Iniziative di cassa malati, le divergenze agli emendamenti

Sono sempre più delineati i fronti in Commissione gestione e finanze in merito alle iniziative popolari sulle casse malati votate lo scorso settembre dai ticinesi. Ciò, a una settimana dalla firma sui rapporti commissionali, con l’obiettivo di votare nel plenum nella sessione parlamentare di giugno. La strada, per i rapporti commissionali, a questo punto appare abbastanza spianata. Anche perché, come vedremo, se su alcuni principi di base c’è un accordo solido fra le parti, è assai verosimile che le divergenze su alcuni punti verranno invece sciolte solamente nell’aula del Gran Consiglio, tramite degli emendamenti. In sintesi: in aula tramite due rapporti parziali, uno per iniziativa, si voterà per blindare la loro entrata in vigore (e su questo punto sono pressoché tutti concordi); mentre su altre questioni – come il finanziamento delle proposte e l’ammontare del costo dell’iniziativa del PS – è probabile che i nodi saranno sciolti solo con gli emendamenti.
L’entrata in vigore
Questa mattina, come vedremo, sono emerse alcune novità. Una su tutte riguarda l’entrata in vigore dell’iniziativa della Lega per la deducibilità integrale dei premi di cassa malati. Come spiegato dal presidente della Gestione (nonché co-relatore del rapporto commissionale sull’iniziativa leghista assieme alla collega del PLR Natalia Ferrara), Fiorenzo Dadò (Centro), l’entrata in vigore della proposta è stata fatta slittare al 2028 (e non più al 2027, come inizialmente si pensava). E questo, ha rilevato Dadò, «per permettere ai Comuni di prepararsi, anche perché gli importi in ballo sono importanti». L’iniziativa della Lega, complessivamente, dovrebbe infatti costare agli Enti locali circa 40 milioni di franchi. Al netto di ciò, ha proseguito il presidente, «la bozza del nostro rapporto è pronta» e si tratta adesso unicamente di affinare gli ultimi dettagli. Per quanto riguarda l’iniziativa del PS, «hanno presentato una loro idea di rapporto, con un’entrata in vigore parziale nel 2027 e completa dal 2029». E su questo punto, ha spiegato Dadò, «a grandi linee si può essere d’accordo». Ma, ha aggiunto, «ciò andrebbe vincolato al costo dell’iniziativa, perché una proposta che potrebbe costare 300 milioni di franchi non troverebbe una maggioranza». Il nodo, su questo fronte, riguarda l’idea del Governo di adottare un nuovo parametro, ossia il «premio medio effettivo», al posto dell’attuale «premio medio di riferimento», per calcolare il famoso «tetto» del 10%. Parametro che permetterebbe di abbassare la fattura totale da 300 a circa 130 milioni. Una proposta che per ovvi motivi fa storcere il naso al PS e un nodo che, come vedremo, i socialisti non intendono affrontare già a questo stadio.
Le riflessioni del PS
Come visto, dunque, anche sul fronte del Partito socialista la linea che sarà adottata in Gran Consiglio si sta pian piano delineando. Come spiegato dal capogruppo Ivo Durisch, per l’applicazione dell’iniziativa «riprenderemo le proposte del Governo, con una fase intermedia tra il 1. gennaio 2027 e il 31 dicembre 2028». Poi, dal 1. gennaio 2029 – ed è questa la differenza sostanziale rispetto al piano dell’Esecutivo – il PS metterà «a decreto legge l’entrata in vigore di quanto votato dal popolo». In sostanza, se il Governo ha semplicemente affermato a parole che l’entrata in vigore definitiva avverrà dal 2029, il PS vuole mettere questo principio nero su bianco, per sancirlo nella legge. E, facendo ciò, nella pratica slegherà pure l’entrata in vigore della proposta dal suo finanziamento. Un aspetto, quest’ultimo, che resta ancora da sciogliere. Il PS, ha spiegato Durisch, «per il finanziamento riprenderà le proposte del Consiglio di Stato, ossia l’aumento dell’aliquota sulla sostanza, le transazioni immobiliari sopra un certo livello e la fatturazione della clinica psichiatrica». Ma, riguardo al metodo di calcolo da adottare, ossia l’eventuale adozione del «premio medio effettivo», il PS non intende sbilanciarsi già ora. Per due motivi. Ancora Durisch: «Il voto del popolo è stato chiaro: ha votato con coscienza e cognizione di causa, quindi non mettiamo in discussione quanto è stato votato». Ma, oltre a ciò, la proposta governativa è «aleatoria» poiché «non è stata sostanziata da dati effettivi». E il PS «prima di eventualmente pronunciarsi aspetta i dati». Come dire: è assai probabile che questo tema non sarà affrontato nel rapporto dei socialisti riguardante la loro iniziativa.
Ma, come spiegato da Dadò, «se non saranno loro a farlo, è possibile che sarà il resto della Commissione ad occuparsene». Magari, aggiungiamo noi, tramite degli emendamenti. «Sicuramente ci saranno degli emendamenti – chiosa Dadò – ma saranno il frutto di un ragionamento complessivo, da svolgere una volta che tutti gli elementi saranno sul tavolo».
La terza via
Ora, l’ultima novità emersa questa mattina riguarda il fatto che in aula giungerà anche una «terza via», che sarà proposta dall’UDC tramite un rapporto che affronterà entrambe le proposte contemporaneamente. Come spiegato dal capogruppo UDC Alain Bühler, «in sostanza chiediamo l’entrata in vigore, già a regime, per entrambe le iniziative al 1. gennaio 2027». Ciò, aggiunge, seguendo la proposta del Governo, ossia adottando per l’iniziativa del PS il cosiddetto «premio medio effettivo», facendo scendere la «fattura» della proposta a circa 130 milioni. I democentristi, inoltre, «sulla quota a carico del cantone presenteranno anche un piano di finanziamento su tre anni, per arrivare a regime nel 2029 con la copertura totale di entrambe le iniziative». Concretamente, chiosa Bühler, verrà proposto un finanziamento «sulla linea del decreto Morisoli, mettendo un tetto alla crescita della spesa», con «un cospicuo risparmio di circa 500 milioni di franchi per coprire» i costi di entrambe le proposte.

