L’alternativa leghista (e tecnica) per la Commissione parlamentare d’inchiesta

Il rapporto di minoranza sull’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) sul cosiddetto «caso Hospita-Lega» era stato annunciato la scorsa settimana dal coordinatore Daniele Piccaluga. E, proprio oggi, è stato pubblicato in vista del dibattito che si terrà la prossima settimana in Gran Consiglio.
Un rapporto, ricordiamo, che vuole porsi quale alternativa tecnica e spoliticizzata alla «tradizionale» CPI (composta da deputati) che la maggioranza della Gestione vorrebbe istituire. Il timore della Lega, aveva infatti riferito Piccaluga, è proprio quello che la «classica» CPI si trasformi in un tribunale politico, volto – va da sé – a danneggiare proprio il partito di via Monte Boglia.
Ora, nel suo rapporto Piccaluga parte proprio da questo principio: dai «rischi di politicizzazione connessi alla CPI» e dalla «necessità di un’alternativa che garantisca competenze tecniche e imparzialità». Ciò, scrive il coordinatore, «in coerenza con l’impegno dichiarato di fare chiarezza (ndr. sulla vicenda) senza strumentalizzazioni politiche». Insomma, come detto: fare chiarezza sì, ma non tramite un tribunale politico.
Oltre a questi rischi, Piccaluga nel rapporto evidenzia pure il fatto che secondo la Lega «il presupposto principale» per la costituzione di una CPI, ossia la presenza di un «evento di grande portata istituzionale nel Cantone», non è dato. Senza dimenticare che, come già sottolineato dal Governo, i fatti in discussione «riguardano essenzialmente persone e società esterne all’amministrazione cantonale. E, dunque, scrive il coordinatore, «lo strumento della CPI risulta inadeguato».
Un mandato in quattro punti
Veniamo dunque, nel concreto, alla proposta della Lega, che mira a creare una «Commissione di verifica tecnica e indipendente» formata da tre figure tecniche (non attive politicamente), esperte nei seguenti campi: diritto amministrativo e costituzionale; governance e controllo istituzionale; audit e trasparenza amministrativa. I tre membri sarebbero nominati da una commissione mista composta da 3 rappresentanti del Governo e sei del Gran Consiglio, questi ultimi nominati dalla Gestione.
Il mandato affidato alla Commissione tecnica sarebbe il seguente: ricostruire in modo oggettivo i fatti rilevanti riferiti al caso Hospita che hanno ripercussioni istituzionali e amministrative correlate; valutare eventuali responsabilità di natura amministrativa, tecnica o normativa; proporre raccomandazioni per migliorare procedure istituzionali e sistemi di controllo interno; redigere un rapporto conclusivo da consegnare al Gran Consiglio, con una documentazione metodologicamente trasparente.
Al termine dei lavori, poi, la Commissione dovrebbe allestire «un rapporto conclusivo all’indirizzo del Gran Consiglio per discussione». Un rapporto che «deve esporre i fatti accertati, le valutazioni effettuate e le raccomandazioni formulare ed è corredato da una documentazione metodologicamente trasparente».
Un rapporto di minoranza che, va infine detto, essendo firmato unicamente dalla Lega, avrà verosimilmente poche chances di essere approvato in aula.

