Iniziativa sui dipendenti cantonali, effetti ancora da chiarire

Ripartiti ufficialmente i lavori della politica dopo la pausa estiva, la Commissione gestione e finanze è subito tornata a occuparsi di un tema scottante: l’iniziativa del fronte borghese «Stop all’aumento dei dipendenti cantonali». Proposta che, ricordiamo, chiede un tetto massimo al numero degli «statali» (esclusi i docenti e il personale di cura dell’OSC), che non dovrà superare l’1,3% della popolazione residente in Ticino. Un parametro che secondo gli intenti dei promotori dovrebbe, nell’arco di cinque anni, portare a una riduzione del 10% del personale attuale, ossia circa 580 unità.
Come vedremo, però, sul reale impatto della proposta la Gestione vuole vederci chiaro prima di andare al voto in aula. Tantoché, proprio ieri ha deciso di porre nuovamente una serie di domande al Consiglio di Stato. Con l’obiettivo, appunto, di capire quali saranno gli effetti concreti qualora l’iniziativa venisse effettivamente applicata. Al centro della questione vi sarebbe anche l’interpretazione dei parametri dell’iniziativa. Dettagli sì tecnici, ma che potrebbero fare la differenza sul reale impatto in termini di posti di lavoro nell’amministrazione. E soprattutto dettagli che la Commissione vuole in ogni caso chiarire prima di portare il dossier in Gran Consiglio.
Il deputato Michele Guerra (Lega), che ha coordinato i lavori della Commissione in sostituzione del presidente, spiega in tal senso al Corriere del Ticino che i commissari hanno «deciso di approfondire puntualmente alcuni aspetti, così da arrivare in aula con dati chiari, completi e verificati, rispettando comunque i termini temporali di evasione previsti dal diritto». Nel dettaglio, hanno chiesto al Governo «una ricostruzione completa del personale da conteggiare in unità equivalenti a tempo pieno». In particolare, per chiarire «come vadano considerati l’Istituto delle assicurazioni sociali, il personale finanziato da terzi, il personale di cura dell’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale e le altre categorie, evitando qualsiasi doppio conteggio». Tutto ciò, con «l’obiettivo di svolgere fino in fondo il nostro lavoro e presentarci in aula su basi più che solide».
Tempistiche da rispettare
Sia come sia, al di là dei dettagli tecnici, l’UDC ieri – con il capogruppo Alain Bühler – ha depositato il proprio rapporto commissionale, ovviamente favorevole all’iniziativa. Insomma, da parte loro tutto è pronto. E i democentristi chiedono che per il voto popolare si rispettino i tempi previsti dalla legge. «Le tempistiche sono dettate dalla Costituzione: entro due anni dalla pubblicazione sul Foglio Ufficiale il popolo va portato alle urne», esordisce Bühler. Concretamente, per l’UDC l’ultima data possibile è dunque quella del 28 febbraio 2027. E, quindi, in Gran Consiglio il dossier dovrebbe giungere per la sessione di ottobre, al più tardi in quella di novembre. Riguardo alle ulteriori domande al Governo poste dalla Gestione, il capogruppo democentrista aggiunge: «Il tema non è soltanto quante sedie togliere a seguito dei pensionamenti, ma di fare in modo che la spesa per il personale, che è la voce di spesa più importante per lo Stato, non aumenti. E, per fare ciò, che venga quindi legata alla crescita della popolazione». Insomma, per l’UDC, al di là dei dettagli interpretativi, occorre sottoporre al verdetto popolare l’iniziativa al più presto. Per quanto riguarda eventuali controprogetti o controproposte del Governo, per Bühler «il Consiglio di Stato è ormai fuori tempo massimo» e «il Parlamento non è tenuto ad attendere». «Mi auguro quindi – chiosa il democentrista – che non staremo nuovamente in balia dell’inerzia del Consiglio di Stato».
Aspetti da verificare
Dal canto loro, Centro e PLR preferiscono attendere le risposte del Governo prima di sbilanciarsi ufficialmente nel merito della proposta. Quei dettagli tecnici e interpretativi, detto altrimenti, possono fare la differenza. «Per trasparenza nei confronti dei cittadini – spiega ad esempio il capogruppo del Centro, Maurizio Agustoni – è importante sapere quali saranno gli effetti concreti della proposta. Perché un conto è dire che si vuole ridurre l’organico, un altro è poi mettere in pratica quella volontà. Quali servizi verrebbero toccati? Con quali effetti per cittadine e cittadini?». Insomma, restano domande importanti da chiarire prima di andare al voto. E resta pure da capire, aggiunge Agustoni, «se il Governo intenda o meno presentare un controprogetto o quantomeno delle proposte alternative». Tenuto conto, chiosa il capogruppo del Centro, «che Piero Marchesi, iniziativista, tra qualche settimana entrerà in Governo. Sulle vostre colonne ha recentemente dichiarato che crede nel compromesso come metodo per raggiungere dei risultati, per cui mi aspetto che possa contribuire alla ricerca di una proposta sostenibile in seno al Consiglio di Stato». Come dire: le incognite sono ancora parecchie.
Il presidente del PLR, Alessandro Speziali, invita dal canto suo a evitare pasticci: «L’obiettivo di un’amministrazione non solo efficace ma pure efficiente è un tema molto sentito anche da noi. Tantoché con diversi atti parlamentari chiediamo di agire sul funzionamento dell’amministrazione. Ma in merito all’iniziativa, che non lavora sul piano del funzionamento, bensì unicamente in termini quantitativi, restano aspetti importanti da chiarire» sulla reale portata della proposta. «Quindi prima di andare in aula è fondamentale consolidare questi aspetti per capire davvero che cosa si andrà a votare. Ed evitare quanto accaduto, ad esempio, sul tema delle stime immobiliari, dove è stato necessario far tornare il dossier in commissione». Anche in quel caso, infatti, le interpretazioni del testo furono centrali. «Da una parte – chiosa Speziali – teniamo d’occhio le tempistiche per evitare ritardi, ma con l’altro occhio è importante chiarire questi aspetti per evitare un boomerang per il funzionamento dello Stato e per il territorio».
Le risposte del Governo, poi, sono attese anche dal PS. Il capogruppo Ivo Durisch ha infatti ribadito la contrarietà del suo partito alla proposta, ma anch’esso ha insistito sulla necessità di chiarire tutte le incognite ancora presenti.


