L'attacco hacker ai frigoriferi fa paura, «ma in Ticino il rischio è basso»

Gli attacchi informatici agli impianti di refrigerazione a livello europeo riaccendono l'attenzione sulla sicurezza alimentare. In Ticino, secondo il presidente dell'Associazione Mastri Macellai Salumieri Ticino e Mesolcina (AMMS) Roberto Luisoni, le piccole attività a conduzione familiare sarebbero fortunatamente poco esposte. Diverso, però, il discorso per le grandi aziende, chiamate ad aggiornare i sistemi e rafforzare le protezioni.
Gli attacchi hacker che prendono di mira frigoriferi e congelatori in Europa sollevano pertanto interrogativi anche per il settore alimentare ticinese. Quanto sono vulnerabili le macellerie? E quali conseguenze potrebbe avere la manomissione da remoto degli impianti di refrigerazione?
Secondo Luisoni, il rischio è legato soprattutto al grado di informatizzazione delle strutture. «Nelle grandi catene e nei grandi magazzini questi sistemi sono più diffusi. Nelle macellerie tradizionali, invece, praticamente non ci sono».
La distinzione, sottolinea, è tra monitoraggio e controllo remoto: «Il singolo macellaio può vedere attraverso un'applicazione se la temperatura del frigorifero cambia, ma non può comandarla a distanza». Un sistema molto diverso da un impianto completamente gestibile attraverso la rete internet, che permette, dunque, solamente di ricevere un'allerta in caso di anomalie, per poi intervenire manualmente.
Per questo, secondo il presidente dell'AMMS, le macellerie ticinesi a conduzione familiare non sarebbero particolarmente esposte. «Al massimo potrebbero esserlo alcune attività di ultimissima generazione. Parliamo però di due o tre realtà, ma non sappiamo nemmeno con certezza se dispongano di questi nuovi sistemi di controllo da remoto».
I rischi per la catena del freddo
In ogni caso, le conseguenze di un attacco dipendono soprattutto dalla durata dell'interruzione e dalla capacità di mantenere chiusi gli impianti. Un congelatore spento non porta immediatamente la merce a temperatura ambiente: se lo sportello rimane chiuso, il freddo accumulato permette di conservare ancora per diverse ore gli alimenti.
«Se un congelatore si trova a -20 gradi, possono passare diverse ore prima che la temperatura salga a livelli preoccupanti. Anche quando raggiunge -15 gradi, la merce non è necessariamente compromessa. Lo scongelamento avviene infatti a partire dai 10-12 gradi». Diverso, invece, il caso di un frigorifero, dove la temperatura di partenza è già più alta e i margini di sicurezza sono inferiori.
In caso di interruzione prolungata della catena del freddo, tuttavia, entrano in gioco le direttive sulla sicurezza alimentare e può rendersi necessario eliminare i prodotti. «Se ci si accorge in tempo del problema, come detto, spesso si riesce a salvare tutto. Nel giro di poche ore si può ancora intervenire, sempre che nel frattempo non siano stati aperti gli sportelli di frigoriferi o i congelatori».
Il caso di Köniz: congelatore fino a 70 gradi
Il caso più recente di questi attacchi a livello europeo riguarda la macelleria Lüthi's Fleischwaren di Köniz, nel Canton Berna. L'azienda ha comunicato di essere stata vittima di un attacco informatico mirato, che ha manipolato il sistema elettronico di controllo degli impianti di refrigerazione e congelamento. Per precauzione, i proprietari hanno scollegato gli impianti dalla rete e sospeso temporaneamente l'attività.
Stando a quanto riferito dal proprietario alla SRF, nel congelatore sarebbe stata rilevata una temperatura compresa fra 50 e 70 gradi. La carne appariva come cotta e le etichette dei prezzi si erano sciolte. La riapertura dell'attività è prevista per il 20 novembre, subordinatamente alle verifiche sugli impianti.
Un episodio che suscita anche qualche interrogativo tecnico. «Non c'è un motore che fa scaldare il frigorifero. È possibile spegnerlo e impedire che raffreddi, ma arrivare a 50 gradi è un'altra cosa», osserva Luisoni. Il presidente dell'AMMS invita quindi a distinguere tra la semplice interruzione del raffreddamento e la possibilità di provocare un effettivo innalzamento della temperatura attraverso la manipolazione dei sistemi di controllo. Le cause tecniche precise del surriscaldamento dovranno quindi essere chiarite.
Password e aggiornamenti: la prevenzione costa
Per quanto riguarda, infine, le misure preventive, Luisoni individua un problema spesso sottovalutato: la scarsa attenzione alla sicurezza delle password. «Bisognerebbe migliorare la protezione e cambiare le password. Succede anche con le telecamere installate nelle abitazioni: spesso si mantiene quella fornita dalla ditta e nessuno la modifica. A mio avviso c'è ancora poca consapevolezza».
Il campanello d'allarme riguarda, come detto inzialmente, soprattutto le strutture più grandi, che utilizzano impianti interconnessi e sistemi di gestione a distanza. «Le grandi aziende devono prestare maggiore attenzione e magari aggiornare i propri sistemi. Oggigiorno bisogna essere più prudenti sulla sicurezza informatica».
Una protezione adeguata comporta però investimenti aggiuntivi, che non tutte le attività sono disposte a sostenere. «Pagare per avere un serio sistema di sicurezza informatica significa avere un costo in più che incide sul bilancio annuale, e che inevitabilmente finisce per incidere sul prezzo di vendita. Ma i prezzi della carne negli ultimi tempi sono già aumentati per altre ragioni, e si cerca quindi di evitare ulteriori spese al consumatore».
Per le piccole macellerie ticinesi, dunque, il pericolo appare al momento limitato. Ma la crescente digitalizzazione della filiera alimentare impone di non sottovalutare la questione: anche un impianto di refrigerazione può diventare un punto vulnerabile se collegato alla rete senza adeguate protezioni.
