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Il prossimo rebus dei dipartimenti: «Le Finanze saranno il vero perno»

L’entrata di Piero Marchesi in Governo è avvenuta all’insegna della stabilità – Il Consiglio di Stato ha deciso di ripristinare le competenze precedenti all’arrocchino – Ma che cosa accadrà ad aprile? Le riflessioni di tre ex «ministri» e due figure di primo piano
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
09.10.2026 06:00

Che cosa succederà ad aprile? Mercoledì il Consiglio di Stato ha deciso di ripristinare la situazione precedente all’arrocchino: il Dipartimento del territorio è stato assegnato a Piero Marchesi, subentrante di Claudio Zali, mentre a Norman Gobbi è tornata la responsabilità politica di Polizia e Magistratura. Quasi un colpo di spugna sugli errori commessi (e avallati) dallo stesso Consiglio di Stato. Del tipo: per il bene delle istituzioni si riparte da zero. Le ambizioni pubbliche del «ministro» leghista, che puntava per interesse e anzianità al Territorio, sono state quindi accantonate. Ma fino a quando? Alla domanda diretta sull’eventualità di un rimpasto ad aprile (e se il Governo avesse già affrontato il tema), la presidente Marina Carobbio Guscetti ha risposto: «Già oggi sappiamo che ci sarà una nuova composizione, poiché il collega Christian Vitta non si ripresenta. Sarà quindi compito del nuovo Governo decidere, come sempre, sull’attribuzione dei dipartimenti».

Che cosa succederà quindi ad aprile? Le variabili in gioco sono molte e alcune avranno un peso rilevante. Raffaele De Rosa, per esempio, scioglierà le riserve a fine ottobre. Per quanto azzardare previsioni sia difficile, è tuttavia possibile ragionare su alcuni scenari. È quello che abbiamo chiesto di fare ad alcuni “grandi vecchi” della politica cantonale e, laddove possibile, anche ex consiglieri di Stato.

«DFE, la chiave di volta»

La prima considerazione di Gabriele Gendotti, già «ministro» PLR, è netta: «In assenza di una vacanza, chi dirige un dipartimento ha il diritto di mantenerlo». Una premessa da tenere a mente, che rischia di condizionare la contesa attorno al DT, anche se alla fine la decisione spetta comunque all’intero gremio, che si esprime tenendo conto sia dell’anzianità sia degli equilibri interni complessivi. «Iniziare una nuova legislatura con attribuzioni che non soddisfano i singoli non è di buon auspicio». Secondo Gendotti, «qualora Marchesi dovesse rinunciare al DT, si aprirebbe la contesa su quel dipartimento, e Gobbi, per anzianità, potrebbe rivendicarlo». Sempre che l’area di destra confermi due seggi, «cosa non scontata», aggiunge l’ex direttore del DECS. In questa costellazione si aprirebbe soprattutto il nodo delle Finanze, che Gendotti individua come il vero punto decisivo della nuova legislatura. «Tutto si decide su chi prende le Finanze. Bisogna vedere chi si farà avanti e chi avrà il coraggio di assumersi questa responsabilità. Il disavanzo strutturale previsto impone di agire e non sarà facile». Secondo Gendotti, se dovesse restare al PLR cambierebbe poco o nulla. Se si farà avanti invece Marchesi si aprirebbero diversi scenari. «Non da ultimo, oltre alla contesa per il DT, un eventuale interessamento del PS per il Dipartimento sanità e socialità». Al PLR tornerebbe la Scuola? Fantapolitica. Forse.

«De Rosa vuole restare ma»

Passando in casa del Centro, la domanda è secca: De Rosa si ricandiderà? «La sua attesa – estremamente lunga – solleva più di un interrogativo», commenta dal canto suo Paolo Beltraminelli, ex consigliere di Stato PPD. «Personalmente credo che voglia rimanere, ma che ci siano dinamiche interne da considerare». Al netto di quello che accadrà, Beltraminelli mette comunque in guardia dai rischi legati a un ricambio troppo ampio in Consiglio di Stato: «Senza qualcuno con esperienza a risentirne potrebbe essere la governabilità». Secondo Paolo Beltraminelli, sarà soprattutto il risultato delle elezioni a determinare i nuovi equilibri nell’attribuzione dei dipartimenti in Consiglio di Stato. «Se Marchesi dovesse ottenere un buon risultato, l’UDC potrebbe rivendicare le Finanze, anche in coerenza con la propria linea politica sul contenimento della spesa e del personale dello Stato». Se i 4 consiglieri di Stato che si ripresentano dovessero essere rieletti, ciò che non è scontato, si aprirebbe la corsa per il DT, ambito sia da Gobbi sia da De Rosa. Secondo Beltraminelli, i liberali potrebbero anche puntare sul ritorno al DECS, «un dipartimento da loro ritenuto chiave». Ipotizzare invece un passaggio di De Rosa alle Istituzioni, secondo Beltraminelli, appare improbabile: «Il suo profilo è simile a quello di Vitta, avendo studiato economia a Friburgo. Quindi, o le Finanze, o il Territorio. A meno che arrivi per il Centro qualcuno di nuovo. A quel punto tutto si apre».

