Mendrisiotto

L'asso nella manica delle piante per sopravvivere alla siccità

Sopralluogo dell’Ufficio forestale sulla collina del Penz per capire il reale impatto della carenza di pioggia e dell’afa della scorsa estate – Shock idrico per i faggi e agrifogli disseccati, ma la strategia del carpino nero è vincente
Un comparto della collina del Penz particolarmente colpito dalla siccità. © CdT/Chiara Zocchetti
Valentina Coda
07.04.2023 06:00

L’interrogativo da porsi è semplice e in questo caso puntuale. Ma anche dovuto e per nulla scontato considerando che se la sono vista brutta la scorsa estate. I boschi del Mendrisiotto come stanno? A quasi un anno di distanza, qual è il reale impatto del devastante binomio siccità-caldo, visto che la sopravvivenza di alcune piante era diventata un grosso punto di domanda? Avevamo già affrontato questo aspetto verso la fine di agosto, quando le pendici del Generoso e del San Giorgio, così come la valle di Muggio, si erano tinte dei classici colori autunnali già da diverse settimane. E avevamo parlato di letargo strategico della vegetazione. Proprio in questi giorni il 6. Circondario dell’Ufficio forestale (di cui fa parte il Mendrisiotto) ha effettuato un sopralluogo nei boschi del Penz a Chiasso, una delle zone più colpite dalla siccità e dall’afa, per capire quante e quali piante sono sopravvissute e quali invece hanno anticipato il letargo per strategia.

Danni importanti, ma...

C’è una buona notizia e alcune cattive. Iniziamo da quelle cattive, ma utili per avere il quadro della situazione: circa il 18% dei boschi del Mendrisiotto ha subìto importanti danni con almeno il 25% del fogliame dissecato. Se si considerano invece le superfici con almeno il 10% di fogliame secco, la percentuale di bosco interessata aumenta al 39%. Quelli più colpiti dalla siccità sono gli ostrieti (boschi di carpino nero, ndr) che rappresentano il 27% della superficie boschiva del Mendrisiotto. Infine, solo l’1% della superficie boschiva ha registrato danni «molto gravi».

La buona notizia è che, sebbene ahimè diverse piante siano morte, alcune stanno registrando un ringiovanimento e altre sono corse strategicamente ai ripari. I danni, quindi, ci sono stati, e altri potrebbero aggiungersi. Ma la vegetazione si sta lentamente riprendendo e solo tra qualche settimana si potrà valutare meglio la situazione.

«È possibile che le conseguenze della siccità si vedranno solo tra qualche anno – rileva Patrick Luraschi, capo del 6. Circondario dell’Ufficio forestale –. Molto dipenderà dal meteo di quest’anno. Se dovesse perdurare la siccità, è verosimile che i danni al bosco si accentuino». Torniamo ai rilevamenti sulla collina del Penz, una delle zone che ha sofferto di più per via di una questione geologica essendo un conglomerato. «Diversi faggi sono morti per lo shock idrico (la corteccia si stacca dal legno), gli agrifogli sono disseccati e diversi esemplari di pino silvestre (conifera nota per adattarsi alle condizioni più estreme) sono morti per la troppa sofferenza».

Preservare le energie nel fusto

Alcuni fattori lasciano però ben sperare. Come ad esempio l’asso nella manica del carpino nero, specie presente per la maggior parte nei boschi del Mendrisiotto e conosciuta per essere resistente alla siccità (ha comunque sofferto parecchio). La strategia di questa pianta è stata quella di disseccare i rami più esterni cercando di tenere viva la parte inferiore del fusto. In altre parole, preserva tutte le proprie energie nel fusto e nelle radici. «Grazie a questa strategia, durante il sopralluogo al Penz abbiamo notato il ricaccio della nuova vegetazione, nel senso che il carpino nero tende a reagire facendo germogliare le gemme dormienti», osserva Luraschi. Che aggiunge: «Per quest’ultimo e il castagno, specie con buone capacità pollonifere (formazioni di polloni dalla base), dei tagli di ceduazione (recisione dei fusti) potrebbero aiutare a rigenerare il bosco. Un taglio di questo tipo è in atto al Penz in modo da poter verificare la reazione degli alberi e se del caso estendere il provvedimento ad altre superfici».

Un altro aspetto interessante che lascia ben sperare è il ringiovanimento dell’orniello, «il cugino del frassino per intenderci», che «sembra non aver subito conseguenze. Nella collina del Penz c’è un bel ringiovanimento di questa specie, che potrebbe diventare più concorrenziale con le mutate

condizioni».

Droni e immagini satellitari

Al termine della scorsa estate era stato eseguito un rilievo a tappeto dei boschi del Mendrisiotto con l’ausilio di foto scattate da un drone e tramite le analisi delle immagini satellitari. Ecco, questa operazione verrà replicata tra aprile e maggio quando la vegetazione sarà più rigogliosa e in quel momento sarà possibile fare un paragone tra la situazione attuale e il contrasto cromatico del 2022.

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