore il via ufficiale dato poco dopo le 13.45 dal sindaco Mario Branda e dal nuotatore gambarognese Noè Ponti. E a proposito di caldo, un plauso particolare va fatto all’imperatore Federico Barbarossa (al secolo Renato Dotta) con la sua corte della Spada nella rocca e ai sovrani del carnevale Rabadan, i quali vestiti e bardati di tutto punto hanno dispensato sorrisi e stretto mani sudate. Anche questo è folclore e tradizione. Quello che ci piace, quello che vorremmo vedere più spesso.
Entusiasmo e passione
E poi, sì, lo spettacolo magnifico delle valli. La Riviera, con Osogna e Biasca. Blenio e la doppia ascesa a Torre e Leontica, un circuito di quelli tosti che hanno iniziato a «scremare» il gruppo. Ma non hanno fatto scemare l’entusiasmo del pubblico variopinto. Gli striscioni con la scritta «Benvenuti» in alcuni paesi. Le immagini televisive viste da milioni di persone. Le bellezze del territorio, paesaggistiche ed architettoniche. Che cartolina per il nostro «piccolo» ed amato Ticino. E, infine, la Leventina. Bodio, Giornico, Lavorgo, Faido. E Carì. Sì, Carì. Che dopo il Tour de Suisse nel 2016 e nel 2024 ha accolto il Giro. Diversi amatori, fin dalle prime ore della mattinata, sono montati in sella per percorrere parte della tappa che ha visto protagonista l’Alto Ticino. Insieme a loro tifosi e curiosi che tra il capoluogo leventinese e la nota località turistica - muniti di zaini, cappellini e cestini da picnic - si sono messi alla ricerca della miglior posizione per assistere al passaggio della «corsa rosa». Come quella famiglia danese che ha posizionato il suo camper su un pianoro per sostenere l’idolo Jonas Vingegaard, che da sabato ha smesso la maglia giallonera del suo team per indossare quella rosa. Che, salvo imprevisti, porterà fino all’arrivo in agenda domenica a Roma, alzando pertanto al cielo per la prima volta il «Trofeo senza fine» che oggi è stato presentato in piazza del Sole.
Il clima, lassù, a Carì, nonostante i 1.655 metri di altitudine, è stato comunque «caldo». Nella zona del traguardo i primi ad arrivare sono stati alcuni volti noti della politica e dello sport ticinese (e non solo: come l’ex allenatore, fra gli altri, del Milan e del Real Madrid Fabio Capello, ed il presidente del Sion Christian Constantin), confusi tra una fiumana di appassionati giunti a piedi o in sella alla propria bicicletta. La frazione medioleventinese si è dunque presto colorata del classico rosa del Giro, ma anche dei completi variopinti dei ciclisti e dei cappellini che sono andati a ruba nei pressi del van di Radio3i. Un maxischermo ha trasmesso in diretta la corsa partita da Bellinzona; lo stesso è capitato nella Turrita. Partecipazione popolare. Condivisione. Aggregazione. È il ciclismo, bellezza. Lo sport che - grazie a campioni come Vingegaard e a quel fenomeno di Tadej Pogacar che vedremo fra meno di un mese al Tour de Suisse - sta facendo innamorare i giovani.
La sostenibilità premia
Successo, infine, pure per il Giro-E partito da Biasca con finale a Carì. Fra le squadre partecipanti quella del Gruppo del Corriere del Ticino (capitanata dal CEO Alessandro Colombi) e quella di BancaStato. Una corsa che, oltre a sensibilizzare il pubblico sulla mobilità sostenibile, ha creato la giusta atmosfera prima dell’arrivo della carovana.
Il boato a Carì
Un boato ha accompagnato l'attacco di Jonas Vingegaard a pochi chilometri dall'arrivo. Da quel momento, la folla in rosa ha seguito gli sviluppi sul maxischermo presente in paese incitando il fuoriclasse danese e commentando la sua azione in solitaria che, in una manciata di chilometri, gli ha permesso di garantirsi la vittoria di tappa e di consolidarsi quale leader della classifica generale. «Fenomeno», «fuoriclasse», «guarda che ritmo», «l'è propri fort», commentavano alcuni tifosi, mentre altri sventolavano bandierine, applaudivano o lo incitavano con il classico e intramontabile «dai, dai, dai». Passato il vincitore, il pubblico è rimasto fino all'ultimo corridore, applaudendo tutti i partecipanti alla Corsa Rosa. Finita la gara, l'organizzazione si è subito attivata e in un batter d'occhio ha tolto le transenne, riportando così la normalità a Carì che oggi – insieme a Bellinzona e al resto del territorio toccato dal tracciato – è stata l'assoluta protagonista del Giro.
