Disastro

«Il nostro furgone a un passo dal dirupo, ma il pensiero è alle vittime»

I Make Plain raccontano l'incredibile notte passata al capannone del Piano di Peccia: «Una notte insonne, dove però ci siamo aiutati a vicenda: dobbiamo ancora elaborare quanto successo»
Mattia Sacchi
01.07.2024 22:30

Sono tante le immagini sconvolgenti, al limite dell’incredibile, che raccontano la devastazione e le cicatrici della Vallemaggia. Tra queste, il furgone dei Make Plain in bilico sul piano di Peccia, a un soffio dal dirupo. In un certo senso, la metafora di quanto successo al Torneo di calcio Valle di Peccia, dove una serata di musica e festa ha rischiato di trasformarsi in tragedia.

Il duo momò era tra i protagonisti di un open air dove, dopo di loro, si sarebbero dovuti esibire Sebalter e, successivamente, Dj Amos. Le cose, purtroppo, hanno però preso un’altra direzione. «Nonostante la pioggia stavamo facendo il nostro concerto dentro il capannone. Gli animi erano allegri e non c’era nessun segno di quello che sarebbe poi accaduto, non abbiamo neanche sentito il rumore degli smottamenti», racconta Luca dei Make Plain. «Quando abbiamo finito i nostri pezzi abbiamo messo a posto gli strumenti sul retropalco e siamo andati nel furgone per cambiarci i vestiti, per poi assistere al concerto di Sebalter e goderci il resto della serata. Tutto ad un tratto però è saltata l’elettricità e, poco dopo, ci è arrivata la comunicazione di quello che stava succedendo nella zona. Sono stati momenti concitati, dove abbiamo cercato di mettere in sicurezza tutto il materiale».

Da quel momento è cambiato tutto. «Tutti noi siamo dovuti stare al riparo dentro al capannone, con gli organizzatori che ogni due ore ci aggiornavano sulla situazione. È stata una notte insonne e con la tensione di non poter comunicare con l’esterno, di non poter dire ai nostri cari che stavamo bene. Non è stato facile ma forse è proprio in situazioni del genere che le persone tirano fuori il meglio di loro: nonostante le difficoltà eravamo tutti uniti e ci aiutavamo a vicenda. In quelle lunghe ore ho parlato e ho conosciuto tante persone, creando con loro un legame indissolubile per quello che abbiamo condiviso».

Se la notte non è stata facile, anche la mattina è stata emozionalmente impattante. «Abbiamo cominciato la giornata con le poche ma terribili notizie che ricevevamo e anche con convinzione che saremmo rimasti al Piano fino all’indomani. Con Andrea abbiamo cercato di essere lucidi e di fare le cose giuste: ci siamo quindi messi al lavoro per accertarci sulle condizioni del nostro materiale. Quando però abbiamo visto il furgone a pochi centimetri dal dirupo è stato quasi uno shock, che ci ha dato la dimensione di quello che abbiamo rischiato».

Nonostante le previsioni, l’evacuazione dei partecipanti all’open air è però arrivata nel pomeriggio di domenica grazie agli elicotteri. «Quando siamo saliti in quota e abbiamo visto tutta la distruzione portata dagli smottamenti è stato un momento particolarmente devastante emotivamente, che ci vorrà del tempo per elaborare appieno. Un giorno prima eravamo tutti entusiasti e felici di suonare e stare assieme, il giorno dopo il suono delle pale dell’elicottero accompagnava immagini che mai avrei pensato di vedere in Ticino. Ovviamente speriamo che il nostro furgone, che è ancora lì in bilico, possa essere messo in sicurezza ma ci rendiamo conto che le priorità adesso siano altre: il nostro pensiero va ai soccorritori e a tutti coloro che stanno vivendo anche adesso ore drammatiche».