Svizzera

Le scorte di petrolio basteranno: «Non interveniamo sui prezzi»

Le autorità federali assicurano che «la guerra in Iran non incide sull'approvvigionamento» – In caso di crisi duratura, però, potrebbe esserci il razionamento di benzina e diesel – Alcune regioni sono più esposte di altre: «Per il gas è il Ticino meridionale, rifornito esclusivamente dall'Italia»
©Gabriele Putzu

«Ci sono tanti modi per risparmiare elettricità: spegnere il computer quando non serve, spegnere le luci oppure fare la doccia in due anziché da soli». Nel settembre del 2022, il consiglio, tra il serio e il faceto, della «ministra» dell’Energia Simonetta Sommaruga aveva fatto il giro di tutta la Svizzera. Quattro anni fa, a seguito dell’invasione russa in Ucraina e della conseguente crisi energetica, la parola dell’anno era infatti «penuria». Oggi, con le gravi tensioni attorno allo stretto di Hormuz, la situazione non appare rosea sui mercati petroliferi.

In Asia e in vari Paesi d’Europa si sta correndo ai ripari per ridurre i consumi energetici. E in Svizzera? «Attualmente l’approvvigionamento della Svizzera di tutti i prodotti petroliferi rimane garantito», spiega al Corriere del Ticino Thomas Grünwald, portavoce dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese (UFAE), aggiungendo che la situazione è costantemente monitorata. Per il momento, dunque, non è in vigore né è prevista alcuna misura.

Non siamo nel 2022

Le scorte obbligatorie di benzina, diesel e olio da riscaldamento coprono il fabbisogno medio svizzero di quattro mesi e mezzo, mentre quelle di cherosene - tra cui il carburante per gli aerei - di tre mesi.

La Confederazione interviene solamente nel caso in cui l’economia non sia più in grado di garantire l’approvvigionamento. Sono infatti le imprese interessate a dover costituire e gestire le scorte, mentre Berna ne autorizza l’utilizzo. Ad esempio, la Svizzera ha partecipato alla liberazione collettiva di scorte di prodotti petroliferi da parte dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) nel marzo del 2022. Oggi, almeno per il momento, non è il caso: «La guerra in Iran non incide affatto sull’approvvigionamento quantitativo di beni o servizi di importanza vitale in Svizzera», indica l’UFAE. Anche per i prodotti petroliferi, le merci sono disponibili per il mercato svizzero e «tutte le modalità di trasporto sono utilizzabili senza restrizioni».

Non ci sono gli strumenti

L’AIE, lo scorso 11 marzo, ha invitato i propri Stati membri a liberare volontariamente riserve strategiche di petrolio per metterle a disposizione del mercato e compensare l’interruzione dell’approvvigionamento dovuta alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. L’appello mira a contrastare l’aumento dei prezzi. Tuttavia, «trattandosi di un’azione collettiva volontaria e dato che l’approvvigionamento in Svizzera è attualmente garantito, la Svizzera non dispone al momento di una base legale per liberare le scorte obbligatorie», sottolinea l’UFAE.

L’idea di intervenire sui prezzi, invece, non è nelle corde delle autorità. «L’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese ha il mandato legale di intervenire in caso di carenza di beni o servizi di prima necessità. Non dispone tuttavia di strumenti per influenzare l’andamento dei prezzi», sottolinea il portavoce.

Prima gli appelli

Ma quali sono le misure relative al petrolio? Oltre all’utilizzo delle scorte obbligatorie, il Consiglio federale può agire sulla domanda. Si inizia dunque con appelli al risparmio energetico volontario (tra cui incentivare l’uso dei trasporti pubblici o il “car pooling” per consumare meno carburante).

Il Governo, però, può «ordinare misure più incisive, come ad esempio la riduzione del limite di velocità, che contribuiscono anch’esse a ridurre il consumo di carburante», spiega il portavoce dell’UFAE. Ad esempio, in caso di crisi duratura, potrebbe anche essere possibile il razionamento di benzina e diesel. «Determinati gruppi di veicoli, come quelli di emergenza, sono esclusi dal razionamento».

«Nessun segnale di penuria»

La crisi, tuttavia, potrebbe toccare singole parti del Paese e non l’intera Svizzera. «A seconda della fonte energetica, esistono differenze tra le regioni dovute a fattori geografici e logistici», spiega Grünwald. Per quanto riguarda il gas, «la zona del Ticino meridionale non è collegata alle altre zone della Svizzera ed è rifornita esclusivamente dall’Italia». Pertanto, in caso di penuria di gas dall’Italia, sarebbe il Ticino a essere maggiormente esposto. Tuttavia, assicurano le autorità federali, «al momento non vi sono segnali in tal senso». I Cantoni, in ogni caso, sono regolarmente in contatto anche sul fronte dell’approvvigionamento.

La provenienza è determinante

Ma perché la Svizzera, a differenza di altri Paesi anche vicini, non teme un contraccolpo? «Per quanto riguarda l’approvvigionamento di beni essenziali che devono essere importati (ad esempio i prodotti petroliferi), la provenienza è un fattore determinante per la disponibilità», ricorda Grünwald, aggiungendo che anche le condizioni contrattuali sono rilevanti. Non a caso, già ora ci sono regioni del mondo (soprattutto in Asia) che soffrono di carenze, poiché dipendono dalle forniture provenienti dalle zone di conflitto in misura maggiore rispetto ad altre regioni.

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