Politica

La sferzata di Dadò a Marchesi: «Noi non rispondiamo ai balivi»

La replica del presidente del Centro dopo l’attacco democentrista
©Chiara Zocchetti
Giona Carcano
04.02.2026 22:02

«Il Centro non è più un alleato borghese». Anzi, «è diventato il cavallo di Troia dello statalismo». Martedì, durante il Comitato UDC, Piero Marchesi non aveva usato giri di parole per lanciare critiche al partito, reo – secondo il presidente democentrista – di essersi spostato troppo a sinistra. Accuse prontamente rispedite al mittente da Fiorenzo Dadò. Davanti al «parlamentino» riunito a Sant’Antonino, questa sera il presidente del Centro ha contrattaccato duramente parlando di «quei politici che si sono montati un po’ troppo la testa autoproclamandosi detentori del fare e del sapere, oltre che dell’identità nazionale».

Il Ticino, ha aggiunto, ha «finalmente il suo Prometeo nostrano (Marchesi, ndr), che dispensa soluzioni miracolose e lezioni un po’ a tutti». Nel merito della questione, poi, è arrivato un nuovo attacco. «Secondo Marchesi e l’UDC, forse perché non dormono la notte per l’ossessione degli spauracchi rossi, il Centro non sarebbe più un alleato borghese. Ma quando mai noi saremmo stati un partito borghese?». Di più: per Dadò «di borghese non abbiamo proprio nulla, e ancor meno abbiamo ricchi padroni che ci dettano l’agenda e ci finanziano». Insomma, «non siamo un baliaggio di Zurigo o del Canton Grigioni e non abbiamo balivi a cui dover rispondere». E ancora: «Non dividiamo la società fra buoni e cattivi, ma collaboriamo con tutti. Il nostro intento è quello di costruire, migliorare, risolvere i problemi della gente, con il dialogo. Non è quello di dividere il Paese e fomentare ad arte rivalità. Se per raggiungere l’obiettivo dobbiamo sederci al tavolo e trovare intese, lo facciamo tranquillamente e con chiunque. Noi, non abbiamo la puzza sotto il naso. Vogliamo collaborare con i liberali, con la Lega, i socialisti, con Avanti, così come con l’UDC». Per Dadò, dunque, «Marchesi, Morisoli, Bühler e compagni devono essere rimasti all’Ottocento, alla guerra dei forconi tra padroni e proletariato, per non essersi accorti che il tempo è passato ed è ora di togliersi il frac per andare ad ascoltare la gente». In definitiva, il Centro non prende lezioni «da coloro che dietro la presunta neutralità delle stime vogliono aumentare l’imposta immobiliare ai ticinesi per regalare sgravi milionari agli ultra ricchi stranieri». E nemmeno da chi «vorrebbe distruggere la televisione svizzera per favorire i potenti gruppi privati, come Mediaset, che come nel caso di Crans-Montana fomentano odio per la Svizzera e sfruttano i drammi della gente per aumentare l’audience».

Dopo il contrattacco di Dadò, la parola è passata a Raffaele De Rosa. Il consigliere di Stato ha fatto il punto sui dossier più «caldi» che stanno toccando il Ticino e che preoccupano il Governo, come il progetto Trasporti 45 del Consiglio federale o ancora la perequazione finanziaria intercantonale. Il discorso del capogruppo Maurizio Agustoni si è invece concentrato sul tema della denatalità, e anche qui non sono mancate alcune frecciatine all’indirizzo dell’UDC. Per cercare di risolvere il problema della bassa natalità in Ticino, ha ricordato Agustoni, serve l’aiuto «di tutte le forze politiche per invertire la tendenza».

In vista delle votazioni dell’8 marzo, infine, il Comitato ha espresso un chiaro no all’iniziativa «200 franchi bastano!».

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