Il passato industriale di Viganello rinasce nella mappa di comunità

Quando Viganello scelse di darsi una stemma nel 1964, in occasione dell’Esposizione nazionale di Losanna, vi inserì la Muggina e l’antica roggia del Cassarate. La Muggina, un’ex masseria, rappresentava il passato agricolo dell’allora Comune. La roggia il presente, perché alimentava le industrie. Viganello in quegli anni era il cuore industriale di Lugano. Oggi non è ovviamente più così, ma ciò che era è tornato a vivere nella nuova edizione delle Mappe di comunità, dedicata proprio a Viganello. Si tratta di un progetto digitale (mappe.luganocultura.ch) curato da Nicola Arigoni dell’Ufficio del patrimonio culturale di Lugano, che mira a valorizzare il «piccolo» patrimonio locale attingendo a fonti storiche e orali. Le altre mappe di comunità già compilate, che presto saranno raccolte in una pubblicazione cartacea, riguardano invece i quartieri di Sonvico-Dino, Cadro, Brè, Villa Luganese, Castagnola, Gandria, Cureggia e Davesco-Soragno.
Dal Campari all’oleificio
Viganello terra d’industrie, dunque. Almeno finché quelle industrie non sono state superate dalla storia. Industrie che, grazie alla roggia sinistra del Cassarate, hanno fatto la fortuna di chi le possedeva. I Mulini Bernasconi, prima di essere teatro negli scorsi decenni di occupazioni, rappresentavano la principale attività molitoria della regione, tanto che il suo proprietario veniva soprannominato il «Conte Farina». Nei pressi del fiume sorgevano poi la conceria Beretta Piccoli (originariamente in centro a Lugano) che arrivò a impiegare sino a 350 persone e a cementare nella storia di Lugano le due famiglie unite, e l’oleificio Bordoni (poi Sabo) che portò l’olio alimentare «ticinese» nel mondo. per non citare poi la fabbrica Campari da cui il bitter rosso conquistò la Svizzera, il prosciuttificio Guindani, la segheria Sacil, la fabbrica di liquori Sapi o la rimessa della Lugano-Cadro-Dino, uno degli ultimi esempi tangibili di quella stagione economica che restò tanto impressa da dare un soprannome agli abitanti dell’ex Comune: oliatt.
Un don ostinato
Prima ancora, Viganello fu come il resto del Cantone: una realtà agricola, di cui la migliore testimonianza è l’ex masseria Muggina, oggi bene culturale protetto e di proprietà della Città, al pari di Villa Costanza, fatta edificare a metà Ottocento dal conte Grillenzoni, politico italiano vicino a Mazzini esule in quanto condannato a morte in Italia dopo i moti rivoluzionari. Poi, appunto, arrivò l’industria a cavallo del Novecento e con essa portò innovazione, rumore e puzza. E persone. Tante persone. È uno dei motivi per cui Viganello ha delle chiese (relativamente nuove): il nucleo originale faceva riferimento a Pazzalino. Finché non bastò più. Tanto che l’allora vescovo Aurelio Bacciarini incaricò l’ostinato don Giovanni Guggia dandogli proprio il compito di costruire una chiesa. Don Guggia, alla fine, ce la fece, e il risultato è la chiesa di Santa Teresa. Eretta nel 1938, poi affidata per oltre mezzo secolo alle cure dei Padri Redentoristi e dal 1988 chiesa parrocchiale. E recenti, per gli standard ecclesiastici, sono anche l’oratorio di san Nicolao ad Aldesago (1978) e - ma non poteva essere altrimenti - la cappella dedicata a Padre Pio dall’ex capo della Polizia locale.
Tanti cittadini onorari
A proposito di persone e accoglienza, dalla mappa di comunità emerge come Viganello sia stata generosa con chi ha contribuito al suo sviluppo politico o sociale. Cittadinanze onorarie (o menzioni nello stradario) sono ad esempio state concesse al sindaco Emilio Rava, al docente Gilberto Quadri, all’architetto Americo Caratti, a padre Giuseppe Meyer e alla maestra Sara Frontini, che destinò un corposo lascito in favore di giovani meritevoli che intendono proseguire gli studi.
Non mancano poi gli artisti locali: lo scultore MartinoRetti, autore nel Seicento della settima cappella del Sacro Monte di Varese; il pittore Ugo Moglia, forse il più popolare fra gli artisti novecenteschi del luganese; l’artista Emilio Rissone, cofondatore dello CSIA e autore del logo ufficiale dei Mondiali di Ciclismo luganesi del ‘96; e il pittore Luigi Taddei.
Scavando nella storia spunta, infine, il nome di Giovanni Battista Dominione, che fu console di Viganello in età medievale. La «sua» via è ora dedicata alla giornalista e politica Elsa Franconi-Poretti.
Una sagra scomparsa
Fra il 1963 e il 2009 a Viganello si tenne l’insolita sagra del bue sul piazzale delle vecchie scuole, in cui una bestia intera veniva cotta allo spiedo e servita a migliaia di persone. Si parlò di riproporla in occasione dell’inaugurazione dal Campus USI/SUPSI, ma la cosa sfumò. Ancora oggi se ne tiene una a Rancate (coincidenza?): sarà il 22 agosto.

