La proposta

In Ticino «la legislatura di 4 anni non basta più»

Un’iniziativa parlamentare chiede una modifica costituzionale per prolungare di un anno la legislatura sia per il livello cantonale sia per quello comunale – Paolo Ortelli: «Così si rafforza la qualità dell’azione istituzionale e si garantisce stabilità» – Il no popolare del 2009
©Chiara Zocchetti
Giona Carcano
06.07.2026 06:00

Portare da quattro a cinque anni la durata della legislatura. A tutti i livelli: Consiglio di Stato, Gran Consiglio, Municipio e Consiglio comunale. È la sintesi della proposta di modifica costituzionale – certamente destinata a far discutere – di Paolo Ortelli, sostenuta anche dai colleghi di partito Fabio Schnellmann e Simona Genini, così come da Maruska Ortelli (Lega). Il deputato liberale radicale, non nuovo a iniziative «divisive» come accadde per la soglia di sbarramento al 4% per l’elezione al Parlamento, motiva l’iniziativa parlamentare con i profondi cambiamenti politici, istituzionali e mediatici intercorsi dall’istituzione dell’attuale legislatura quadriennale. «Non si tratta di una modifica dettata da esigenze contingenti o da considerazioni di opportunità politica immediata, bensì della volontà di adeguare il funzionamento delle istituzioni cantonali e comunali a trasformazioni strutturali che interessano ormai da anni tutte le democrazie occidentali e che si manifestano con particolare evidenza anche nel nostro Cantone», premette il deputato.

La campagna permanente

Trasformazioni che, secondo il testo dell’iniziativa appena depositata, portano la politica a vivere in una condizione di campagna elettorale permanente. E questo, a scapito della progettualità e della ricerca del compromesso. A contribuire a quella che viene definita la «personalizzazione» della politica è «la progressiva frammentazione della rappresentanza», spinta anche dalle nuove dinamiche comunicative e dai social media. «Anche all’interno delle stesse forze politiche si assiste ad una crescente competizione individuale che tende a privilegiare la comunicazione rapida rispetto ai tempi più lunghi dell’elaborazione politica e della ricerca di compromessi», osserva Ortelli. Ecco perché, in un contesto profondamente mutato rispetto al passato, quattro anni non bastano più. Il liberale radicale, in seguito, dettaglia l’andamento della legislatura «classica». «Il primo periodo è generalmente assorbito dall’insediamento delle nuove autorità, dalla definizione degli equilibri politici e dall’impostazione dei principali dossier. Successivamente si apre una fase di piena operatività che tuttavia, già a partire dalla seconda metà della legislatura, viene progressivamente condizionata dalla preparazione del confronto elettorale successivo. Nel corso dell’ultimo anno, la dinamica pre-elettorale tende inevitabilmente a prevalere sull’assunzione di decisioni strutturali o politicamente impegnative». La conseguenza di questo modo di procedere è un sistema politico che non è più in grado di far fronte alle sfide sempre più complesse, o di procedere a riforme strutturali. «Una legislatura eccessivamente breve rischia invece di favorire decisioni di corto respiro, di accentuare le dinamiche tattiche e di indebolire la capacità programmatoria delle istituzioni».

Enti locali sotto pressione

Un giudizio che, come visto, secondo Ortelli deve valere anche per il livello comunale. «Negli ultimi anni gli Enti locali sono stati confrontati con un sensibile aumento della complessità amministrativa, normativa e gestionale», sottolinea l’iniziativa. «I Municipi e i Consigli comunali sono chiamati a confrontarsi con sfide sempre più articolate in ambiti quali la pianificazione territoriale, le aggregazioni, la gestione finanziaria, le infrastrutture, l’energia, la digitalizzazione, la politica sociale e la collaborazione intercomunale». Una legislatura di cinque anni permetterebbe quindi anche ai Comuni di godere di una maggiore stabilità amministrativa, anche considerando l’aspetto – centrale per il sistema svizzero – della politica di milizia.

Non si riduce la democrazia

In definitiva, prosegue l’iniziativa, l’estensione della legislatura a cinque anni «non mira in alcun modo a ridurre il controllo democratico sulle autorità cantonali e comunali». Nel sistema svizzero, caratterizzato dagli strumenti della democrazia diretta, «il controllo popolare permane infatti costante durante tutta la durata del mandato attraverso referendum, iniziative popolari e il continuo confronto politico pubblico. La cittadinanza conserva dunque pienamente la possibilità di incidere sull’attività legislativa e sull’indirizzo politico anche al di fuori delle scadenze elettorali». «Questa proposta», aggiunge Ortelli, «intende rafforzare la qualità dell’azione istituzionale, garantendo alle autorità un orizzonte temporale più coerente con la complessità della politica contemporanea».

Il precedente

L’idea di prolungare da quattro a cinque anni la legislatura - un arco temporale che tra l’altro è già in vigore per le cariche nei Cantoni di Ginevra e Vaud - non è una prima assoluta in Ticino.

Una proposta simile, anche per le motivazioni, era andata in votazione popolare nel 2009. Nonostante il parere favorevole del Gran Consiglio, che appoggiò il progetto, il popolo ticinese espresse un chiaro no. Il voto fu praticamente senza storia. L’estensione delle legislature venne respinta in quasi tutti i 169 Comuni (poco più del 30% dei votanti si disse favorevole alla proposta).

Eppure, fa notare ancora Ortelli, «in 15 anni è come se fosse trascorsa un’era. Il mondo è radicalmente cambiato, sotto tutti i punti di vista».