Territorio

Le richieste dei patriziati per il futuro dei rustici ticinesi

L’ALPA si è espressa sull’aggiornamento del Piano d’utilizzazione cantonale (PUC-PEIP) messo in consultazione dal Consiglio di Stato – Sono molte le puntuali modifiche proposte per migliorare il documento e rendere gli interventi e i cambi di destinazione degli edifici interessati più flessibili
©Chiara Zocchetti
Red. Ticino&Svizzera
03.02.2026 06:00

L’ALPA, in rappresentanza dei 198 Patriziati ticinesi, ha preso posizione sul recente aggiornamento del PUC-PEIP, il Piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti che, in soldoni, è lo strumento urbanistico con cui il Cantone regola l’uso del suolo (fuori zona edificabile) dove si trova buona parte dei rustici. Un aggiornamento – messo in consultazione lo scorso novembre dal Dipartimento del territorio – che, ricordiamo, si è reso necessario per due motivi: alla luce del nuovo quadro giuridico federale (con la seconda fase della revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio), ma anche per via dell’esito dei numerosi ricorsi legali che si sono consumati al Tribunale federale nell’ultimo decennio. E un aggiornamento che, ci aveva spiegato il direttore del DT Claudio Zali, non rappresenta una rivoluzione, ma consentirà, in estrema sintesi, di codificare e formalizzare nella legge alcuni alleggerimenti rispetto alla sua versione attuale. Ora, appunto, in questo contesto ha preso posizione l’ALPA, l’Alleanza patriziale ticinese, un’associazione che per sua natura è molto interessata alla tematica visto che i Patriziati sono proprietari del 70% del territorio cantonale dove, va da sé, si trovano molti rustici.

Dalla quota alla fossa settica

L’ALPA, quale premessa, spiega che l’aggiornamento di tale documento «appare imprescindibile per introdurre una maggiore flessibilità ed incentivare efficacemente il recupero del patrimonio dei rustici». Da sempre, infatti, l’Alleanza, così come i proprietari di rustici, chiedono alle autorità (cantonali e federali) di promuovere una flessibilità normativa più importante per consentire la ristrutturazione dei rustici.

E in questo senso, rispetto all’aggiornamento proposto dal Dipartimento del territorio, l’ALPA ha avanzato una serie di puntuali modifiche e osservazioni mirate, «volte a ottimizzare il PUC-PEIP».

La prima proposta riguarda i «limiti di quota», ovvero il fatto di escludere dal PUC-PEIP (e dunque dalla possibilità di intervenire sui rustici) gli alpeggi d’alta quota. Per l’Alleanza, infatti, «il valore di un manufatto non dipende dall’altitudine, ma dalla sua testimonianza architettonica e culturale». In tal senso si appella al Governo affinché corregga questa «anomalia», eliminando di fatto i limiti di quota.

Un’altra richiesta, poi, riguarda l’estensione del perimetro del PUC-PEIP, poiché l’ALPA è dell’avviso che ancora troppi rustici restino tagliati fuori dalle possibilità concesse dal Piano d’utilizzazione cantonale. E in tal senso chiede al Governo di considerare con attenzione le puntuali richieste che giungeranno da Enti pubblici o privati.

L’Alleanza, poi, spiega di accogliere con favore il superamento del principio di «immutabilità sostanziale dell’aspetto esterno e della struttura» in favore di un approccio volto alla «conservazione delle caratteristiche essenziali dell’edificio e del suo contesto». Un cambiamento che, scrive l’ALPA, «rappresenta una svolta metodologica centrale, che va colta e valorizzata appieno», anche perché concede, appunto, maggiore flessibilità. Nonostante ciò, scrive ancora l’Alleanza, «ci sono ancora margini nell’apparato normativo per davvero incentivare le procedure di ripristino dei rustici, sia per un restauro conservativo che per – soprattutto – dei cambiamenti di destinazione». In tal senso, dunque, l’ALPA avanza una serie di proposte mirate all’indirizzo del Dipartimento per migliorare in maniera puntuale il documento. Ad esempio, viene chiesto di concedere il cambio di destinazione anche per gli edifici della categoria «1c», ossia quelli classificati come «oggetto culturale». Viene inoltre chiesto, per citare un altro esempio, di considerare la possibilità di permettere la ricostruzione di edifici diroccati quando questi «sono ancora ben riconoscibili». Oppure, al capitolo «facciate e aperture», viene chiesto di concederle quando sono necessarie per la funzionalità del nuovo utilizzo. Tra le varie considerazioni, poi, viene considerato «sproporzionato» l’obbligo delle fosse settiche a tre camere.

Insomma, l’aggiornamento come detto è «imprescindibile», ma allo stesso tempo rispetto alla versione proposta dal Governo, l’ALPA intravvedere parecchi aspetti migliorabili per un documento che, ricorda l’Alleanza, scrive oggi il futuro del territorio fuori zona edificabile.

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