L'intervista

«La Cina, ora, per le aziende è un mercato da riscoprire»

Alessandra Gianella è sinologa e titolare di SinoCom, che si occupa proprio delle relazioni tra Svizzera e Pechino — L’ottimizzazione dell’accordo di libero scambio «consente alle imprese, anche piccole, di ampliare le possibilità di esportazione»
©KEYSTONE POOL/Laurent Gillieron
Jenny Covelli
23.08.2026 21:30

Che cosa potrà significare, concretamente, per le aziende svizzere l’ottimizzazione dell’accordo di libero scambio con la Cina? «Ridurre i costi di accesso a un mercato enorme come quello cinese e rendere i prodotti svizzeri più competitivi rispetto a quelli provenienti da Paesi che non beneficiano delle stesse condizioni preferenziali». È questa la sintesi di Alessandra Gianella che - oltre a essere granconsigliera PLR - è sinologa, consulente specializzata nelle relazioni economiche e culturali tra Svizzera e Cina, nonché titolare di SinoCom, azienda il cui scopo è proprio favorire la comunicazione tra partner dei due Paesi nello sviluppo di relazioni solide e durature.

Il vantaggio, spiega Gianella, non si limita al prezzo finale. Nel decidere se entrare in un mercato, un’impresa valuta l’insieme dei costi: dazi, burocrazia, certificazioni, autorizzazioni e tempi. L’accordo può quindi rendere la Cina più attrattiva rispetto a Paesi con cui la Svizzera non ha intese analoghe.

La conclusione dei negoziati, lo ricordiamo, ha richiesto cinque cicli di trattative sull’arco di due anni. «Uno dei punti di forza della Svizzera è il dialogo, anche forte della sua tradizione diplomatica», commenta Gianella. «Essendo un Paese in cui le esportazioni sono necessarie per l’economia, l’accesso al mercato è fondamentale perché consente di accrescerne la forza».

Un percorso a tappe

Il beneficio dell’ottimizzazione dell’accordo non sarà immediato. Serviranno verifiche giuridiche, la firma (prevista entro la fine del 2026) e l’approvazione nei due Paesi. A partire dalla sua entrata in vigore, il 77,5% delle esportazioni svizzere dovrebbe beneficiare dell’esenzione da dazi, per arrivare al 99,8% nel medio termine, con periodi transitori fra cinque e dieci anni.

Oggi, nell’ambito dell’attuale accordo di libero scambio, la quota esente è del 53,6%. «Nelle decisioni strategiche, molte aziende ragionano su orizzonti di medio-lungo periodo», osserva Gianella. «Per chi è già presente in Cina, ma anche per chi valuta nuovi mercati, la riduzione dei dazi può cambiare il calcolo complessivo: costi, burocrazia e competitività».

Perché è importante

La Cina è già ora il terzo partner commerciale della Svizzera, dopo Unione europea e Stati Uniti. Nel 2025 gli scambi bilaterali hanno raggiunto 33,5 miliardi: 15,2 miliardi di esportazioni svizzere e 18,3 miliardi di importazioni. La Segreteria di Stato dell’economia (SECO) stima un potenziale risparmio supplementare di circa 244 milioni di franchi all’anno.

«Questo significa che per le aziende svizzere, in futuro, esportare verso la Cina diventerà più interessante», commenta la sinologa. La quale ricorda che l’ottimizzazione dell’accordo consente di correggere lo squilibrio attuale e creare condizioni più paritarie. L’aggiornamento dovrebbe, infatti, rafforzare anche l’accesso reciproco agli investimenti.

«Per la Svizzera, la diversificazione è una delle questioni più importanti. Anche in considerazione dell’attuale situazione geopolitica e delle difficoltà di accesso al mercato statunitense (con i dazi di Donald Trump, ndr)».

Ed è la prima volta che la Cina acconsente a inserire nel preambolo di un accordo di libero scambio un riferimento alla Dichiarazione universale dei diritti umani. Oltre a un paragrafo che fa riferimento ai diritti e ai doveri delle parti contraenti derivanti dagli accordi multilaterali in materia ambientale.

«È sicuramente un passo avanti», secondo Gianella. «La Svizzera è stata uno dei primi Paesi occidentali a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese nel 1950. Abbiamo alle spalle oltre 75 anni di relazioni bilaterali e un accordo di libero scambio risalente al 2014. Anche grazie al dialogo, la Confederazione è riuscita a ottenere progressi concreti». Ed «è corretto chiedere che questi impegni siano verificabili ed efficaci», una volta che sarà disponibile il testo definitivo.

Verso vantaggi concreti

Insomma, Alessandra Gianella è d’accordo con chi, negli scorsi giorni, ha parlato di «uno dei risultati più importanti degli ultimi anni». La Svizzera, ricorda, basa una parte importante della sua economia sulle esportazioni e ha bisogno di poter contare su più mercati. Inoltre, i rapporti commerciali con gli Stati Uniti, secondo partner commerciale, sono instabili e in continua evoluzione.

Ma come spiegare a un’azienda l’importanza dell’intesa annunciata lo scorso giovedì? «La Cina, con circa 1,4 miliardi di abitanti, rappresenta uno dei più grandi mercati al mondo e offre un potenziale considerevole anche per le aziende svizzere. Le possibilità di vendita di un prodotto diventano realmente interessanti in un mercato così vasto, sia per le grandi che per le piccole e medie imprese», risponde la sinologa. «Rispetto a oggi, per molte aziende svizzere esportare verso la Cina diventerà concretamente più vantaggioso».

Inoltre, l’ottimizzazione dell’accordo di libero scambio comprende le norme di origine e le agevolazioni commerciali, il commercio dei servizi, il commercio digitale, la concorrenza e la cooperazione economica e tecnica. «Per quello che sappiamo ora, diversi aspetti dell’accesso al mercato e delle procedure commerciali saranno semplificati. Costi e burocrazia rientrano sempre nella valutazione strategica di un’azienda che verifica i possibili mercati di interesse. La Cina, in questo senso, diventa più attrattiva rispetto ad altri Paesi con i quali non esiste un accordo di libero scambio o non sono previste agevolazioni».

Il nuovo accordo non rappresenta dunque una garanzia di successo, né elimina le difficoltà legate all’ingresso nel mercato cinese. Offre però alle aziende svizzere condizioni di partenza più favorevoli. Per Gianella, il momento di informarsi e prepararsi è già arrivato: quando l’intesa sarà operativa, chi conosce il mercato, chi ha già chiarito gli aspetti normativi e individuato i propri interlocutori, potrà coglierne più facilmente le opportunità.

Alessandra Gianella, grancosigliera PLR, sinologa, consulente specializzata nelle relazioni economiche e culturali tra Svizzera e Cina, nonché titolare di SinoCom. ©CdT/Chiara Zocchetti
Alessandra Gianella, grancosigliera PLR, sinologa, consulente specializzata nelle relazioni economiche e culturali tra Svizzera e Cina, nonché titolare di SinoCom. ©CdT/Chiara Zocchetti
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