Il caso

Impianto di compostaggio senza licenza edilizia: estromesso dal concorso che aveva vinto

La struttura a Ponte Capriasca non è a norma sulla carta e questo le è stato fatale nell'aggiudicazione della raccolta e smaltimento del verde del Comune di Savosa: inutile il ricorso al Tribunale federale
©Gabriele Putzu
Federico Storni
08.06.2026 06:00

La Caiscio Compost Sagl, società che da un trentennio gestisce una piazza di compostaggio al confine fra Ponte Capriasca e Torricella-Taverne, non potrà ritirare e smaltire gli scarti vegetali del Comune di Savosa, malgrado si sia classificata prima all’apposito concorso. Il motivo, confermato dal Tribunale federale in una recente sentenza, è che il bando richiedeva che gli impianti e le piazze di deposito dei concorrenti fossero conformi sia dal profilo tecnico che ambientale. Unico modo di dimostrarlo, attraverso una licenza edilizia «quale autorizzazione che accerta il rispetto delle normative pianificatorie ed edilizie di un impianto». Licenza edilizia che, notoriamente, Caiscio Compost non ha; cosa che è ciclicamente fonte d’attrito con le autorità locali. La società è quindi stata esclusa dal concorso e la commessa aggiudicata alla ricorrente, ovvero la ditta classificatasi seconda.

In attesa della pianificazione

Come forse si ricorderà, la piazza gestita dalla Caiscio Compost è sita proprio laddove il Cantone vorrebbe realizzare un centro di compostaggio di interesse regionale, cosa che l’azienda ha provato a far valere davanti al Tribunale federale, citando da un lato una situazione acquisita dal profilo edilizio e dall’altra la conformità dell’impianto alla pianificazione territoriale futura. Il problema è che questa pianificazione è ancora oggetto di ricorsi (dovrà esprimersi proprio ilTribunale federale): «Non basta che vi sia una situazione pianificatoria favorevole - hanno infatti sancito i giudici; - occorre dimostrare la conformità dell’impianto alle normative pianificatorie ed edilizie vigenti».

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