Il Mattino apre alla «casa comune» di centrodestra, ma frena Chiesa: «Troppe interviste»

Il Mattino della domenica entra nel dibattito sul futuro dell'area di centrodestra con un articolo firmato MDD che appoggia la prospettiva di una «casa comune» fra Lega e UDC, muovendo però due rilievi al presidente cantonale democentrista ad interim Marco Chiesa, che nei giorni scorsi ha parlato di una destra ticinese che «merita un'entità unica e coesa» e della necessità di «una nuova spinta per essere più incisivi».
Il Mattino si dice «favorevole all'alleanza tra Lega ed UDC, in un'ottica di area»: su gran parte dei temi, scrive, le due forze hanno «la medesima posizione» e in più occasioni hanno fatto ricorso assieme ai diritti popolari. Viene citata fra le altre l'iniziativa «Stop all'aumento dei dipendenti cantonali». L'alleanza è definita «storica» e priva di «controindicazioni particolari dal punto di vista dei contenuti».
Da qui l'interrogativo che dà il titolo all'articolo: ha senso che a ogni appuntamento elettorale Lega e UDC replichino l'«asilo Mariuccia» su liste uniche e congiunzioni, o la collaborazione va consolidata? La proposta è una «casa comune» che «valorizzi e rispetti le peculiarità, le sensibilità, l'identità e la storia» di chi ne farà parte, capace di federare i due partiti ma aperta anche a chi non è tesserato.
L'argomento centrale è l'«elettore silenzioso di centrodestra»: chi non frequenta eventi o pranzi di partito ma condivide i temi dell'area, ovvero difesa del ceto medio e delle PMI, lavoro e opportunità per i ticinesi, sicurezza, riduzione della spesa pubblica e della burocrazia, fisco leggero, neutralità, controllo dell'immigrazione, lotta al «caos asilo». Se l'area si perde in personalismi, avverte il Mattino, quell'elettore «finisce col non votare del tutto» o vota scheda senza intestazione.
I rilievi a Chiesa, per contro, sono due. Sulla comunicazione: il neopresidente ad interim «si è lasciato prendere dall'ansia da prestazione e ha rilasciato troppe interviste. Poteva sparmirsi»; le discussioni «andranno fatte lontano dai riflettori». Sui tempi: un percorso simile «non si compie in pochi mesi» e «l'orizzonte temporale non può essere quindi quello delle prossime elezioni cantonali».
Il domenicale nega inoltre che vi sia un «diktat» o un tentativo di «fagocitare qualcun altro», «i rapporti di forza tra le due formazioni politiche bastano da soli a tagliare fuori un simile scenario», e dà per acquisito che l'UDC «dopo aver chiuso la porta, l'ha riaperta». Non manca, in ogni caso, la cornice polemica: la lettura critica della trattativa è attribuita ai «media di regime», con il PLR indicato come principale interessato a una destra divisa. «La casta fomenta le liti a destra: divide et impera. Non bisogna farsi impressionare», conclude.
La riflessione del Mattino giunge dopo la rottura fra i due partiti, consumata a colpi di comunicati, con la Lega che rivendicava di non farsi dettare da altri «chi abbia o non abbia il diritto di rappresentare la destra ticinese». Sullo sfondo, i mutati rapporti di forza: il sorpasso dell'UDC sulla Lega ha rafforzato la posizione negoziale democentrista .
