L’ennesima rimonta di Lugano: «La strada è giusta, ma non basta»

Lugano ha concretizzato l’ennesima “remuntada”. A fronte di un Preventivo 2025 da -23,9 milioni di franchi, i conti dello scorso anno si sono conclusi con un avanzo d’esercizio di 23,7 milioni. Un «+48 milioni» che non deve però dare adito a facili entusiasmi. Il debito pubblico si attesta attorno al miliardo di franchi e la Città è chiamata a portare a termine una corposa manovra di rientro, tra risparmi sulla spesa corrente e rivalorizzazioni.
«L'elefante nella stanza»
«Ci sono le premesse migliori per stabilizzare la nostra situazione finanziaria, ma il risultato non deve trarci in inganno», ha ammonito il sindaco Michele Foletti nel suo intervento a Palazzo Civico. «È ottimo a livello di gestione corrente ma ancora insufficiente: dobbiamo ancora indebitarci per portare avanti gli investimenti, importanti per diventare attrattivi a livello internazionale, che la Città ha programmato e il Consiglio comunale ha votato». Insomma, «siamo sulla strada giusta», ma... Ma, gli ha fatto eco il capodicastero Finanze, Marco Chiesa, «sarebbe un errore fermarsi qui. Non è il momento di abbassare la guardia sulla riduzione del debito; non possiamo cedere a facili entusiasmi nell’anno, il 2026, con gli investimenti più alti nella storia di Lugano». Nei campi in cui la Città ha margine di manovra, come le spese per il personale (risparmio di 6,1 milioni) e per beni e servizi (5,8 milioni), «abbiamo fatto un ottimo lavoro», ma il debito pubblico (pari a 1,05 miliardi, ma considerati gli attivi si attesta al netto a 908,9 milioni) «resta l’elefante nella stanza e dobbiamo proseguire su questo percorso di risanamento finanziario». Senza dimenticare che nei prossimi anni la Città dovrà far fronte agli effetti delle due iniziative sulle casse malati e all’abolizione del valore locativo. «Per ogni passo avanti, c’è però il Cantone che ce ne fa fare uno indietro. Vediamo quale sarà l’effetto delle iniziative sulle casse malati. Dicono che la prima fase dovrebbe costare 10 milioni ai Comuni ma mi sembra una stima molto ottimistica». A questo proposito il Centro, in una nota stampa, ritiene «fondamentale» continuare sulla via del risanamento, «contenendo il più possibile le uscite, al fine di mantenere un buon livello di investimenti. Anche perché purtroppo è assai probabile che le disastrate finanze cantonali porteranno il Consiglio di Stato per l’ennesima volta a cercare di riversare costi e compiti sui Comuni».
I rapporti con il Cantone
E proprio a proposito degli investimenti della Città (il PSE e la Città della Musica, per citarne alcuni), rimane ancora sul tavolo la questione dei contributi di centralità, ossia la possibilità di chiamare alla cassa i «vicini di casa» per far fronte ai costi di gestione e organizzazione di strutture e manifestazioni d’interesse regionale. Lo scorso anno, diversi comuni – Origlio, Capriasca, Sorengo e Cadempino – si erano detti disposti a parlarne e nel frattempo è stata presentata un’iniziativa parlamentare interpartitica (primo firmatario il democentrista Alain Bühler). Sono stati fatti dei progressi? «I Comuni della cintura hanno mostrato apertura, ma a condizione che quanto pagato venga dedotto dai contributi di livellamento», ha spiegato Foletti. La palla è quindi a maggior ragione nel campo del Cantone, ma una fumata bianca appare lontana. «Oggi sono più i Comuni che incassano di quelli che pagano. È un sistema disincentivante, che invita a non fare nulla per migliorare tanto i soldi li ricevi lo stesso», ha rilevato il sindaco. Lugano paga oltre 20 milioni per il livellamento e 30 per le case per anziani: «Se le gestissimo in autonomia risparmieremmo 20 milioni...». Per Foletti, «il grosso problema della riforma Ticino2020 è questo: il Cantone non ha voluto portare avanti un sistema incentivante, a favore di un utilizzo più efficace delle risorse pubbliche».
Un po’ di cifre
Il risultato ottenuto a Preventivo, quel «+23,7» milioni alla voce «avanzo di esercizio» è stato ottenuto anche grazie all’indotto (anticiclico) del trading, a dei risparmi nell’ordine di una decina di milioni e al… Castagneto, bene pubblico che rientra nel piano delle rivalorizzazioni di Lugano. Per venderlo, la Città ha dovuto trasformarlo da bene amministrativo (valore contabile di zero) a bene patrimoniale (10,8 milioni). Ma non solo: citiamo per esempio 23,3 milioni di franchi derivanti da sopravvenienze d’imposta eccezionali (13,5 riferiti alle persone fisiche e 9,8 alle persone giuridiche); 6,3 milioni dovuti a imposte suppletorie, imposte alla fonte e imposte speciali e, come detto, minori spese per il personale e per beni e servizi. La Città prosegue intanto sulla via del risanamento finanziario. I lavori del Comitato di risanamento continuano e a breve il Municipio riceverà aggiornamenti sul programma di lavoro che ha l’obiettivo di riformare la spesa pubblica per contrastare l’aggravio di oneri conseguente alle decisioni popolari del 28 settembre 2025. Detto del Castagneto, che si appresta ad essere ceduto non appena verrà ultimato il relativo messaggio municipale e la variante di Piano regolatore crescerà in giudicato, si registrano novità sempre nell’ambito delle rivalorizzazioni (cessione di beni pubblici per finanziare gli investimenti): nelle prossime settimane inizierà la negoziazione per la cessione del sedime e sede dell’USI. La Città prevede di incassare (nel 2029) quasi 74 milioni di franchi. Nel frattempo ci sono state più manifestazioni di interesse per gli altri beni oggetto di rivalorizzazioni (come per esempio il palazzo di via della Posta).


