Per la stabilità uno «sgarbo» a Lega e Gobbi

Dal «gran rifiuto» del 1995, quando Alex Pedrazzini a sorpresa declinò l’offerta di prendere il Dipartimento del territorio (uno dei più ambiti dai partiti poiché foriero di consensi) siamo passati al «grande sgarbo». Nei confronti della Lega e, in particolare, di Norman Gobbi. «Ministro» che negli scorsi mesi e anni non aveva mai nascosto la sua volontà di cambiare. E passare, appunto, al Territorio. Non da ultimo tramite l’ormai celebre «arrocchino».
La prassi teorica vuole che proprio il «ministro» più anziano (ossia Gobbi) possa per primo, nella seduta di Governo per la ripartizione dei Dipartimenti, esprimere la propria preferenza. Oggi, però, il Governo ha scelto un’altra strada. E ha affidato il tanto ambito Territorio all’ultimo arrivato, Piero Marchesi. Uno scenario difficilmente ipotizzabile alla vigilia della seduta e una scelta che la presidente dell’Esecutivo, la socialista Marina Carobbio Guscetti, ha spiegato con una parola chiave: «Stabilità». In un momento istituzionalmente delicato, dunque, il Consiglio di Stato ha voluto lanciare un messaggio chiaro: niente scossoni, niente cambiamenti in corsa, dopo arrocchi annunciati e «arrocchini» consumati, tutto torna com’era a inizio legislatura: il DECS a Carobbio Guscetti, il DSS a Raffaele De Rosa, il DFE al partente Christian Vitta, il DI che torna a Gobbi e il Territorio a chi è subentrato a Zali, ossia a Piero Marchesi.
Una «stabilità» all’insegna della collegialità e dell’interesse delle istituzioni. Stabilità che però, inutile nasconderlo, viste le mire di Gobbi sul DT, oggi si è tradotta anche in uno «sgarbo» allo stesso «ministro» leghista e alla Lega, che teneva il DT dal 1995 e oggi l’ha ceduto ai «cugini» democentristi. Non è un caso, in effetti, che le dichiarazioni a caldo del coordinatore della Lega, Daniele Piccaluga, siano state tutto fuorché entusiaste.
La delusione
«Non siamo soddisfatti». Un eufemismo per dire, invece, che sotto il cielo di via Monte Boglia la rabbia è grande. Dopo settimane di auspici, la Lega come visto non si è ripresa il Territorio. E il coordinatore non ha usato scorciatoie. «Auspicavamo da tempo che Gobbi passasse a quel Dipartimento», ha sottolineato. «Gobbi era e rimane la persona più idonea per quel ruolo. Da oltre un anno (dall’arrocchino, ndr) aveva già dimestichezza con alcuni settori, avrebbe portato l’esperienza giusta nei dossier. Il Governo ha proceduto diversamente e questo non ci rende certo soddisfatti». Un Governo che tuttavia ha proceduto all’insegna della stabilità. «No, per la Lega era logico che Gobbi andasse al Territorio», ha chiarito nuovamente Piccaluga. «Tutti i partiti invocavano da tempo un cambiamento, denunciando un Consiglio di Stato stanco. Ebbene: quando il Governo ha avuto la possibilità di cambiare, non ha avuto il coraggio di farlo. Anzi: da parte dell’Esecutivo c’è stata la chiara volontà di non dare il DT a Gobbi». Un segnale chiaro contro la Lega, dunque? «Può essere letta in questo modo», ha confermato il coordinatore. Ora, per via Monte Boglia, i giochi si riapriranno ad aprile (sempre che un leghista venga eletto). «Innanzitutto ci impegneremo affinché Gobbi faccia una buona elezione», ha chiosato Piccaluga. «Poi, sarà nostra premura fare in modo che il Territorio torni a essere gestito dalla Lega».
Sempre non a caso, invece, le dichiarazioni del presidente ad interim dell’UDC, Marco Chiesa, sono state di tutt’altro tenore: «Sono decisioni che competono al Governo. Le possiamo criticare, sì, ma le dobbiamo accettare. È giusto fare auspici, posso capire che certe scelte non soddisfino tutti, ma bisogna accettarle». Per Chiesa, inoltre, Marchesi potrà far bene al DT, vista anche «la sua lunga esperienza, come sindaco, di un Comune». Elementi, questi, che per il presidente fanno di Marchesi l’uomo giusto al posto giusto, «anche in vista di aprile».
