L’impasse sulla Stazione irrita, e non poco, la Città

«C’è grande delusione nei confronti di un partner istituzionale che non collabora per il successo di questo comparto». Le parole della municipale e capodicastero Sicurezza e spazi urbani, Karin Valenzano Rossi, riassumono tutta l’irritazione che dalla Città filtra nei confronti delle FFS. Il motivo? L’impasse nell’accordo tra la SUPSI e le Ferrovie che sbloccherebbe un tassello essenziale dell’intero progetto: il nodo intermodale sul piazzale ex Pestalozzi, dove sono recentemente iniziati i lavori.
Parliamo di uno dei punti chiave del progetto. E lo è anche che cosa ci verrebbe costruito sopra. Da anni, l’auspicio della Città è evitare di dover posare una copertura provvisoria da 6,5 milioni di franchi. Un’alternativa c’è, ma il tempo stringe: realizzare un edificio di cinque piani destinato alla formazione, con la SUPSI quale unico papabile occupante. Come noto, la Scuola universitaria professionale vorrebbe installarsi in stazione con un edificio sopra il nodo intermodale (sottoscrivendo con la Città un diritto di superficie), e con un altro nel comparto ex Latteria (vicino a dove sorgerà il futuro tunnel Genzana), terreno che le verrebbe ceduto o dato in diritto di superficie dalle FFS. Ma c’è un ma: nell’approvare il Piano regolatore del comparto della stazione, a inizio 2024, il Governo aveva apportato alcune correzioni, riducendo per esempio l’altezza delle future costruzioni (una su tutte, l’ex Posta all’incrocio fra il piazzale di Besso e via Basilea) e bocciando alcune proposte di edificazione su via Basilea. Correzioni che toccano anche terreni di proprietà dell’ex Regia federale – la quale non aveva ricorso –, vicino al vecchio passaggio a livello. Da allora le trattative non sono avanzate, complici anche i ricorsi di alcuni privati sia sulla variante pianificatoria StazLu2, sia sulla TriMa. Ricorsi tuttora pendenti al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) ma per i quali – ci torneremo più avanti – potrebbero esserci novità nei prossimi mesi. Nel frattempo, la Città si è cautelata con un piano B: «Abbiamo chiesto di approfondire un’alternativa alla copertura provvisoria, ossia una copertura verde che si aggancia al Parco Lucerna. L’obiettivo rimane sempre quello di evitare di spendere soldi inutilmente, ma visto che le FFS sembrano non voler collaborare, ci portiamo avanti». Se provvisoria deve essere, almeno sia bella da vedere, è in sostanza il pensiero di Palazzo Civico.
Un PR vincolante
La municipale luganese, interpellata dal Corriere del Ticino, si dice molto dispiaciuta per l’impasse. A suo dire, si sarebbe potuti iniziare a discutere sulla base di due scenari: l’accoglimento o il respingimento dei ricorsi, «in modo da non farci trovare impreparati al momento della decisione del TRAM». Come Città, precisa, «siamo sempre stati a disposizione per promuovere un dialogo e per sensibilizzare sulla necessità di trovare un accordo. È un peccato – prosegue –. In altre stazioni svizzere, le scuole universitarie professionali si insediano nei comparti delle stazioni». Per la Città, la speranza non è tramontata definitivamente ma, precisa Valenzano Rossi, «il Piano regolatore ex Latteria prevede solo contenuti universitari o formativi. Se dovesse saltare tutto, il rischio - anche per FFS - è di ritrovarsi con un terreno vuoto e senza edificazione sopra il nodo intermodale, e soprattutto senza SUPSI nel comparto. Davvero incomprensibile l’atteggiamento di FFS».
Un trasloco parziale a Manno
Da noi contattata la SUPSI ha fatto sapere di restare «in attesa che il Tribunale cantonale amministrativo si pronunci sui ricorsi presentati sulle varianti dei piani regolatori TriMa e StazLu». L’esigenza di spazi per la Scuola universitaria professionale è un dato di fatto: per rispondere alle attuali esigenze, il prossimo anno verrà trasferito parte di un dipartimento nello stabile Suglio Park, in costruzione a Manno.
Una decisione a breve?
Insomma, non rimane che attendere la sentenza della Corte cantonale per capire se questa intricata matassa potrà essere sbrogliata. A questo proposito, Il TRAM ha confermato al Corriere del Ticino che il doppio scambio degli allegati è concluso e le pratiche sono attualmente all’esame del Tribunale. Quanto alle tempistiche, premesso che è sempre molto difficile dare un’indicazione certa, «riservate eventuali necessità istruttorie, l’emanazione delle sentenze dovrebbe avvenire indicativamente per l’inizio dell’autunno».



