La diga e lo spurgo della discordia

Pescatori di Biasca e dintorni sul piede di guerra per l'importante operazione di pulizia del bacino imbrifero di Malvaglia dell'Ofible
Il CdA della società dovrebbe decidere oggi quale variante adottare per lo sgombero del materiale.
Alan Del Don
25.08.2016 05:00

VALLE MALVAGLIA - Su un punto sono tutti d'accordo: il bacino imbrifero della diga di Malvaglia, della capienza di 2,7 milioni di metri cubi, va ripulito dal materiale che vi si è depositato negli anni. È sulle modalità dell'intervento che la discussione è aperta. La Società di pesca Biasca e dintorni teme che un'operazione eseguita senza l'utilizzo di appositi macchinari ma attraverso diversi spurghi sull'arco di più anni possa nuocere alla rinaturazione della tratta del fiume Ticino compresa fra Biasca e la foce ed al ripopolamento ittico. Le Officine idroelettriche di Blenio (Ofible), proprietarie dell'impianto inaugurato nel 1959, hanno sottoposto alcune varianti (fra le quali la costruzione di un canale d'adduzione, opzione tuttavia onerosa) ai competenti uffici del Dipartimento del territorio. Una soluzione, ci è stato spiegato ieri, non c'è ancora. Una decisione potrebbe venir presa oggi in occasione della riunione del Consiglio di amministrazione della SA. Il consesso dovrebbe pure chinarsi sull'aspetto finanziario.

Tra protezione della fauna ittica ed aspetti paesaggistici

«La nostra speranza è che non sia solamente una questione di costi». Esordisce così Franca Malaguerra, presidentessa da una decina d'anni della Biaschese e membro del Comitato direttivo della Federazione ticinese per l'acquicoltura e la pesca nonché municipale di Osogna ed alla testa del locale Patriziato. Il tema lo conosce bene. Così come è consapevole delle conseguenze di un eventuale spurgo prolungato nel tempo: «Sarebbe una scelta dannosa che avrebbe ripercussioni non soltanto sul fiume Ticino ma anche sui torrenti laterali (Nala, Bogera ed Orino; ndr.). Ecco perché a nostro avviso è fondamentale che si proceda all'asportazione meccanica del materiale accumulatosi sul fondo del bacino». Sassi, terriccio e limo per centinaia di migliaia di metri cubi che andranno estratti e depositati ai piedi dell'infrastruttura, come deciso dal Legislativo di Serravalle che a fine 2015 aveva approvato la relativa variante di Piano regolatore. Franca Malaguerra pone l'attenzione pure su un altro aspetto, più paesaggistico che tecnico. «Il nuovo Comune Riviera (nato dall'aggregazione di Osogna, Lodrino, Cresciano ed Iragna; ndr.) ha fatto del fiume Ticino uno dei suoi capisaldi. Che immagine daremmo alla popolazione se per sei mesi all'anno il fiume fosse di colore marrone?», chiosa con una domanda retorica la nostra interlocutrice, prima donna in Svizzera a ricoprire la carica di presidente di una società di pesca.