«L’acquisto è da annullare»: è ricorso contro l’ex Spilag

«Fermi tutti!». A Vacallo si è alzato un grido. Ancora. È dei consiglieri comunali indipendenti Andrea Guglielmetti e Giuliana Pasta i quali hanno deciso di mettere nero su bianco le proprie reticenze e di chiedere l’annullamento dell’acquisto dello stabile ex Spilag. Lo hanno fatto in un ricorso inoltrato al Consiglio di Stato contro le risoluzioni adottate dal Legislativo il 27 maggio. Troppe, per i due, le carenze contenute nel messaggio da 3,5 milioni per l’acquisto dell’edificio per non agire in tale direzione ancora una volta, ci spiegano (i due qualche mese fa hanno inoltrato un ricorso simile per il credito da 14,5 milioni di franchi per la riqualificazione del comparto scolastico, ndr). «Il ricorso non lo abbiamo fatto noi, lo ha fatto il Municipio presentando un messaggio così, noi in fondo l’abbiamo solo spedito», esordiscono provocatoriamente.
Il progetto al centro del messaggio contestato mira all’acquisizione dello stabile ex Spilag per creare al suo interno l’UTC e i magazzini comunali (più superfici da affittare). Per raggiungere lo scopo il Municipio propone una variante di Piano regolatore.
Secondo i ricorrenti, così come presentato e studiato, il disegno non può però essere condiviso. Per più motivi. La decisione del Legislativo (il messaggio è stato accolto con 19 sì e 2 no) violerebbe infatti molteplici articoli e leggi. Tra queste la prima citata nel ricorso è la legislazione sulle aggregazioni comunali che, «sin dalla fase di studio di un progetto aggregativo» impone agli Esecutivi «prudenza, coordinamento e buona fede». Ma «l’agire unilaterale del Municipio di Vacallo ignora deliberatamente il contesto di collaborazione intercomunale in atto», si sottolinea prima di ricordare che nel futuro (eventuale) Comune aggregato l’UTC sarà a Chiasso e che non è stata «esaminata alcuna forma di collaborazione intercomunale».
I ricorrenti si soffermano anche sulla decisione di procedere con una variante pianificatoria, per loro non necessaria. «La preesistente zona ammette già la facoltà di inserire infrastrutture logistiche comunali. Per contro – si prosegue nel testo – l’intenzione di affittare ampie superfici dello stabile, si pone in potenziale conflitto giuridico con la natura della zona Costruzioni Pubbliche richiesta». Pasta e Guglielmetti contestano anche l’idoneità oggettiva dello stabile scelto, per loro non adeguato come invece si sostiene nel messaggio. Messaggio che «è totalmente privo di un progetto di ristrutturazione e conversione funzionale della fabbrica. Né risultano allegati elaborati grafici, layout funzionali, relazioni tecniche o studi preliminari idonei a consentire al Consiglio comunale di comprendere concretamente come gli spazi esistenti verranno adattati alle nuove funzioni pubbliche previste». Non da ultimo, si richiamano una violazione delle norme finanziarie e un mancato accertamento peritale: la stima del valore è stata fatta dal venditore, si puntualizza, e non c’è alcuna perizia ufficiale. Di più: il messaggio «omette di esporre le reali conseguenze dell’investimento sulle finanze comunali. A questo proposito il testo evoca un Piano finanziario 2026-2030 che non è mai stato presentato al Consiglio comunale né risulta pubblicato sul sito». Di riflesso il Legislativo non ha potuto «verificare in modo autonomo l’effettivo impatto dell’operazione» sulle finanze.
«Chiediamo esame attento»
Per questi, e altri, motivi, i due ricorrenti chiedono l’annullamento della decisione del Legislativo, così come la concessione dell’effetto sospensivo. Non prima, però, di aver allargato il discorso e chiesto l’intervento dell’autorità cantonale. «Presentiamo il ricorso non per animosità o sterile contrapposizione politica, bensì mossi da una profonda e oggettiva preoccupazione per la deriva metodologica, giuridica e amministrativa che sta caratterizzando la gestione del nostro Comune», scrivono. Citando «un quadro di reiterata fragilità istituzionale» fatto di «inadeguatezza dei messaggi, mancato filtro delle Commissioni e totale rifiuto del dibattito democratico», Guglielmetti e Pasta chiedono a Consiglio di Stato e Sezione degli enti locali di analizzare la situazione vacallese «e ristabilire il primato della trasparenza e del diritto».