Le reazioni
Ad un evento del genere lui non poteva certo mancare: Vincenzo Nibali. Dal palco in piazza del Sole a Bellinzona, l’ex ciclista italiano - due volte vincitore del Giro d’Italia (2013 e 2016) ed una del Tour de France (2014) e della Vuelta (2010) - ha spiegato al pubblico, poco prima della presentazione delle squadre, l’emozione unica di fare propria la «corsa rosa»: «Significa coronare un sogno». Da tre lustri il 42.enne vive sul Ceresio. E il ticinese d’adozione le montagne delle Tre valli le conosce bene. «La salita di Carì? Certo che l’ho già fatta. Pendii come questo sono perfetti per allenarsi. Ne ho fatto la mia palestra naturale», ha spiegato in un’intervista concessa in esclusiva al Corriere del Ticino. Guardando al clima festivo nelle vie bellinzonesi, il campione italiano ha sottolineato che «il Ticino ha accolto benissimo il Giro. Negli ultimi anni, del resto, ha investito molto sul cicloturismo. Sono presenti molte piste ciclabili e tanti si sono appassionati a questo sport, vivendolo con grande dedizione, anche per il proprio benessere personale. È una meta importante che richiama molti turisti che vengono a pedalare qui per il clima fantastico del vostro cantone».
«Lo sport avrà tanti difetti, ma a differenza della vita nello sport non basta sembrare, bisogna essere», sosteneva il grandissimo Gianni Mura. Pura verità. Il ciclismo è passione. Certo, anche fatica, sudore, crampi e parolacce, quando a metà salita non ne hai più. Ma un secondo dopo sorridi. Magari porgi la borraccia ad un bambino. Lui si emoziona. Il campione - quello vero - lo si vede pure da questi gesti. Come Jonas Vingegaard, che - presentatosi al via in maglia rosa - ha salutato il pubblico e ha dispensato sorrisi. Grandi campioni attirano tanti tifosi. E ieri hanno potuto mettere in mostra la propria classe di fronte al pubblico, ticinese e no. Il tutto, ci ha spiegato Vincenzo Nibali, nel corso di una tappa «decisamente particolare: breve - solo 113 chilometri - ma molto dura, specialmente sulla salita finale di 11 chilometri, dove la pendenza tocca punte oltre il 13%». Un percorso «corto ed esplosivo», ha specificato colui che quando correva era soprannominato lo «Squalo dello Stretto», che ben si sposa con le caratteristiche di uno scalatore come, appunto, il danese. In una parola: «Spettacolare». Dello stesso avviso è l’ex ciclista ticinese e giornalista Antonio Ferretti: «Jonas Vingegaard non sembra avere rivali e, oltretutto, dispone di una squadra fortissima che è completamente al suo servizio. Se la UAE Team Emirates non fosse stata falcidiata dagli infortuni avremmo visto un altro Giro».
Striscioni e bandiere
E alla prospettiva di uno spettacolo, nella caldissima Bellinzona e nelle valli, gli appassionati di ciclismo e i curiosi hanno risposto presente. Eccome se l’hanno fatto. Fabrizio Cieslakiewicz, presidente della direzione generale di BancaStato, sponsor principale dell’evento, la scorsa settimana aveva chiesto alla popolazione ticinese di colorare le strade: «Addobbate case e balconi con le nostre bandiere, comunali, cantonali, svizzere». Detto, fatto. Fra striscioni rosa e bandiere di ogni tipo, dal mattino al tardo pomeriggio, la capitale e i paesi lungo il percorso si sono ulteriormente colorati di rosa, accogliendo calorosamente il pubblico. Una risposta, questa, «assolutamente straordinaria», ha rilevato il vicesindaco di Bellinzona nonché co-presidente del Comitato organizzatore Fabio Käppeli. «Per Bellinzona e l’Alto Ticino si è trattato di un appuntamento incredibile che non ha deluso le attese. Dopo quattro giorni di festa oggi vi è stato il momento clou. Siamo soddisfatti che i ticinesi, ma non solo, siano scesi in strada in gran numero per sostenere il gruppo», ha aggiunto Käppeli.
Sguardo già rivolto al futuro
Certo, il nostro cantone, come sottolineato dallo stesso Nibali, è sempre più terra di ciclismo. Dai mondiali più recenti andati in scena a Lugano nel 1996 e a Mendrisio nel 2009, di strada se n’è fatta, e tanta. Ora il Giro d’Italia, fra meno di un mese la tappa di Locarno del Tour de Suisse con la presenza del fenomeno Tadej Pogacar. Che prima o poi tocchi anche al Tour de France?


