L'amica di Zali al posto di un frontaliere: «Siamo basiti per quella mail all'EOC»

Una e-mail compromettente, in cui il consigliere di Stato Claudio Zali, senza troppi giri di parole, chiede all’allora presidente del Consiglio di amministrazione dell’EOC Paolo Sanvido (la missiva è datata 6 luglio 2020, siamo in piena pandemia di Covid-19, ndr) di assumere una operatrice sociosanitaria cittadina svizzera, a costo di licenziare un frontaliere, dato che l’Ente Ospedaliero Cantonale ne è «farcito come un cannolo». La donna in questione sarebbe un'amica del politico leghista, la stessa che ha diffuso i file audio oggi al centro della bufera. Ma al di là della raccomandazione, la quale già meriterebbe un approfondimento, a lasciare di stucco è la nonchalance con cui il «ministro» propone di togliere il posto di lavoro a un dipendente.
Una richiesta «inaccettabile», critica il Sindacato del personale dei servizi pubblici e sociosanitari VPOD. Interpellato dal CdT, il segretario cantonale Fausto Calabretta commenta il contenuto della mail: «Come VPOD, sinceramente siamo basiti, però per ora non ci sentiamo di commentare le pressioni esercitate da singoli esponenti politici, soprattutto senza conoscere tutti gli elementi del dossier». Per il sindacalista, al momento è importante sapere che «le decisioni dell'EOC siano prese in autonomia, come sempre avvenuto, secondo criteri oggettivi e nell'interesse del servizio pubblico». Calabretta si riferisce al fatto che le pressioni di Zali a favore della sua amica non abbiano poi portato alla sua assunzione (anche se, va detto, dopo la mail due posizioni lavorative all'EOC le erano state effettivamente proposte). In copia conoscenza nella missiva sotto accusa c’era pure il direttore del DSS, Raffaele De Rosa, che, interpellato dalla RSI, ha fatto sapere di non aver mai avuto nessun ruolo nella vicenda e che quella e-mail non era indirizzata a lui.
Zali nella comunicazione con Sanvido, ha sollevato pure la tematica di quelli che - secondo lui - sarebbero troppi frontalieri assunti dall’EOC: «Non voglio star qui senza far nulla a guardare che i ticinesi vanno in assistenza e i frontalieri lavorano al loro posto nel settore sociosanitario. Non è accettabile», puntualizzai il consigliere di Stato, esortando: «Sistema per favore questa faccenda e dammene cortese riscontro». Il segretario cantonale di VPOD, a precisa domanda, evidenzia però che «quella dei frontalieri assunti all’EOC non è una problematica. Il dibattito tra lavoratori residenti e frontalieri non deve trasformarsi in una contrapposizione. Il VPOD difende il principio della parità di trattamento e del rispetto dei contratti collettivi da parte dei datori di lavoro. Ci aspettiamo che il settore pubblico faccia scelte motivate, trasparenti e conformi alla legge, senza interferenze esterne. Il dato sul numero di frontalieri all’EOC non è così alto come in altre realtà lavorative. Inoltre, se si attinge ai lavoratori che arrivano dall'estero è perché all'interno del nostro territorio non si trovano tutti gli operatori sanitari necessari».
Certo è che la richiesta di licenziare un dipendente solamente perché frontaliere, per il VPOD rappresenta un «metodo inaccettabile»: «Le selezioni devono essere effettuate sulle sulla base delle competenze, dei bisogni del servizio e nel rispetto delle norme vigenti, tutelando al contempo le condizioni di lavoro, la qualità delle cure e soprattutto tutti gli altri dipendenti. Tutti devono avere la possibilità di lavorare. Pure la persona indicata da Zali, ma nel rispetto dei criteri delle pari opportunità e della trasparenza».
Il contenuto integrale della e-mail non è più un segreto. Lo ha diffuso quest'oggi su Facebook il granconsigliere dell'MPS Matteo Pronzini, con tanto di frecciatina al ministro: «Necessiti un posto di lavoro? Vai da Claudio…».

