L’altra villa «argentina» quella che venne demolita

Quella a Mendrisio la conoscono tutti. È un simbolo, indissolubilmente legato alla storia del borgo e della sua gente, anche perché testimonianza del passato migratorio ticinese. È così importante che la Città è pronta a rinnovare completamente il comparto in cui è inserita e che porta il suo nome: la villa, le ex lavanderie, la dépendance e il parco (ve ne abbiamo parlato anche ieri). Villa Argentina però non è l’unica villa della regione a portare un nome sudamericano (e legato all’emigrazione). Fino a qualche decennio fa aveva infatti una sorta di gemella. Si trovava a Castel San Pietro e si chiamava Villa Buenos Aires. Oggi vogliamo ricordarne la storia, un modo per omaggiare uno spaccato di Mendrisiotto del passato che non può più splendere come invece fa (e farà) ancora Villa Argentina. Ma anche un modo per scoprire che legame ha questa proprietà con le scuole di Castel San Pietro.

Villa Buenos Aires è stata costruita quasi contemporaneamente a Villa Argentina (che risale alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento). A edificarla nel 1885 fu l’architetto Luigi Fontana che era un emigrante, ma non in Argentina, bensì in Russia, a San Pietroburgo. La proprietà si trovava dove oggi c’è la scuola dell’infanzia e inizialmente si chiamava Villa Architetto Fontana. Comprendeva la villa, un enorme parco, cantine, uno stabile per chi si occupava della manutenzione, fienile e lavanderia. Cambiò nome all’inizio del Novecento quando venne acquistata da Cesare Bernasconi, emigrante anch’egli ma in Argentina, la cui famiglia (uno zio prima e due fratelli insieme a lui) fece fortuna proprio nel Paese sudamericano. Bernasconi le diede il nome di Buenos Aires, città che diede a lui soldi e fama. I tre fratelli vivevano in Argentina ma due di loro (Cesare ed Ernesto) occupavano la grande villa (il primo piano) nei periodi estivi in cui tornavano in Ticino, dopo un viaggio in bastimento che durava circa un mese.
Il testamento introvabile
I fratelli Bernasconi – ad aiutarci nel nostro riassunto è il volume «Fregüi da vita dal Mendrisiott» di Mariella Caccia e Guido Codoni – erano però in realtà quattro. L’ultimo fratello si chiamava Mario e fu tra gli ultimi anche a vivere nella villa. Mario fu sindaco di Castello e abitò il piano superiore della villa e parte del piano di rappresentanza (il piano terra, quello con i locali di ricevimento). Una villa che però, negli ultimi anni, non era più della sua famiglia, bensì del Comune. Il passaggio di proprietà avvenne non senza un piccolo giallo. Cesare Bernasconi, indeciso se lasciare la proprietà al fratello Mario o al Comune decise infine per la cessione al Comune, concedendo però al fratello di viverci fino al decesso. Quando avvenne, nel 1952, nessuno sapeva tuttavia dove fosse il testamento di Cesare. Lo recuperò un altro emigrato in Argentina (Mario Prada), scoprendo che il desiderio di Cesare era che la villa fosse utilizzata in favore della gioventù.
È in seguito a questo lascito che «nacquero» le scuole di Castel San Pietro che conosciamo oggi. Sì perché il Comune abbatté la villa, una demolizione che avvenne nel 1970 (il CdT la annunciò nell’edizione del 30 maggio 1970), ma non prima di parcellizzare e vendere all’asta gli oltre 10.000 metri quadri di terreno del parco. Con il ricavato vennero poi edificate le scuole.
Un ultimo aneddoto: prima dell’abbattimento la villa divenne luogo di divertimento. Una parte venne infatti affittata dalla società benefica che vi organizzava le feste di carnevale.



