Iniziativa sugli «statali», si lavora al compromesso

Il prossimo mese potrebbe essere decisivo per il futuro dell’iniziativa popolare «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali», promossa dall’UDC assieme a esponenti di Lega, PLR e Centro.
Il testo lanciato nel 2024, come noto, ormai da parecchi mesi giace fermo in Commissione gestione e finanze, dove gli iniziativisti scalpitano per portare alle urne la popolazione sulla proposta. Al contempo, però, da mesi si vociferava di un possibile controprogetto da parte del Consiglio di Stato. Una voce che ha trovato conferma qualche settimana fa nelle parole del consigliere di Stato Christian Vitta, il quale durante la presentazione del Preventivo 2027, il 30 settembre, aveva spiegato che il Governo si sarebbe pronunciato «a breve», fornendo alla Gestione «ulteriori elementi». Va da sé che, in quel momento, essendo imminente l’entrata in Governo di Piero Marchesi (che è primo firmatario dell’iniziativa), il Consiglio di Stato ha atteso il suo arrivo per discuterne al proprio interno. E in questo contesto, a fornire qualche dettaglio in più in questi giorni è stato proprio lo stesso Marchesi, il quale si è espresso al riguardo in un podcast prodotto dal suo partito.
Premettendo che anche da consigliere di Stato continuerà a difendere il principio cardine dell’iniziativa, ossia quello di legare il numero di dipendenti pubblici alla crescita della popolazione, il «neo-ministro» ha affermato: «Arrivata la tematica in Consiglio di Stato, c’era un controprogetto (...) che secondo me controprogetto non era». Insomma, la controproposta elaborata negli scorsi mesi dal Governo era per lui insoddisfacente. In tal senso, ha aggiunto, «mi sono permesso dire: “se si vuole trovare un controprogetto, si cerchi davvero di trovarlo in modo che abbia un senso e vada a rispondere alle esigenze dell’iniziativa”». Dopodiché, ha chiosato Marchesi, «il Consiglio di Stato ha discusso questa opportunità e, in accordo con gli iniziativisti, ci sarà un incontro per capire se c’è la possibilità di trovare un controprogetto». Incontro che, come detto, sarà agendato proprio nel mese di novembre, come spiegato dal Governo alla gestione questa mattina durante una riunione sul preventivo (su cui torneremo tra poco). A Palazzo delle Orsoline, le voci di corridoio indicano che restano ancora da chiarire alcuni aspetti centrali per il controprogetto, in particolare riguardo al «tetto» del numero degli «statali». Sia come sia, quando saranno chiariti gli ultimi aspetti, il Governo metterà sul tavolo degli iniziativisti una controproposta. E questi ultimi potranno eventualmente decidere di ritirare la proposta originale in favore del controprogetto, oppure di tirare dritti con l’iniziativa. Su questo fronte, nel podcast Marchesi ha chiarito che per ovvi motivi si chiamerà fuori dalla decisione del comitato d’iniziativa.
Conti che preoccupano
Ora, come detto, oggi il Governo ha incontrato la Gestione per presentare ai deputati i conti del 2027. A tal proposito, il presidente del gremio parlamentare, Fiorenzo Dadò (Centro), ha rilevato che «se quest’anno possiamo dire che i conti preventivi presentano ancora un disavanzo relativamente contenuto (ndr. di 98,5 milioni), per il futuro si prospettano tempi veramente difficili», con deficit stimati nell’ordine delle centinaia di milioni. «Il Consiglio di Stato ci ha spiegato a grandi linee quali potrebbero essere gli scenari, tuttavia le misure di contenimento della spesa sono tutte rimandate alla futura legislatura», ha ricordato Dadò. Era infatti stato lo stesso Vitta, durante la presentazione del preventivo, a spiegare che nella prossima legislatura sarà con ogni probabilità necessaria una vera e propria manovra di rientro con misure più strutturali. E in tal senso, Dadò ha rilevato che «l’idea potrebbe essere quella di fare come nel 2016, quando venne presentato un messaggio apposito con misure di contenimento». Insomma, non lavorando di preventivo in preventivo, ma con un’unica manovra di rientro per l’intera legislatura.
Segnalazioni da approfondire
Oggi, inoltre, la Commissione si è occupata pure di un altro tema importante. Da settimane, infatti, sta approfondendo il tema dell’obbligo di segnalazione (di potenziali reati) per i deputati, per i funzionari dell’amministrazione cantonale e per i «ministri». Nei vari scandali che hanno segnato la legislatura, le segnalazioni (o mancate segnalazioni) hanno infatti fatto parecchio discutere. E, in tal senso, ora si vuole fare un po’ di chiarezza dal punto di vista giuridico. Motivo per cui, come spiegato da Dadò, la Gestione oggi «ha deciso di chiedere all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio di procedere con un mandato esterno che possa chiarire nella maniera più precisa e più ampia possibile il principio dell’obbligo di segnalazione». E questo anche per chiarire le «tutele per deputati e consiglieri di Stato» che si trovano a segnalare un possibile reato.

