La voglia di scavare c’è, ma si attende la concessione

Là, sul colle di Castel San Pietro che oggi accoglie la Chiesa Rossa, non si vede l’ora di scavare. L’intenzione è infatti di riportare alla luce – archeologicamente parlando – il castello di San Pietro. Secondo gli studiosi si è di fronte a un complesso medievale molto particolare. Grazie anche alle ricerche condotte a partire dagli anni ‘80, tutto porta a credere che in quell’area fossero riuniti i due poteri principali del Medioevo: il potere militare, testimoniato dalla fortezza, e il potere ecclesiastico, testimoniato dalla residenza vescovile. Un’occasione potenzialmente unica, dunque, di ricostruire ulteriormente la storia del Mendrisiotto (e non solo) tra l’anno 1000 e il 1500. Il tutto considerando che a pochi chilometri in linea d’aria, a Tremona, è già stato riportato alla luce un villaggio che oggi è conosciuto come il primo parco archeologico nel Cantone. Per quel che riguarda Castel San Pietro, come detto, il progetto di scavo archeologico è stato allestito ed è già stato discusso (anche affinato) in diverse sedi. Manca, però, la proverbiale luce verde.
«Cosa sta succedendo?»
È proprio a questo punto che si inserisce una domanda: «Cosa sta succedendo?». Un quesito che i granconsiglieri Paolo Ortelli (primo firmatario), Gabriele Ponti e Andrea Rigamonti (PLR) hanno posto tramite un’interrogazione, al Consiglio di Stato. «Sono ormai trascorsi anni di minuzioso e certosino lavoro di indagine e ricerca – si legge nel documento – con diversi progetti sempre sviluppati secondo i criteri consolidati di strutturazione ed elaborazione del dossier». Però, si ravvisa nell’interrogazione, «della concessione promessa in poche settimane, ancora una volta, non c’è nessuna traccia». In sostanza, dunque, manca il «permesso» per poter scavare. «Concessione che, ancora alcuni mesi or sono, nell’ambito di una riunione tra i rappresentanti dell’Associazione ricerche archeologiche Mendrisiotto (ARAM) e il capo ufficio dei Beni Culturali era stata confermata come non problematica a fronte della correttezza e qualità del dossier sottoposto». Un incontro al quale ha partecipato pure il primo firmatario dell’interrogazione.
«Opportunità di valore»
Paolo Ortelli infatti, in qualità di direttore del Centro di formazione professionale, ha partecipato attivamente alla valorizzazione del parco archeologico di Tremona: molti apprendisti hanno lavorato con successo alle mura che oggi si possono scorgere. «Un’esperienza durata quasi un ventennio – racconta Ortelli da noi interpellato –, che ha permesso di creare un’opportunità di valore per i nostri apprendisti». Ortelli, come detto, alla riunione era presente: «Sembrava che la concessione potesse arrivare nel giro di poche settimane. Sono passati quasi 5 mesi e siamo ancora ai piedi della scala». Anche da qui, dunque, la volontà di chiedere lumi al Consiglio di Stato.
Nell’atto parlamentare si richiama lo scavo archeologico a Castello quale «nuova e importante opportunità per approfondire la conoscenza storica del Mendrisiotto e valorizzare il patrimonio culturale locale a beneficio della comunità». Il tutto dando seguito a «un progetto che non prevede assunzione di costi da parte del cantone e che si avvale anche di importanti collaborazioni con istituti universitari internazionali».
Al netto di tutto, dunque, Ortelli, Ponti e Rigamonti chiedono al Governo se ci sia qualcuno che non voglia che si proceda con la nuova campagna di scavo. Ancora: «Come è possibile che il principale responsabile di riferimento del Dipartimento non porti avanti in tempi ragionevoli e promessi la procedura di concessione alla luce della completezza del dossier ritenuto conforme nell’ultimo incontro formale tra le parti?». Infine: «Quanti progetti per la concessione di scavo sono depositati presso l’Ufficio dei Beni Culturali, tanto da impedire che quello di Castel San Pietro non possa essere portato avanti?».
