Inverno demografico, niente da fare per il «poker»

Si preannunciava da tempo un voto piuttosto «tirato». E così è stato. Il «poker» d’iniziative parlamentari promosse dal Centro per combattere il fenomeno della denatalità è stato bocciato dal Gran Consiglio per una manciata di voti.
In aula, seppur con svariate sfumature, tutti si sono detti concordi sull’importanza di sostenere la natalità e, al contempo, preoccupati per il cosiddetto «inverno demografico». Tuttavia, il plenum si è spaccato in due su come affrontare e reagire al fenomeno. E, a giocare un ruolo importante, è stato il costo delle iniziative (complessivamente di oltre 100 milioni di franchi), ritenuto da una parte maggioritaria del plenum troppo importante, in particolare a fronte dell’incertezza dell’efficacia delle misure stesse.
Che cosa proponeva?
Il pacchetto di atti parlamentari è stato presentato dal Centro nel gennaio del 2024 e, in sintesi, proponeva quattro cambiamenti per favorire le nascite e sostenere le famiglie. Cambiamenti che qui riassumiamo. Primo: un cambio culturale (ad esempio assegnando la responsabilità del tema demografico a un solo dipartimento; includendo in ogni provvedimento governativo una valutazione sull’impatto demografico; promuovendo il valore della famiglia a scuola). Due: un sostegno finanziario alle famiglie (aumentando gli assegni familiari da 215 a 300 franchi; estendendo il numero di beneficiari dell’assegno parentale a tutto il ceto medio). Tre: promuovere la conciliabilità lavoro famiglia (ad esempio rendendo gli asili nido e i centri extrascolastici gratuiti per tutto il ceto medio). Quattro: promuovere l’acquisto della casa primaria per i giovani.
Ora, come vedremo, approvando il rapporto di maggioranza del relatore Patrick Rusconi (PLR, appoggiato da Lega, UDC, Avanti con T&L, HelvEthica e PLV) il plenum ha bocciato tre delle quattro richieste, dando luce verde unicamente al primo punto del «poker», quello relativo al cambio culturale. Che, come fatto notare da un deputato in aula, è «guarda caso» l’unico che non avrà un costo per le finanze cantonali.
Il dibattito
La discussione in aula è però partita dalla presentazione delle iniziative da parte dei promotori. Alessandro Corti, ad esempio, ha ricordato che il problema della denatalità non riguarda «un futuro lontano», ma è «attuale, strutturale e in peggioramento». E, in tal senso, ha definito il poker una «scelta di responsabilità politica» per «pensare alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni». L’altro promotore, il deputato Claudio Isabella, ha anch’esso messo l’accento sulla gravità del problema e sulla necessità di un cambio di passo. Poiché, ha affermato, «una società che rinuncia ai propri figli, rinuncia anche al proprio futuro». E a chi ha sollevato il tema del costo delle proposte, Isabella ha risposto: «La domanda non è quanto costa. La vera domanda è quanto costa non fare nulla: è semplice, costa molto di più».
Sul fronte opposto è quindi intervenuto il relatore di maggioranza Patrick Rusconi, contrario alle iniziative. Il quale ha sottolineato che tutti sono concordi sul valore della famiglia. Ma, ha precisato, «parlare di famiglia non significa solo parlare di natalità», poiché «ridurre il dibattito a più o meno figli è semplicistico e fuorviante». Il tema è semplicemente molto più complesso. Rusconi ha poi criticato l’approccio «assistenziale» delle proposte, spiegando che «i sussidi non possono diventare il centro del sistema, poiché creano dipendenza, rigidità e costi crescenti». Senza dimenticare, ha aggiunto il liberale radicale, che il Ticino ha già fatto molto in questi anni.
Tra i favorevoli sono poi intervenuti i relatori di minoranza Maurizio Canetta (PS) e Tamara Merlo (Più Donne). Il deputato socialista ha parlato di un «problema davvero epocale», che richiederebbe un intervento importante. «Un fenomeno che avanza sulla base delle armi che utilizziamo per contrastarlo», ma «pare vogliamo limitarci a utilizzare una fionda». Come dire: serve un intervento ben più deciso, e il «poker» sarebbe un passo importante nella giusta direzione. Merlo, dal canto suo, ha posto l’accento sul tema della parità per contrastare la denatalità. Poiché, ha affermato, «senza parità non ci sarà alcun rilancio demografico» e approvare le iniziative significa «scegliere una società che non scarica il suo futuro sulle spalle delle donne, ma si costruisce insieme, uomini e donne, su basi più giuste».
La Lega, con il deputato Alessandro Mazzoleni, ha evidenziato l’elevato costo dell’operazione. «In un periodo di forti ristrettezze finanziarie, riteniamo che la responsabilità politica imponga di chiedersi se una misura è sostenibile, prioritaria e se produce effetti concreti». Stessa linea anche per l’UDC, con la deputata Lara Filippini ad evidenziare la necessità «di mettere mano all’intero sistema sociale» e, «prima di introdurre nuove spese strutturali, interrogarsi su come rendere il sistema sostenibile sul lungo periodo». Anche perché, ha aggiunto, «una politica famigliare seria non può basarsi unicamente sui sussidi».
A parlare di parità, come fatto da Merlo, è stata anche la granconsigliera dei Verdi, Giulia Petralli. La quale ha in particolare insistito sulla necessità di un cambio culturale, poiché il «vero nodo», nell’affrontare il fenomeno della denatalità, riguarda la «divisione quotidiana del lavoro di cura» tra uomo e donna. I Verdi, pur ritenendo l’approccio promosso dalle iniziative «incompleto», le ha sostenute nella misura in cui «promuovono lo sviluppo degli asili nido e di comunità a misura famiglia».
La posizione del Governo
A bocciare le proposte, infine, è stato il Consiglio di Stato, con il direttore del DSS, Raffaele De Rosa. Il quale ha in primis spiegato che anche il Governo condivide le preoccupazioni sul tema, definendo quella della natalità «una sfida enorme, che interroga il futuro della Svizzera e del nostro cantone». Tuttavia, ha ricordato, «la politica famigliare ha una lunga tradizione nel nostro cantone, che si distingue per impegno costante, misure concrete e coerenti, progressivamente rafforzate e aggiornate nel tempo». Con un sistema, il cosiddetto «tessiner modell», che è riconosciuto per la sua virtuosità dal resto del Paese. Inoltre, ha aggiunto il consigliere di Stato, «negli ultimi anni il Ticino ha fatto un deciso cambio di passo», ad esempio tramite la riforma fisco-sociale del 2019. E, in questo senso, il Governo «intende proseguire sulla via tracciata». Come dire: avanti così, senza stravolgere il sistema.


