Depurazione

«Il problema è che non riusciamo a dire chi dei due abbia ragione»

Il presidente della Delegazione consortile del CDALED Francesco Gandolla dettaglia i motivi dello stop al progetto per ammodernare l'impianto per via di una lite fra progettisti: «Sei mesi fa eravamo ancora convinti di poterla risolvere, ma siamo fiduciosi che non dovremo ripartire da zero»
© CdT/Chiara Zocchetti
Federico Storni
08.11.2025 06:00

Le grandi opere hanno un procedere lento e tutto sommato prevedibile. In questo contesto, sia per tempi che per modalità, quanto sta accadendo al progetto di ammodernamento da 75 milioni di franchi dell’Impianto di depurazione delle acque di Bioggio (IDA) si può tranquillamente paragonare a un fulmine a ciel sereno. Tant’è che, per ragioni che vedremo fra un attimo, gli stessi trenta Comuni membri del CDALED, il Consorzio depurazione acque Lugano e dintorni, non avevano conoscenza fino a pochi giorni fa che la Delegazione consortile avrebbe messo in stand-by il progetto per importanti divergenze di veduta fra lo studio d’ingegneria autore del progetto definitivo d’ammodernamento e il Consorzio chiamato ad effettuare la progettazione esecutiva. La stessa Delegazione, d’altronde, non s’immaginava che si sarebbe arrivati a tanto. «Sei mesi fa eravamo convinti di poter risolvere il tutto internamente – ci spiega il presidente Francesco Gandolla – ma quando abbiamo chiesto ai professionisti di comunicarci le loro posizioni definitive in merito al progetto abbiamo dovuto constatare che non erano conciliabili con il prosieguo delle attività di progettazione, e così abbiamo bloccato tutto». A stretto giro di posta la cosa è poi stata comunicata ai Comuni consorziati con uno specifico messaggio all’indirizzo del Consiglio consortile: «Sapevano che avevamo difficoltà a partire, anche perché da programma il cantiere sarebbe dovuto iniziare lo scorso anno. Finora la nostra posizione nei confronti dei Comuni consorziati, con la massima trasparenza, è sempre stata quella che si stava affinando il progetto per la fase appalti, con la convinzione di poter appianare le divergenze di visioni fra le parti, finché ci siamo accorti che non era più in nostro potere risolvere la questione. Il problema ora è che non riusciamo a stabilire chi dei due abbia effettivamente ragione e per questo motivo abbiamo deciso di rivolgerci a un esperto tecnico super partes».

«Siamo molto delusi»

Le divergenze tecniche di opinioni tra il progettista del progetto definitivo e quello del progetto esecutivo si trascinano ormai da due anni. Il primo sostiene che bastino modifiche puntuali alla sua proposta per andare in appalto, il secondo argomenta che serva una rielaborazione molto importante stimata in ben 4.900 ore di lavoro. In tutto questo sulla base del progetto definitivo il CDALED ha già ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie a partire con i lavori. C’è il rischio di dover ricominciare da zero? «Siamo fiduciosi che non sarà il caso – afferma Gandolla. – Il progetto è stato approvato dalle Autorità competenti. La questione è tecnica e riguarda i dettagli d’esecuzione di alcune parti sensibili del progetto definitivo. Mettiamola così: dato che non stiamo costruendo un nuovo depuratore da zero ma ne stiamo ammodernando uno esistente, se si apportano delle modifiche su delle parti esistenti esse implicano inevitabilmente delle possibili conseguenze su altre parti d’opera, ancora di più nell’ambito di un progetto multidisciplinare come il nostro».

Ciò non toglie che al momento prevale l’amarezza. Ma non vi è la volontà di puntare il dito contro qualcuno in particolare. «Avevamo ben altre aspettative su dove volevamo essere oggi con il cantiere e siamo molto delusi – dice il nostro interlocutore. – Il nervosismo è palese da parte di tutte le parti interessate e questa situazione non piace a nessuno. Detto ciò, si tratta di professionisti con un’ottima reputazione ed è anche a tutela loro, oltre che nostra, che abbiamo deciso di cercare un perito indipendente. Ad oggi purtroppo non sappiamo come la perizia chiarirà chi ha ragione tra i due gruppi di progettazione, oppure se fornirà altre risposte». Trovare l’esperto, tra l’altro, non sarà una passeggiata: «Il contesto in cui operiamo è piccolo e vi saranno da verificare le disponibilità dei pochi specialisti sulla piazza».

Una data importante: il 2035

In attesa della perizia, l’ammodernamento è dunque stato messo in pausa e il CDALED si sta tutelando in caso si debba andare in causa (il Consiglio consortile discuterà della cosa a metà dicembre). La buona notizia è che il ritardo non mette pressione su scadenze inderogabili: «Il Depuratore funziona bene e rispetta tutte le leggi attuali – spiega Gandolla. – Le macchine si stanno comunque avvicinando alla fine del loro ciclo di vita e al momento in cui è meglio ammodernare il tutto piuttosto che continuare a mantenere l’esistente. La Legge federale sulla protezione delle acque ci impone, essendo noi  uno dei dieci più grandi impianti di depurazione della Svizzera, di introdurre la fase del trattamento dei microinquinanti entro il 2035».

Le altre conseguenze

Un altro possibile grattacapo sul futuro del progetto è il fatto che fra l’ultimo preventivo di spesa e oggi è sopraggiunta una grande instabilità geopolitica, con inevitabili conseguenze sui costi di costruzione. «Non ci facciamo illusioni, probabilmente il tutto sarà più caro. Ma per capirlo aspettiamo di poter andare in appalto. Al rientro delle prime offerte sapremo meglio i costi effettivi. Allo stato attuale non abbiamo comunque informazioni di scostamenti oltre al normale rincaro o dovuti a questi problemi di progettazione». Il ritardo non avrà invece particolari effetti sul piano d’investimenti del CDALED, che oltre all’Ida di Bioggio gestisce una rete di canalizzazioni consortili che serve gran parte del luganese e per questo riceve annualmente circa dieci milioni di franchi dai Comuni consorziati.

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