«Una volpe nel pollaio»
All’esatto opposto, per i Verdi, Marchesi è l’uomo sbagliato (soprattutto) al posto sbagliato. «Dopo Rösti, un’altra volpe nel pollaio», hanno ironicamente titolato il loro comunicato stampa di reazione, esprimendo «preoccupazione per l’assegnazione del Dipartimento del territorio a Piero Marchesi». Già, anche perché notoriamente (e per sua stessa ammissione), Claudio Zali era ben più vicino alle posizioni degli ecologisti che a quelle dei democentristi. «Oltre a Rösti (ndr. alla conduzione del Dipartimento federale dell’ambiente), anche Marchesi potrà agire indisturbato, come la volpe nel pollaio, nei dossier critici per smantellare le politiche a favore del clima e dell’ambiente o della mobilità pubblica», hanno scritto i Verdi, per poi lanciare una frecciatina al collegio governativo, in cui siede anche l’alleata Carobbio Guscetti: «Dovremmo poter contare sui colleghi di governo, qualora dovesse “deragliare”, ma visto che sono loro ad aver messo “la volpe nel pollaio”... non possiamo che essere preoccupati». Gli ecologisti, quindi, hanno chiuso la loro posizione con un auspicio, in vista delle prossime elezioni: che questa stabilità duri «solo fino ad aprile».
Una buona soluzione
Il Territorio, va poi ricordato, era da un po’ di tempo ambito pure dal Centro. Il presidente del partito, Fiorenzo Dadò, ha tuttavia voluto lodare la scelta di Governo, all’insegna della stabilità: «Si tratta di una soluzione molto buona. Il dipartimento rimasto vacante era il DT ed era logico che andasse al nuovo entrato». Perlomeno in questa fase. «Se poi si vorranno altri cambiamenti più importanti (come una riforma generale dei Dipartimenti), andranno discussi dopo le elezioni».
Insomma, anche per il Centro, nonostante le ambizioni, in questa fase delicata per le istituzioni la parola chiave dev’essere «stabilità». Un concetto, come detto, ribadito più e più volte anche da Carobbio Guscetti in conferenza stampa.
L’interesse collettivo
«La decisione è stata presa dal Governo all’insegna della responsabilità collettiva, volta a garantire la massima stabilità», ha affermato la «ministra» socialista, per poi aggiungere: «Ognuno ha messo l’interesse collettivo prima di qualsiasi eventuale interesse individuale». E ciò, appunto, per «garantire continuità ai molti progetti in corso e accompagnare il Cantone nel modo più stabile e ordinato possibile fino al rinnovo dei poteri politici», alle elezioni del prossimo aprile.
La presidente dell’Esecutivo, dunque, in questo contesto ha voluto rilanciare con forza «un messaggio più volte ripetuto in queste ultime settimane: ci attendono mesi intensi, con una campagna elettorale che alzerà inevitabilmente i toni, fuori e probabilmente anche dentro Palazzo. È legittimo, ma le istituzioni non sono un terreno di conquista, appartengono a tutti». Negli ultimi mesi, ha aggiunto Carobbio Guscetti, «abbiamo visto troppo spesso il confronto politico pubblico allontanarsi dal senso di responsabilità che dovrebbe accompagnarlo. E questo non deve ripetersi». Motivo per cui, appunto, il Governo «auspica un confronto serio e magari anche appassionato sui temi, ma che deve rimanere rispettoso delle persone e delle istituzioni». Poiché «la politica che serve a questo cantone è quella che costruisce, non quella che distrugge».
La linea istituzionale, va infine rimarcato, è stata espressa anche dallo stesso Gobbi. La sua delusione per non aver ottenuto il Territorio, infatti, è apparsa pubblicamente solo fra le righe. Rispondendo alle domande dei giornalisti, ha scelto la linea della collegialità. «Chiaramente avevo interesse a un cambiamento», ha ammesso, «ma nell’ambito della ponderazione, come spiegato dalla presidente, il Consiglio di Stato ha deciso per la soluzione che garantisse la maggiore stabilità al Governo e all’amministrazione cantonale». «Preminente», dunque, «è questa decisione di stabilità, con i minori cambiamenti possibili». E, ha aggiunto, «sicuramente sono felice della ricomposizione dei Dipartimenti», dopo lo spacchettamento dell’arrocchino. Ad ogni modo, ha chiosato il leghista, «chiaramente gli interessi di uno o dell’altro (ndr. consigliere di Stato) sui dipartimenti rimarranno. E poi si deciderà una volta che il popolo avrà stabilito chi comporrà il Consiglio di Stato nel 2027». Come dire: oggi si è giocato solo il primo tempo di una partita che deve ancora concludersi.



