L’Alta vigilanza in Commissione e altre domande dalla politica

Continua a suscitare domande la vicenda legata al minorenne incarcerato alla Farera da quasi un mese, con i suoi addentellati politici e istituzionali. Domande che giungono dalla politica su due fronti ben distinti: quello legato alla riunione indetta dal presidente del Governo Claudio Zali, conoscente della madre del minorenne (con conseguenti interrogativi dal punto di vista della separazione dei poteri e di eventuali conflitti d’interesse); quello legato, più in generale, alle condizioni di detenzione dei minorenni e delle strutture per sostenere i giovani in difficoltà.
Due questioni che saranno affrontate pure la prossima settimana da diverse commissioni. I presidenti della Giustizia e diritti (Cristina Maderni, PLR) e della Gestione e finanze (Fiorenzo Dadò, Centro) avevano già confermato negli scorsi giorni che entrambi i gremi parlamentari si sarebbero occupati della questione. E nel frattempo, va aggiunto, è pure giunta la richiesta ufficiale, da parte dell’MpS, di attivare l’Alta vigilanza. Una richiesta inoltrata all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio che, come accade in questi casi, l’ha poi inoltrata direttamente alle due già citate Commissioni. Le quali, va da sé, si occuperanno della vicenda soprattutto dal punto di vista istituzionale.
A occuparsi, invece, della questione legata all’adeguatezza delle strutture per minorenni sarà la Sanità e sicurezza sociale che, come annunciato in una nota dal presidente Danilo Forini (PS), giovedì discuterà della presa a carico dei bisogni specifici legati al disagio giovanile.
Senza dimenticare che, come riferito negli scorsi giorni, pure il Consiglio della Magistratura approfondirà la questione.
Le preoccupazioni
Intanto, dopo le domande poste mercoledì al Consiglio di Stato da parte dell’MpS, oggi altri interrogativi sono stati sollevati pure dal PVL e da Più Donne.
I Verdi liberali in un comunicato hanno parlato di un caso che «ha riportato al centro del dibattito pubblico due questioni sempre più preoccupanti: da un lato l’inadeguatezza delle strutture detentive cantonali per i minorenni e per le donne, dall’altro l’ingerenza della politica nel sistema giudiziario». A destare preoccupazione, per il PVL, «non è soltanto il singolo caso, bensì il modo in cui le istituzioni si sono attivate». In particolare, «le modalità e le ragioni dell’intervento di un consigliere di Stato sollevano una questione di principio: le istituzioni reagiscono con la stessa attenzione e determinazione di fronte a tutte le situazioni problematiche che coinvolgono minori e persone detenute, oppure soltanto quando un caso assume particolare visibilità o vicinanza personale?». Per il PVL è dunque «necessario chiarire in modo trasparente quali siano state le modalità dell’intervento politico in questa vicenda e se esse siano pienamente compatibili con il corretto funzionamento delle istituzioni e con l’indipendenza delle procedure giudiziarie e amministrative». E a questo scopo ha inoltrato al Governo un’interpellanza (firmata dai deputati Massimo Mobiglia e Sara Beretta Piccoli) con una serie di domande per capire, ad esempio, «quali misure sono state adottate negli ultimi anni per migliorare la presa a carico dei minorenni privati della libertà», oppure per chiarire se il Governo «ritiene opportuno definire o rafforzare criteri e procedure che garantiscano una chiara separazione dei ruoli tra autorità politiche, amministrative e giudiziarie?».
Anche Più Donne, come detto, ha inoltrato un atto parlamentare che «prende spunto dai recenti casi che hanno riportato all’attenzione pubblica le difficoltà della presa a carico dei giovani in Ticino: il caso del quattordicenne detenuto alla Farera, le fughe dall’Unità di cura pedopsichiatrica di Stabio, l’aumento dei ricoveri psichiatrici minorili e la crescente complessità delle situazioni segnalate dai servizi e dalla Magistratura dei minorenni». Un’interrogazione inoltrata dalle deputate Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo per avere chiarimenti, in particolare, sul progetto del Centro educativo chiuso per minorenni «La Clessidra», approvato dal Gran Consiglio nel 2022 ma del quale, sottolineano le due deputate, «non si hanno più notizie concrete».


