L’avanzata dei «piccoli» che fanno gola ai più grandi

E adesso, non chiamateli più partitini. Come quattro anni fa, tra le sorprese della tornata elettorale ci sono loro: le forze politiche minori. Nel 2019 avevano stupito MPS (con due deputati in più), PC (uno) e la neonata lista Più Donne (due). Quest’anno, le forze politiche nuove sono tre – Avanti con Ticino&Lavoro (MTL), HelvEthica e Verdi liberali –, alle quali si aggiungono i «piccoli partiti» già presenti in Parlamento. Totale: 13 deputati, oltre il 13% del Gran Consiglio. Ebbene sì, le luci della ribalta, oggi, se le sono prese proprio questi tre movimenti, la cui entrata sulla scena politica cantonale ha ulteriormente frammentato il Parlamento. Con i partiti storici, in generale calo, che potrebbero guardare con interesse (politico) a queste forze. Alleanze non sono escluse, e le riflessioni partiranno a breve.
«Un exploit»
Partiamo proprio dalla sorpresa più grande di questo appuntamento elettorale, ossia l’alleanza targata Avanti con MTL, che già domenica aveva contribuito al flop del fronte rossoverde, erodendogli una cospicua fetta di consensi. Con un 3,67% dei voti di lista, l’unione tra i due movimenti avrà tre seggi, che saranno occupati da Amalia Mirante (22.957), Evaristo Roncelli (6.977) e Giovanni Albertini.«Per essere appena nati è un grandissimo risultato», commenta la co-fondatrice di Avanti, l’ex socialista Amalia Mirante. L’exploit di ieri bissa quello di domenica, ottenuto a scapito dell’unione tra socialisti ed ecologisti. Ma come si spiega questa erosione di voti? La partenza di Mirante è stata sottovalutata? «Non commentiamo le strategie degli altri partiti», taglia corto la nostra interlocutrice. «Noi abbiamo portato il tema delle difficoltà nel mercato del lavoro e i ticinesi ci hanno dato fiducia perché questo è il principale problema del cantone». Insomma, a pagare è stato l’essersi focalizzati «su un problema risolvibile a livello locale». Il risultato di lunedì ha portato a un aumento della frammentazione in Parlamento, a pochi giorni dalla proposta del PLR di inserire una soglia di sbarramento al 4%. Se non è ironia questa… Ma, a conti fatti, si lavorerà meglio o peggio? «Personalmente vedo questa frammentazione come un grande arricchimento. I partiti storici e tradizionali dovranno portare proposte migliori e le più condivise possibili», è la lettura della co-fondatrice di Avanti. «Ora servirà un consenso politico ampio; non è più come prima, quando i partiti sapevano di poter contare su un appoggio a priori. Noi siamo pronti a collaborare con chi vorrà proporre soluzioni per il Ticino». Seppur con tre deputati, Avanti con MTL non avrà diritto ad alcun posto nelle commissioni. A meno di alleanze con altre forze politiche. Già si parla di un ammiccamento da parte del Centro, ma Mirante frena: «Ne parleremo nei prossimi giorni».
«Non riescono a collocarci»
«Non chiudo le porte in faccia a nessuno, ma bisogna riformare il modo di fare politica», risponde dal canto suo il fondatore di MTL, Giovanni Albertini (7.863 voti), un passato politico proprio nell’ex PPD. «A mio avviso, tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento dovrebbero avere un posto nelle commissioni. È un diritto che dovrebbe essere garantito». Commentando il risultato delle urne, il consigliere comunale luganese parla di exploit che «corona quanto fatto in questi anni». Ma che cosa vi ha premiati?, chiediamo. «Da nove anni siamo attivi sul collocamento dei disoccupati e gli elettori ci hanno premiati per questo impegno». Ma dove si collocherà l’alleanza Avanti con MTL in seno all’emiciclo politico? Per Boas Erez (vedi l’edizione di lunedì, ndr) le idee portate avanti sono di destra, per altri sono più vicine al centro-sinistra. Per altri ancora, ai liberali. «Se dicono che siamo di destra o di sinistra è un buon segnale: vuol dire che non riescono a collocarci. Siamo apartitici e sosteniamo idee e progetti in favore dei cittadini, da qualunque parte arrivino. Oggi bisogna costruire e non distruggere».
