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Investito da una bici, il sindaco di Como vieta le due ruote nel centro cittadino

La misura di Alessandro Rapinese, noto da noi per il carro attrezzi «anti-ticinesi», ha suscitato critiche da parte di politici, associazioni e cittadini
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Red. Online
11.08.2026 12:00

Nel centro cittadino di Como non si circolerà più con la bici. La misura è frutto di una richiesta del sindaco Alessandro Rapinese dopo che quest'ultimo è stato investito proprio da una due ruote.

Trenta, nel dettaglio, saranno le vie del centro storico della cittadina lariana in cui gli spostamenti in biciletta saranno vietati grazie a una delibera della giunta del sindaco. Il provvedimento, spiega il Post, non è ancora in vigore perché serve prima un’ordinanza della polizia locale, che non dovrebbe comunque tardare ad arrivare. Le strade in cui bisognerà condurre le bici a mano sono quelle che collegano la porta d’accesso alla città murata a piazza San Fedele (una delle piazze principali), al Duomo e al lato del lago di Como che dà sul centro storico.

Ora, va detto che, nel motivare la decisione, la delibera del sindaco cita il gran numero di turisti presenti nelle vie centrali di Como e sottolinea come sia importante garantire la sicurezza di chi si sposta a piedi. Come detto, però, lo scorso 18 luglio lo stesso Rapinese, uscendo dal comune, era stato investito da una bici elettrica. L'incidente gli aveva causato lievi contusioni. Alla luce di ciò, diversi politici d'opposizione vedono nella delibera una sorta di vendetta. Lo stesso sindaco ha ammesso la connessione tra i due fatti in un video in cui spiega la decisione.

Rapinese, che è conosciuto per le parole aggressive con cui spesso interviene per commentare le critiche alle decisioni della sua giunta, in questo caso se l'è presa con i rider visto che le vie dell’ordinanza sono quelle in cui passano più spesso. Bizzarra la minaccia lanciata loro, sempre nel video nel quale spiega la misura, per disincentivarli a infrangere le regole: «La maggior parte dei vostri clienti sono in quel percorso: provate a salire sulla bici elettrica e partire con slancio, che secondo me quel panino ve lo mangiate voi, tanto non farete in tempo a consegnarlo».

La misura ha suscitato diverse critiche nella località, tanto che l’associazione Nova Como ha organizzato per il 12 settembre una biciclettata di protesta. È inoltre stata avviata una raccolta firme online per bloccare la delibera e un’ex assessora ha annunciato di voler impugnare il provvedimento al Tar, il tribunale amministrativo regionale. C'è poi chi ha chiesto se non fosse il caso di vietare solo le bici elettriche, ovvero quelle più pericolose. Rapinese ha però risposto che non è possibile perché il codice della strada considera bici tradizionali ed elettriche allo stesso modo. Per questa ragione, la giunta ha quindi ritenuto che questo avrebbe portato il regolamento a essere annullato dal Tar.

Il divieto delle bici in centro è stato introdotto con il nuovo regolamento per la Ztl (zona a traffico limitato), che prevede anche maggiori restrizioni sul transito di automobili e furgoni in centro.

Como non è comunque la prima città a vietare la circolazione delle bici in centro. A Palermo, per esempio, dal 2023 il transito è stato vietato o limitato in alcuni tratti delle vie principali.

Rapinese e la lotta alle auto ticinesi

Se Rapinese è conosciuto in Italia per il suo carattere focoso, lo è altrettanto nel nostro Cantone, soprattutto tra gli automobilisti. Noto è infatti il suo carro attrezzi «anti-ticinesi». Il sindaco di Como, in carica dal 2022, durante la propria campagna elettorale aveva parlato di un carro attrezzi dedicato a rimuovere tutte le vetture dei ticinesi (e degli svizzeri in generale) lasciate in sosta vietata. Dietro la decisione nessun antagonismo contro la Confederazione in particolare. Anzi. Il sindaco si era definito un fan della Svizzera, al punto tale da prendere il Paese come esempio e come modello a cui ambire. L'idea del carro attrezzi è stata dunque ispirata dalla stessa rigidità elvetica. Se, tuttavia, molto, spesso le promesse dei politici si perdono nel vento, in questo caso non è stato così e Rapinese ha in effetti dato seguito con i fatti alle sue parole. Ecco allora che sono ormai già diverse le automobili targate «Ticino» o, più in generale, «Svizzera» che ha fatto rimuovere.

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