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La politica s'interroga sui divieti e controlli a Lugano Marittima

I consiglieri comunali Carlo Zoppi (PS) e Petra Schnellmann (PLR) hanno chiesto chiarimenti all’Esecutivo: «Sono compatibili con il principio del libero accesso della popolazione agli spazi pubblici»
© CdT/Chiara Zocchetti
Nico Nonella
11.06.2026 20:27

La decisione del Municipio di Lugano di introdurre maggiori controlli e divieti a Lugano Marittima ha sollevato i primi interrogativi politici. I consiglieri comunali Carlo Zoppi (PS) e Petra Schnellmann (PLR) hanno chiesto chiarimenti all’Esecutivo in un’interrogazione inoltrata nella giornata di ieri. «Siamo pienamente consapevoli delle problematiche legate alla sicurezza, all’ordine pubblico e ai comportamenti talvolta problematici che possono verificarsi in contesti caratterizzati da una forte presenza di giovani e da un’importante affluenza di pubblico durante la sera e nei weekend. Garantire la sicurezza dei partecipanti rappresenta infatti un obiettivo condiviso e imprescindibile», premettono i due consiglieri comunali. «Occorre tuttavia ricordare che Lugano Marittima si svolge prevalentemente su spazi pubblici appartenenti alla collettività. Anche a quelli che non pagano le bibite nelle mescite prestabilite. Proprio per questo motivo, eventuali limitazioni all’accesso o restrizioni riguardanti il comportamento degli utenti meritano particolare attenzione sotto il profilo della loro base legale, della loro proporzionalità e della loro effettiva necessità». Per Zoppi e Schnellmann, «se da un lato misure restrittive possono essere giustificate in determinate circostanze, dall’altro esse difficilmente affrontano realmente le cause profonde del disagio giovanile e dei fenomeni sociali che ne possono derivare. Una comunità non si costruisce esclusivamente attraverso divieti e controlli, ma anche mediante politiche capaci di creare appartenenza, responsabilità e opportunità per le nuove generazioni».

Al Municipio viene chiesto di indicare la base legale «sulla quale si fondano le nuove limitazioni e i divieti», quali autorità, servizi o consulenti sono stati coinvolti, chi effettuerà i controlli («Saranno coinvolte la Polizia cantonale e/o la Polizia comunale?») e se sono previste «verifiche periodiche dell’efficacia delle misure e una loro eventuale modifica o revoca qualora non risultassero più necessarie o proporzionate». Ma non è tutto: all’Esecutivo luganese viene anche domandato se queste restrizioni sono «compatibili con il principio del libero accesso della popolazione agli spazi pubblici di aggregazione» e quali misure o progetti sta attuando «per affrontare alla radice le cause del disagio giovanile e prevenire i comportamenti problematici che spesso vengono richiamati per giustificare l’inasprimento delle misure di sicurezza».


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