Siccità

Il letargo strategico dei boschi del Mendrisiotto

Le pendici del Generoso e del San Giorgio, così come la valle di Muggio presentano colorazioni autunnali già da alcune settimane – È una reazione al clima secco: le piante interrompono anticipatamente il ciclo vegetativo per aver bisogno di meno acqua – Ma non tutti gli alberi riusciranno a sopravvivere
Un dettaglio delle pendici del Generoso. ©CdT/Gabriele Putzu
Lidia Travaini
07.09.2022 06:00

C’è chi l’ha definito un autunno anticipato e chi invece, più poeticamente, ha parlato di Toscana ticinese. Sta di fatto che la colorazione che hanno assunto le zone boschive del Mendrisiotto nel corso dell’estate non è passata inosservata a nessuno. Da alcune settimane le pendici del San Giorgio e quelle del Generoso, come pure la valle di Muggio, sono colorate come in autunno, con tonalità che vanno dal giallo, al rosso, al marrone. O forse anche di più, visto che anche il verde continua ad essere presente.

Droni al lavoro

La responsabile di questa situazione è la natura. Natura che quest’estate ha vissuto il combinarsi e il protrarsi di situazioni eccezionali come la siccità (iniziata già lo scorso inverno) e l’afa. La conseguenza? Molte specie di alberi confrontate con la mancanza di acqua per proteggersi hanno chiuso anzitempo la loro stagione vegetativa. Detto con parole più semplici, hanno anticipato l’autunno lasciando seccare e liberandosi dalle foglie, così da aver bisogno di meno acqua per sopravvivere. Non tutti gli alberi che ora sono ingialliti o marroni sono tuttavia protagonisti di questa strategia di sopravvivenza. C’è la possibilità – spiega Patrick Luraschi, capo del 6. Circondario dell’Ufficio forestale (di cui fa parte il Mendrisiotto) – che degli alberi siano morti: «Alcune specie sanno gestire meglio di altre condizioni di scarsità d’acqua. I castagni ad esempio soffrono parecchio, e questo accade già da decenni, perché faticano ad adattarsi al clima sempre più secco. La maggioranza dei boschi del Mendrisiotto è tuttavia composta da piante di carpino, una specie che di solito si adatta bene al terreno secco. Quest’anno ha però sofferto anch’essa parecchio».

Il fenomeno, va ribadito, non è nuovo. Ma in questa stagione calda si è manifestato come mai prima, interessando fasce boschive più estese del solito e risultando immediatamente visibile. Anche per questo motivo gli addetti del Cantone eseguiranno dei «monitoraggi con i droni delle superfici imbrunite – prosegue Luraschi –. Un’operazione che sarà ripetuta in primavera per capire quante e quali piante non sono sopravvissute e quali invece hanno anticipato il letargo per strategia».

Risposte in primavera

Sarà quindi solo la primavera, quando inizierà una nuova stagione vegetativa, a mostrarci il reale impatto della siccità sui boschi momò. In attesa di questo momento Luraschi conclude con un auspicio: «Speriamo che i prossimi mesi siano meno secchi, altrimenti la situazione rischia di diventare drammatica».

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