«Né Lega né UDC»

«La decisione spetta alla maggioranza del Consiglio di Stato, che tiene conto anche dell’anzianità», premette dal canto suo Pietro Martinelli, già «ministro» socialista. «Se dovesse cambiare solo Vitta, e senza accordi ulteriori, i liberali rischierebbero di rimanere con il cerino in mano». Quanto a un possibile interesse di Marina Carobbio Guscetti per il DSS, secondo Martinelli l’ipotesi non è da escludere. «Anzi è probabile che lo richieda. Che poi le venga concesso, però, dipende da tutta una serie di equilibri interni che si devono realizzare. A decidere è sempre la maggioranza». E sul balletto attorno al Territorio, l’ex direttore del Dipartimento delle Opere Sociali taglia corto: «Spero che il DT non vada né alla Lega né all’UDC. Rispetto ai problemi del Ticino, non sono le persone più adatte».

Liberali al DECS?

«Ho visto pronostici cambiare così spesso che esprimersi su quello che accadrà ad aprile è difficile», premette il sindaco di Lugano e leghista della prima ora, Michele Foletti: «Memorabile fu il veto liberale contro l’assegnazione della Scuola a Beltraminelli, che portò infine il DECS in casa socialista, con Bertoli». Molto, poi, dipenderà dalle persone elette – dice –, e dalla forza dei rispettivi partiti in Gran Consiglio: «Dobbiamo ricordarci che i messaggi del Governo devono anche essere difesi e votati in Parlamento». Sfera di cristallo a parte, Marchesi rivendicherà il DT? «La prassi vuole che sia il «ministro» più anziano ad esprimersi per primo, fermo restando che la decisione finale spetta all’intero gremio». Secondo Foletti, quindi, i prossimi sei mesi al DT non dovrebbero rappresentare un diritto acquisito. Anche secondo il navigato politico leghista, molto dipenderà dalle Finanze: «Non mi stupirebbe se Marchesi optasse per il DFE, vista la politica portata avanti dall’UDC in Gran Consiglio». In questo caso, lascerebbe aperta la porta a Gobbi per il DT. Il PLR, però, non rimarrebbe con il cerino in mano? «I liberali potrebbero ambire al DECS: i numerosi atti parlamentari sulla scuola ne dimostrano l’interesse; Carobbio potrebbe passare al DSS, un dipartimento peculiare e affine alle sue precedenti esperienze politiche federali, mentre il Centro ritornerebbe al DI, quello che fu di Pedrazzini». Senza contare, conclude Foletti, che le scelte potranno essere influenzate anche dall’attribuzione dei dipartimenti a Berna, nel post-Parmelin. «E comunque, di solito, dalla prima seduta di Governo qualcuno esce sempre scontento; quasi sempre i partiti».

«Prima le competenze»

Per il presidente UDC, Marco Chiesa, le riflessioni devono fermarsi prima: «Si tratta di dinamiche interne al Consiglio di Stato, sulle quali non incidono, o non dovrebbero incidere, pressioni partitiche. È un’autonomia che dobbiamo rispettare». Piuttosto, prosegue Chiesa, a prevalere devono essere le attitudini e le competenze individuali di ogni singolo «ministro». Nel caso di Marchesi, quindi, il suo interesse e la sua esperienza per il Territorio e le Finanze. «Il suo percorso e la sua formazione gli consentono di ambire a entrambi i dipartimenti. Credo siano elementi di cui si terrà conto». Premessa a parte – ma doverosa – anche per Chiesa, comunque, molto dipenderà dalle Finanze. «Se dovessero essere attribuite al nuovo o alla nuova eletta del PLR (Farinelli ha manifestato un interesse esplicito, ndr), un rimpasto allargato sarà meno plausibile». Come dire: se le Finanze resteranno al PLR, sarà più difficile immaginare una redistribuzione degli altri dipartimenti. «Desiderata partitiche e anzianità non bastano all’interno di quel gremio. Lo abbiamo visto. Spetta ai consiglieri di Stato trovare un equilibrio interno che permetta a ciascuno di dare il meglio nell’interesse del Cantone».

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