Il vescovo scrive ai chiassesi tra voglia di rinnovo e reticenze

Una lettera scritta per i parrocchiani di Chiasso e Pedrinate, per quei fedeli che hanno condiviso un quarto di secolo con don Gianfranco Feliciani. L’ha promessa il vescovo Alain de Raemy la scorsa settimana, quando ha reso noto il nome del successore di don Feliciani. Una lettera sentita e voluta per meglio spiegare le motivazioni della scelta, sia quella del nuovo sacerdote, sia quella di non nominare il vicario don Andrea Molteni, da molti considerato l’erede di don Feliciani. E proprio perché era rivolta a loro, i primi a scoprirne il contenuto sono stati i parrocchiani nel corso delle messe dello scorso fine settimana (c’è anche chi ha chiesto di poterne ricevere una copia cartacea).
«Un cambiamento salutare»
Cosa contiene questa lettera? Parole di spiegazione, franche, ma anche dirette, tanto da non nascondere un briciolo di preoccupazione. L’Amministratore apostolico della Diocesi di Lugano Alain de Raemy ai fedeli delle comunità di Chiasso e Pedrinate ha parlato di futuro, ma anche di passato. «Vi sarete chiesti il perché di tanto silenzio da parte mia durante questi due anni, nei quali si è parlato parecchio della partenza dell’arciprete don Gianfranco Feliciani e della sua successione. Vi assicuro che non è stato un silenzio inattivo», sono le prime frasi della missiva. Poi il testo si concentra sul desiderio di portare un rinnovamento, di iniziare un nuovo capitolo per Chiasso e la sua comunità: «Mi sono fatto la convinzione personale che l’impegno pastorale di don Gianfranco e di don Andrea è stato notevole e molto apprezzato. A loro bisogna riconoscere questa generosità. E penso lo abbiate fatto anche voi (...). Ho inoltre colto la necessità in questo momento storico, nel quale don Gianfranco si ritira per motivi di età e dopo ben oltre un ventennio, per proporre un cambiamento. Che sia salutare per tutti».
Reticenze e preoccupazioni
La lettera di mons. Alain de Raemy rivolge poi lo sguardo al percorso che ha portato alla decisione di non nominare don Andrea Molteni come successore di don Gianfranco Feliciani. E a questo punto il tono diventa particolarmente deciso, parlando anche di resistenze: «Ho proposto ripetutamente a don Andrea una nuova destinazione e un nuovo impegno pastorale. Ha l’età giusta per affrontare nuove sfide, ne ha le capacità e potrà essere stimolante per lui. Alle comunità di Chiasso e Pedrinate, ricche di tutto quanto hanno vissuto finora, sarebbe concessa la possibilità di rinnovarsi con la presenza di altri sacerdoti. Queste proposte hanno trovato forti resistenze e mi preoccupa il fatto che, pur riconoscendo il dispiacere di dover lasciar partire preti apprezzati e conosciuti, qualcuno possa essere restio ad accogliere l’invito del vescovo a considerare anche le altre necessità diocesane. È più che comprensibile essere rattristati per la partenza di persone con le quali si sono condivisi 25 anni di vita comune».
Ad emergere tra le righe è il legame profondo costruito da don Feliciani e don Molteni con la comunità, e la conseguente difficoltà a separarsi. Forse, alla separazione da don Feliciani per motivi di età, nella cittadina si sperava di non doverne sommare (e affrontare) una seconda. L’invito del vescovo è quindi a guardare al futuro: «Anche per don Andrea la partenza è molto difficile, ne abbiamo parlato più volte. Sono però convinto e fiducioso che, malgrado il sacrificio iniziale, anche per lui il trasferimento diventerà una nuova occasione per crescere a partire dalla bella esperienza fatta a Chiasso in tutti questi anni. Pure la sua futura comunità approfitterà e imparerà ad apprezzare le sue qualità. Non dimentichiamo questo valore della condivisione, anche in diocesi!».
Missioni e migranti
La lettera non poteva non finire senza la presentazione del nuovo amministratore parrocchiale: don Juan Carlos Tejeda (a cui sarà affiancato un secondo parroco ancora da designare). «Egli è ricco di esperienze missionarie in diverse parti del mondo ed è cresciuto nella famiglia degli Scalabriniani, congregazione dedita ai migranti». E ancora: «Sono fiducioso nella vostra comprensione: capisco la delicatezza della situazione per voi tutti che state per vivere un cambio, ma ho grande fiducia nelle capacità degli uni e degli altri di affrontare nuove sfide, con la ricchezza dell’esperienza finora vissuta».


