Politica

Marco Chiesa: «Ragioniamo su un’entità unica a destra»

I due «cugini» sono tornati a parlarsi per un’eventuale alleanza elettorale – Il consigliere agli Stati, proposto presidente ad interim: «Aperti al dialogo, ma per capire se esistono le condizioni per costruire una politica comune che vada oltre i singoli appuntamenti»
©Gabriele Putzu
Paolo Gianinazzi
20.08.2026 20:37

Marco Chiesa, consigliere agli Stati dell’UDC, è fresco di proposta alla presidenza ad interim del partito, decisa mercoledì sera dalla direttiva democentrista alla luce del futuro ingresso di Piero Marchesi in Consiglio di Stato. Decisione che dovrà ora essere sottoposta all’assemblea del partito per la necessaria conferma. Ad ogni modo, come noto, sul suo tavolo Chiesa erediterà un dossier scottante: la tanto discussa alleanza con i cugini leghisti. Sì, perché recentemente i vertici dei due partiti si sono incontrati per rilanciare un tema che, perlomeno negli scorsi mesi, sembrava ormai «lettera morta». Ma, con le annunciate dimissioni di Claudio Zali, evidentemente il contesto è cambiato. E per l’alleanza ora si è riacceso un lumicino. E in questo contesto, come vedremo, Chiesa ci mette subito il carico da novanta, affermando: «Se torniamo a confrontarci è per capire se esistono le basi per costruire un’entità politica unica».

Una discussione più ampia

«La direttiva UDC a suo tempo aveva preso una decisione, quella di correre da soli alle elezioni cantonali, coerente con il quadro politico del momento. Oggi quel quadro è cambiato e un partito responsabile deve saperne prendere atto», afferma Chiesa raggiunto dal Corriere del Ticino. «Oltre a ciò, la stessa Lega durante l’ultima assemblea ha appoggiato la proposta di Antonella Bignasca di riaprire il dialogo con l’UDC. E ritengo che, quando arriva un invito al confronto, questo non vada mai rifiutato, come già detto il primo agosto da Piero Marchesi. Anche se poi le conclusioni a cui arriveremo potrebbero essere diverse dalle aspettative dell’uno o dell’altro partito». Come dire: l’apertura al confronto, da parte dell’UDC, c’è. Ma c’è un ma.

Secondo il presidente ad interim, tuttavia, questa dovrebbe infatti essere in realtà l’occasione per intavolare una discussione più ampia. «Ci rendiamo conto che i due consiglieri di Stato sono eletti su una lista unica. E sappiamo perfettamente quali sono i vantaggi e gli svantaggi delle diverse opzioni per ciascuno di noi. Così come lo sanno bene gli altri partiti, che osservano con interesse le nostre decisioni». Ma la vera domanda, per Chiesa, è un’altra: «Vogliamo continuare ogni quattro anni a ridiscutere formule, equilibri e convenienze del momento oppure vogliamo finalmente provare a darci una prospettiva politica più stabile?». Per Chiesa, quindi, «il punto non è semplicemente stabilire quale formula elettorale convenga oggi all’uno o all’altro partito, ma capire se esistono le condizioni per costruire una politica comune che vada oltre i singoli appuntamenti alle urne». Il tema, detto altrimenti, è quello di superare «una collaborazione a corrente alternata». D’altronde, ricorda Chiesa, «l’esperienza da presidente nazionale mi ha mostrato come praticamente ovunque la nostra area politica riesce a presentarsi con maggiore coesione. Ticino e Ginevra sono un’eccezione. Credo quindi valga la pena domandarsi se questa particolarità sia ancora un vantaggio oppure se, nel tempo, rischi di indebolire la nostra capacità di incidere». Per questo motivo, aggiunge, la direttiva UDC «ha deciso di avviare una seria discussione sulle prospettive a lungo termine della nostra area politica»: «Se torniamo a confrontarci è per capire se esistono le basi per costruire un’entità politica unica, nel pieno rispetto dell’identità e della storia di chi oggi costituisce l’area di centrodestra». Il rischio, altrimenti, secondo Chiesa «è disporre di una grande forza elettorale senza riuscire sempre a trasformarla, con la stessa continuità, in forza politica. I nostri valori sono molto chiari: libertà e responsabilità individuale, sicurezza, controllo dell’immigrazione, finanze pubbliche sane, condizioni quadro favorevoli alle PMI, attenzione ai ticinesi e uno Stato efficiente, vicino ai cittadini ma non invasivo». E in tal senso, chiosa il consigliere agli Stati, «le prossime elezioni sono importanti, naturalmente. Ma non possono essere il nostro unico orizzonte».

Da noi contattato, il coordinatore della Lega, Daniele Piccaluga, conferma dal canto suo che vi è in corso una trattativa tra le parti. E che «da parte della Lega dei ticinesi si ribadisce quanto affermato fino ad oggi»: ossia che, «come è sempre stato, la porta non è chiusa e c’è disponibilità a continuare il dialogo».

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