Mendrisio

«Il sentimento d’insicurezza si è molto ridimensionato»

Le misure messe in atto alla Clinica psichiatrica cantonale hanno permesso di far fronte, in maniera più efficiente, agli episodi di violenza - Al centro la strategia che si fonda su prevenzione, repressione, gestione degli eventi e formazione
©Chiara Zocchetti
Stefano Lippmann
17.01.2026 06:00

«La situazione adesso è in parte rientrata. Ciò non toglie che bisogna sempre rimanere attenti, ma quei sentimenti di insicurezza che avevano portato a lanciare un appello oggi sono radicalmente modificati». Così si era espresso lo scorso primo dicembre - sulle colonne del Corriere del Ticino - il direttore dell’Organizzazione psichiatrica cantonale Daniele Intraina. Il tema? Gli incidenti e gli episodi di violenza registrati all’interno della Clinica. Insomma, a Casvegno non si è rimasti con le mani in mano. Lo attestano, in tal senso, anche i programmati lavori di riorganizzazione e di ammodernamento dei padiglioni Quadrifoglio ed Edera. Senza dimenticare la recente apertura, a San Pietro di Stabio, della nuova Unità di cura pedopsichiatrica.

Il lavoro che viene svolto dai collaboratori all’interno di Casvegno, si sa, è particolarmente delicato. E, in un certo senso, è anche sensibilmente mutato nel corso degli ultimi anni. Di questo ne è consapevole anche il Governo il quale ha risposto in maniera articolata a due interrogazioni: una del granconsigliere Matteo Quadranti (PLR), l’altra del deputato Daniele Caverzasio (Lega).

Tre fattori

L’aumento degli agiti violenti, in particolare verso i curanti e verso le infrastrutture - si premette nella risposta - è un problema che «travalica il perimetro delle istituzioni psichiatriche e che si sta diffondendo in tutti i contesti di cura». Il riferimento è ad esempio agli ospedali di cure generali, case per anziani, pronto soccorso e farmacie. Per quel che riguarda la CPC sono stati identificati principalmente tre fattori. In primo luogo v’è l’aumento del tasso di occupazione della clinica, «per diversi periodi attorno al 100%, che ha portato a oltre 2.200 ammissioni annue». In secondo luogo viene menzionata la «costante presenza» di ricoveri coatti. In Ticino, circa il 90% dei casi riguardano la Clinica psichiatrica cantonale. Infine, Casvegno è confrontato con «la richiesta di ricoveri da parte di autorità civili o penali di persone che manifestano gravi disturbi del comportamento con condotte antisociali, ma che non hanno manifeste patologie psichiatriche e la cui gestione non consente o necessita la messa in atto di interventi di cura». In questo caso - non si nasconde - le risposte attuate dal personale curante «risultano pertanto poco efficaci, soprattutto se la degenza si protrae nel tempo a seguito dell’impossibilità di dimettere l’utente verso altre destinazioni».

Principali casistiche

Gli episodi di violenza che si manifestano nelle strutture sono per lo più insulti, minacce e aggressioni fisiche (compresi sputi, calci, pugni o sberle). Spesso nel paziente si riscontra anche un uso di sostanze psicoattive. Per quanto riguarda le caratteristiche degli autori - si menziona nella risposta all’interrogazione di Quadranti - si assiste a un importante aumento della proporzione di incidenti provocati da pazienti con meno di 25 anni, in particolare minorenni. In termini numerici, inoltre, sono aumentati gli incidenti provocati «da persone che presentano una diagnosi legata all’uso di sostanze (circa l’80% degli incidenti sono compiuti da pazienti che hanno come diagnosi principale o secondaria l’uso di alcol o sostanze psicoattive).

Un’articolata strategia

Come detto in apertura, la situazione è in parte rientrata. Questo grazie allo sviluppo di una strategia che si fonda su quattro assi principali: prevenzione, repressione, gestione degli eventi e formazione. L’insieme delle misure individuate da un’analisi approfondita ha permesso di realizzare 18 tipologie d’intervento. La Direzione sta inoltre mettendo in atto una serie di misure fiancheggiatrici che vanno dalla già citata riorganizzazione dei reparti (che si concluderanno nella primavera del 2028), all’attivazione di nuovi sistemi d’allarme sulla persona. Non va dimenticata, inoltre, la prevista introduzione della videosorveglianza nel parco Casvegno che permetterà di aumentare il controllo ed evitare che le sostanze psicoattive possano raggiungere i reparti. Infine, si annoverano la presenza di un agente di sicurezza privata nella fascia oraria serale e notturna e l’introduzione di un protocollo di collaborazione fra il Servizio gestione detenuti, la Polizia cantonale e l’OSC.

«Grazie a tutte le misure sistemiche adottate - si sottolinea - il sentimento di insicurezza percepito e vissuto in passato dagli operatori, oggi si può ritenere in gran parte ridimensionato. Sono stati inoltre resi molto più facili e veloci la segnalazione degli incidenti e il loro rilevamento, anche quando gli stessi sono di minore intensità».

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