La stazione di Mendrisio è «zona calda», dalle liti al lancio di sassi

«Oltre al fatto che possano farsi male tra loro, è a rischio anche l’incolumità dei passeggeri dei treni». A pronunciare queste parole è una delle tante persone che, mercoledì sera, hanno assistito a una scena piuttosto violenta tra la stazione FFS di Mendrisio e la pensilina dei bus situata a pochi metri di distanza. Una «zona calda» che da tempo, non si nasconde, è attenzionata dalle autorità. Mercoledì in serata – e pure la sera prima, stando alle informazioni che abbiamo raccolto – dalle parole si è passati anche ai fatti. «Arrivavo da Lugano in treno attorno alle 17.50 – spiega un testimone il cui nome è noto alla redazione – e il convoglio si è fermato al binario 1». Quello, per intenderci, più vicino all’immobile delle FFS e alla pensilina. Un treno decisamente affollato di pendolari che rientravano dalla giornata lavorativa. Diverse decine di persone si avviano verso il terminal dei bus o i parcheggi che si situano a poca distanza: «Mentre passavo tra il bagno pubblico e la pensilina – continua il racconto il nostro interlocutore – ho notato, così come accade spesso, un gruppo di ragazzi. Alcuni di loro si stavano prendendo a male parole». La situazione, in breve tempo, degenera ulteriormente. «Alcuni membri del gruppetto hanno cominciare a urlare pesantemente» e, in men che non si dica, «si stavano mettendo le mani addosso». Chi era presente ha visto che erano 4 o 5 le persone più attive nell’atto violento e, purtroppo, l’episodio non finisce qui. «Uno è stato picchiato per una ventina di secondi – racconta il pendolare –. Poi, a un certo momento, è riuscito a liberarsi». È scappato? Stando alla testimonianza, no. «Ha scavalcato la ringhiera e si è diretto sul binario. A quel punto ha raccolto dei sassi abbastanza grossi e li ha tirati verso i ragazzi con i quali aveva litigato». Un gesto evidentemente pericolo per sé stesso, ma anche per le persone presenti: se avesse colpito qualcuno alla testa le conseguenze sarebbero anche potute essere molto gravi. Chi ha assistito alla scena racconta che nell’arco di pochissimo tempo è giunta una pattuglia della polizia. Forze dell’ordine che, da noi contattate, confermano l’intervento di mercoledì, come pure quello della sera prima. La prima richiesta di intervento è giunta alla CECAL, la Centrale d’allarme, martedì 17 febbraio poco prima delle 18 e «veniva segnalata una lite tra alcune persone». All’arrivo della pattuglia – precisa la Cantonale – i soggetti coinvolti si erano tuttavia già allontanati». Per quanto riguarda invece l’intervento di mercoledì, alla polizia è stata segnalta la presenza «di un giovane aggressivo che stava litigando con altri giovani. Il giovane è stato identificato quale richiedente l’asilo minorenne e, una volta conclusa l’identificazione, è stato accompagnato al Centro federale d’asilo di Pasture».
«Massima attenzione»
Del fatto che l’area attorno alla stazione sia diventata un hotspot – una cosiddetta «zona calda» – ne è cosciente anche l’autorità comunale. Qualche mese fa, a dicembre, la polizia aveva effettuato un controllo a tappeto e aveva rinvenuto dello stupefacente. Zona calda, s’è detto. «Riconfermo quanto già segnalato nei mesi precedenti – commenta il capodicastero Sicurezza e prossimità Samuel Maffi –. La polizia è molto impegnata su questo fronte, anche a titolo preventivo». La presenza sul posto, si fa capire, non manca. E lo testimonia anche la celerità con la quale le pattuglie sono intervenute sia martedì che mercoledì sera. Ma come arginare questo fenomeno? «Sono argomenti che vanno oltre la politica comunale – risponde il municipale –. Da parte nostra c’è massima attenzione per il territorio e la sicurezza sia, ripeto, per quanto riguarda le misure preventive, sia a titolo di misure repressive ovvero quando è richiesto l’intervento di polizia. Determinate tematiche però – ribadisce – esulano dalla competenza locale, ma salgono a un livello cantonale o federale». In quest’ultimo caso il capodicastero si riferisce alla recente notizia del congelamento del test pilota al Centro federale d’asilo di Pasture: «La contrarietà espressa nei confronti di questa fase di test ne è un esempio. La gente, e di riflesso le autorità locali, cominciano ad essere stanche di riscontrare sempre più spesso questo tipo di situazioni problematiche causate da migranti indisciplinati».