«Opposizione costruttiva»
Molto soddisfatto, quando lo raggiungiamo al telefono, è il medico Roberto Ostinelli (7.557 preferenze), eletto insieme a Maria Pia Ambrosetti (3.839) nelle file di HelvEthica. Un risultato, sottolinea, «merito di persone che hanno fatto un grande lavoro». Il successo del movimento, inutile nascondersi, nasce dalle proteste contro le restrizioni anti-COVID. È riduttivo affermare che i “coronascettici” sono entrati in Parlamento?, chiediamo. «La protesta è stata l’impulso. Buona parte delle persone che ci votati era attiva in questo ambito. Con organizzazioni come gli Amici della Costituzione abbiamo creato uno zoccolo duro di persone resistenti. Ma bisogna provare a scostarsi dal tema coronavirus ed essere costruttivi per cambiare il Paese. I tmei ci sono: su tutti, lavoro e salute individuale». E dove si collocherà, Helvethica? «La nostra sarà un’opposizione costruttiva. Non vogliamo essere contro a prescindere, e collaboreremo con tutti oltre i concetti ideologici». Da segnalare infine che Werner Nussbaumer, pur avendo raccolto più voti di Ambrosetti (6.912) non è stato eletto in virtù della suddivisione in circondari della lista.
«Voce agli inascoltati»
A tornare in Gran Consiglio, dopo quattro anni, c’è anche la veterana Sara Beretta Piccoli (Verdi liberali, 6.013 voti), insieme a Massimo Mobiglia (4.569). Un passato politico nel PPD, la consigliera comunale luganese siederà in un Legislativo più frammentato di quello che aveva lasciato. «È qualcosa di positivo; si dà voce anche alle frange della popolazione che rimarrebbero inascoltate». Sul risultato delle urne, Beretta Piccoli è raggiante: «Sono felicissima». Il secondo seggio è arrivato quasi in zona Cesarini e smaltiti i festeggiamenti si guarda l futuro. Il tema delle alleanze è sul tavolo, «sia per snellire il lavoro del Parlamento, sia per farne parte in maniera attiva». Che un accordo possa essere stretto anche con quel PPD che Beretta Piccoli aveva lasciato dopo la sua esclusione dalla lista per il Municipio? «Dovrà deciderlo la direzione del partito. Le discussioni sono aperte e non escludo nulla. Ad esempio, un’alleanza con il PLR (che ha perso due seggi, ndr) potrebbe fare comodo».
I comunisti esultano: «Siamo l’unica sinistra che vince»
«Siamo l’unica sinistra che vince». Massimiliano Ay, segretario politico e deputato del PC, non si nasconde. Passata la paura, lunedì mattina, i comunisti hanno potuto festeggiare la riconferma del secondo seggio guadagnato quattro anni fa (sempre con Lea Ferrari), obiettivo minimo dichiarato. Per il nostro interlocutore, la frammentazione che caratterizza il nuovo Parlamento è «positiva per la rappresentatività». «Se la popolazione è scontenta dei partiti maggiori bisogna prenderne atto senza voler limitare la partecipazione democratica introducendo soglie di sbarramento. Noi - conclude - abbiamo dimostrato di saper lavorare bene con tutti coloro che hanno portato avanti buone idee».
«Non cambia nulla»
È un Pino Sergi tutto sommato tranquillo quello intercettato dalla RSI a giochi ancora aperti: «Per quello che dobbiamo fare noi in Parlamento avere uno, due o tre seggi non cambia nulla», afferma il coordinatore dell’MPS, forza politica che ha perso un seggio (in Parlamento resta Matteo Pronzini con lo stesso Sergi). «Non crediamo sia possibile costruire alleanze o intese per rispondere ai problemi del Paese. Lo ha dimostrato quest’ultima legislatura». A influire, è la sua lettura, è il fatto che il POP, in questa tornata, si sia alleato con un’altra forza. «Abbiamo fatto i voti che l’MPS era ed è in grado di fare. Non siamo stati ripagati a livello elettorale, ma d’altronde questo sistema premia la borghesia».
«Più spazio per discutere»
Spostandoci al centro dell’emiciclo politico, anche PiùDonne può rallegrarsi della riconferma del risultato di quattro anni fa. Ma come leggere l’esito delle urne? «Con la disaffezione da parte dell’elettorato nei confronti dei partiti tradizionali e della politica», risponde la deputata Tamara Merlo, che continuerà a sedere in Gran Consiglio con Maura Mossi Nembrini. «Le piccole realtà come le nostre portano avanti temi che non sono più una priorità dei grandi partiti». La frammentazione? «Un valore aggiunto; ci sarà più spazio per discutere e per proporre».

