«Le transizioni di genere irreversibili sono da vietare per i minorenni»

Non capita sovente che un’iniziativa parlamentare sia firmata da ben 40 deputati. Segno, evidente, che il tema è molto sentito. Oltre che essere molto delicato. Parliamo infatti di un’iniziativa depositata proprio oggi in Gran Consiglio che mira a introdurre in Ticino il divieto di trattamenti ormonali, bloccanti della pubertà e chirurgia a scopo di transizione di genere nei minorenni. Un testo firmato, come detto, da 40 deputati di diversi partiti (primi firmatari Maria Pia Ambrosetti di HelvEthica Ticino, Marco Bertoli del PLR, Giuseppe Cotti del Centro, Alessandro Mazzoleni della Lega, Sergio Morisoli dell’UDC e Amalia Mirante di Avanti con T&L).
Il tema - in particolare quello dei cosiddetti «bloccanti della pubertà» - era già stato sollevato in un’interrogazione del Centro depositata lo scorso gennaio, tramite la quale erano stati posti diversi quesiti al Governo ed era stata avanzata l’ipotesi di introdurre una moratoria per proibire l’utilizzo di questi farmaci ai minorenni. Il Governo, nella sua risposta giunta nel mese di giugno, aveva definito tale ipotesi «inappropriata». E, pur riconoscendo che «l’utilizzo dei bloccanti della pubertà debba essere valutato con rigore e basato sulle evidenze scientifiche più aggiornate», l’Esecutivo aveva rimarcato che, in definitiva, «la decisione rientra nelle competenze del medico curante».
Ora, però, come detto un gruppo di deputati ha deciso di andare oltre. E di tirare dritto, proponendo di vietare qualsiasi trattamento irreversibile. «La presente iniziativa - si legge nel testo dell’atto parlamentare - introduce due nuovi articoli nella Legge sanitaria del Cantone Ticino (...) che mirano a proteggere i minorenni dagli effetti potenzialmente dannosi e irreversibili di trattamenti medici legati alla transizione di genere e al blocco dello sviluppo puberale». Un’iniziativa che - viene inoltre chiarito - «non mira a discriminare né a impedire a chiunque di esprimere la propria identità di genere, bensì a proteggere i minorenni da decisioni che potrebbero compromettere in modo irreversibile la loro salute fisica e mentale».
Negli ultimi anni, scrivono poi i deputati, «in Svizzera e all’estero si osserva un aumento vertiginoso delle richieste di presa a carico medica per transizione di genere in soggetti minorenni che richiedono l’assunzione di bloccanti della pubertà e interventi chirurgici finalizzati alla transizione di genere». A mente degli iniziativisti, «uno dei problemi più gravi legati ai trattamenti di transizione di genere» riguarda proprio «la loro irreversibilità». Anche perché, «in molti casi, adolescenti e giovani adulti che hanno completato la transizione si rendono conto, col passare del tempo, di aver preso una decisione non completamente informata o maturata e, pentendosene, si trovano ad affrontare conseguenze fisiche e psichiche devastanti, incluse condizioni di infertilità che non possono ormai più essere sanate».
Per questi motivi, appunto, l’iniziativa propone «un divieto di principio delle pratiche irreversibili in minorenni, ammettendo eccezioni solo in presenza di rigorose condizioni». Detto altrimenti: la proposta «intende garantire che ogni decisione di questo tipo venga presa soltanto quando la persona interessata abbia raggiunto la piena maturità fisica e psichica a norma di legge, minimizzando così i rischi di pentimento e le conseguenze permanenti che potrebbero derivarne».

