Ticino

«Il silenzio non è più un'opzione»: corteo pro-Palestina a Lugano

Alla manifestazione, partita davanti al Palazzo dei Congressi e non autorizzata, presenti fra le 200 e le 300 persone – Scanditi slogan contro Israele: «DFAE e Cassis complici»
©CdT/Gabriele Putzu
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Red. OnlineeRed. Lugano
23.05.2026 16:29

«Il silenzio non è più un'opzione». Con queste parole, il Coordinamento unico a sostegno della Palestina ha indetto e organizzato un corteo «contro l'imperialismo e il genocidio» per oggi a Lugano. A spingere per la manifestazione, non autorizzata, «l'escalation militare senza precedenti» in Medio Oriente e, citiamo dal comunicato, «le atrocità compiute dal governo israeliano con la complicità degli Stati Uniti e la colpevole passività dei governi europei, compreso quello svizzero».

Dopo un discorso introduttivo, tenutosi davanti al Palazzo dei Congressi, il corteo ha percorso il Lungolago, con ulteriori tappe alla Pensilina, in Piazza Dante, dove è stato organizzato un breve sit-in, e in Piazza Cioccaro. Presenti, secondo le stime del Corriere del Ticino, 200-300 persone. Il Coordinamento, in particolare, ha denunciato con forza «l'abbordaggio illegale in acque internazionali della Global Sumud Flotilla da parte delle forze israeliane». Tra le centinaia di attivisti internazionali detenuti da Israele, ricordiamo, c'erano anche alcuni cittadini svizzeri. Fra questi il ticinese Anek Speranzarientrato oggi assieme agli altri con un volo su Ginevra. «Le immagini scioccanti diffuse in queste ore», ha aggiunto il Coordinamento, hanno mostrato «i prigionieri bendati, legati e costretti a subire torture, abusi fisici e umiliazioni psicologiche degradanti». Di qui la condanna, estesa al DFAE e a Ignazio Cassis, rei di aver abbandonato «i propri cittadini al loro destino limitando l'aiuto consolare».

Durante il corteo, i partecipanti hanno scandito cori a favore della Palestina e definito «Stato di assassini» Israele, ribadendo di voler dire basta «al massacro continuo a Gaza e all'occupazione del Libano». E ancora: «Non accetteremo che la guerra permanente passi sopra il nostro silenzio».

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