Capitale culturale svizzera

Le ticinesi tornano a casa con l'amaro in bocca, ma guardano al 2033

La Chaux-de-Fonds nel 2027, Aarau nel 2030 – Mario Branda: «C'è delusione, ma siamo fieri del progetto» – Roberto Badaracco: «Collaboreremo ancora»
© KEYSTONE/ANTHONY ANEX
Jenny Covelli
04.06.2026 18:51

Il Ticino è rimasto a bocca asciutta. Aarau sarà capitale svizzera della cultura nel 2030. Eppure il Ticino ci aveva creduto. Erano quattro le città candidate per il titolo di «Capitale Culturale Svizzera 2030»: oltre al capoluogo di Argovia, Thun (Berna) e il nostro cantone, spaccato in due. Da una parte Bellinzona, dall’altra Lugano con Mendrisio e Locarno. Un derby ticinese, perso da entrambe le squadre scese in campo. E che lascia un senso di intenso amaro in bocca. Anche alle due delegazioni, partite in treno dal Ticino poco dopo le 7 alla volta di Berna. All’hotel Bern, a mezzogiorno in punto, l’amara sorpresa: La Chaux-de-Fonds nel 2027, Aarau nel 2030. La Svizzera italiana dovrà aspettare.

Verso il 2033

L’associazione Capitale Culturale Svizzera (CCS) ha precisato che i due dossier del nostro cantone erano «davvero ammirevoli e ottimi». «D’altra parte, abbiamo dovuto scegliere e il potenziale di Aarau ci è sembrato superiore», ha spiegato il presidente Daniel Rossellat, «È stato difficile, tutte e quattro avrebbero potuto essere selezionate. Ma – ha aggiunto – abbiamo molto a cuore i progetti del Ticino. Questo è il motivo per cui, in ogni caso, nel 2033 andremo nella Svizzera italiana». Che cosa significa? «È stato deciso che se entro la fine del 2027 una o più città dalla Svizzera italiana manifesteranno interesse a diventare capitale culturale svizzera, l’edizione 2033 si terrà in un’area urbana sudalpina». Senza aprire le candidature ad altre regioni.

Una magra consolazione per chi nel pomeriggio è risalito a bordo del treno senza un premio. «Penso che nella valutazione siano entrate anche delle dinamiche federali», commenta il vicesindaco di Lugano Roberto Badaracco. «Si va prima in Svizzera francese, nel 2027, poi nella Svizzera tedesca con Aarau. E infine in Ticino, che è un solo cantone e non copre un’intera area. Forse c’è stato questo pensiero nell’ambito di un progetto nazionale». Il capodicastero Sport, cultura ed eventi non chiude la porta a una possibile futura candidatura. «Si tratta di un’occasione unica. Se poi il campo si restringe ancora di più sulla Svizzera italiana, credo che dovremmo farci avanti. Il progetto è molto forte, questo percorso ha rafforzato la collaborazione tra Lugano, Locarno e Mendrisio e mobilitato energie preziose per il futuro della cultura nel nostro cantone. Il lavoro svolto e la visione condivisa costruita in questi mesi continueranno a generare valore per il nostro territorio».

Il sindaco di Bellinzona, fresco di delusione, è più prudente: «Hanno parlato di una "candidatura molto valida" e dobbiamo capire quali punti non hanno convinto la giuria, o lo hanno fatto solo in parte. A quel punto, torneremo a chinarci su una possibile candidatura per il 2033». Mario Branda non nasconde l’amarezza: «Facciamo i complimenti ai colleghi di Aarau, i quali si trovano ora di fronte a una sfida importante che avremmo voluto affrontare noi. Quando si partecipa a un concorso, si spera di vincere. Vedremo se si presenterà un’altra occasione. In ogni caso, abbiamo fatto un lavoro importante, che ha coinvolto moltissime persone. E che ci ha permesso di posare uno sguardo diverso, più profondo, sulla nostra città e regione. A Bellinzona ci sono più di duecento associazioni che si occupano di cultura e che sono state coinvolte. Il territorio è vivo e creativo e questa candidatura ci ha permesso di conoscerlo meglio. Adesso la sfida è riuscire a costruire una rete e garantire un’identità chiara alla nostra città anche dal piano culturale».

Bellinzona rivendica la sua scelta

Eppure il nostro cantone ci è andato davvero vicino. Tony Burgener, vicepresidente dell’associazione CCS, guarda già al 2033: «Siamo fermamente convinti che il Ticino abbia le capacità necessarie. I progetti presentati sono straordinari e il lavoro fatto è enorme. La qualità è altissima». A breve, spiega, sarà organizzato un incontro a Bellinzona e a Lugano per «chiarire alle due città quali punti delle loro candidature presentavano dei rischi che possono essere corretti». Burgener non nasconde che potrebbe apprezzare anche una sorta di «strategia Ticino»: «C’è la possibilità di presentare una candidatura unica, ma quello è un discorso politico e ognuno prende le sue scelte. Il tema Visione da Sud scelto da Lugano con Mendrisio e Locarno era perfetto e potrebbe essere di buon auspicio».

Dal canto suo, Badaracco apre al dialogo: «Ribadisco che secondo me bisognerebbe evitare questa conflittualità ticinese, sarebbe bello avere una candidatura unica che comprenda anche Bellinzona». Branda difende la scelta della Città di «correre da sola»: «Per Bellinzona era importante presentarsi con la sua proposta, con la sua identità, con le persone che animano la città e la nostra regione. La candidatura aveva una sua logica che non vogliamo assolutamente rinnegare. Lugano e Locarno sono due entità già molto affermate sul piano nazionale. Ci siamo presentati come città, come fanno negli altri cantoni, senza il rischio di finire in una sorta di cono d’ombra delle altre. Abbiamo investito in un progetto che aveva un profilo e un’identità, con l’obiettivo di far risaltare le peculiarità, le caratteristiche e i punti di forza di Bellinzona».

Una visione d’insieme

È andata male. Il nostro cantone resta ai piedi del palcoscenico, seduto in platea osserva con l’amaro in bocca le luci che illuminano la futura capitale culturale svizzera, a nord delle Alpi. Ma più consapevole di quello che può e deve fare per usare la cultura come strumento di coesione nazionale. E cantonale. «Questa candidatura ha portato un valore inestimabile per la scena culturale di tutto il cantone», commenta la capadicastero Cultura di Locarno, Nancy Lunghi. «Tre Città hanno finalmente collaborato, invece di competere, mettendo in rete ognuna le proprie competenze e peculiarità per offrire una visione della  cultura ticinese il più completa e plurale possibile. Una preziosa collaborazione che andrà nutrita anche in futuro». Il lavoro svolto in questi mesi, assicura il sindaco di Mendrisio Samuele Cavadini, «lascia un patrimonio di idee e di esperienze che sapremo mettere a frutto nei prossimi anni».

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